Alimentazione e fabbisogni nutrizionali del Norvegese delle foreste

Foto: Mezuah · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Una crescita lunga, non una crescita doppia
La taglia grande e lo sviluppo lento fanno pensare a razioni fuori scala, ed è l’errore più diffuso con questa razza. Il norvegese non ha bisogni diversi da quelli di ogni altro gatto, che resta un carnivoro stretto e ha bisogno di proteine animali, taurina, acido arachidonico e vitamina A già formata. Quello che cambia è la durata della crescita, non la sua intensità: il fabbisogno resta quello di un gattino, spalmato su un periodo più lungo del solito.
I numeri delle linee guida AAHA e AAFP sulle fasi di vita aiutano a non sbagliare l’ordine di grandezza: circa 200 kcal per chilo di peso al giorno a dieci settimane e circa 80 kcal per chilo a dieci mesi. La stessa quantità che va benissimo a tre mesi diventa eccessiva a otto, e la sterilizzazione abbassa ulteriormente la richiesta. Le stesse linee guida indicano quel momento come l’occasione giusta per rivedere la razione con il veterinario, prima che il peso cominci a salire.
Il peso vero sotto un mantello che nasconde
Su un gatto semilungo la valutazione a occhio non funziona: gorgiera e culotte coprono tutto, e un norvegese in sovrappeso sembra semplicemente imponente. Il punteggio di condizione corporea va fatto con le mani, cercando le coste sotto una copertura sottile, la vita vista dall’alto e il profilo dell’addome. Le linee guida considerano sovrappeso un punteggio di sei o sette su nove e obeso un punteggio da otto in su, e su questa razza la differenza si sente al tatto molto prima che si veda.
Il secondo strumento è la bilancia, una volta al mese, con il dato annotato. Un aumento del cinque per cento non si vede, ma si legge, e intercettarlo presto evita la trafila descritta a proposito del gatto grasso. Il sovrappeso pesa doppio in un gatto grande, perché carica articolazioni già impegnate dalla mole e complica ogni problema ortopedico, displasia dell’anca compresa. Un calo di peso in un gatto che mangia normalmente, al contrario, è motivo di visita.
Acqua, umido e il pelo che finisce nello stomaco
Il gatto ha una sensibilità alla sete bassa e compensa male una dieta esclusivamente secca. Alzare la quota di alimento umido è il modo più semplice per far entrare acqua senza chiedere collaborazione, e in una razza che ingerisce molto pelo leccandosi conta anche per il transito intestinale. È il nodo del confronto fra crocchette o umido, che si decide sul singolo gatto e non su una regola generale valida per tutti.
Sull’acqua da bere restano le regole di sempre: ciotole larghe e basse, lontane dalla lettiera e dal cibo, più punti di abbeverata distribuiti in casa. Molti gatti preferiscono l’acqua in movimento e una fontana Catit Pixi da 2,5 litri aumenta il numero di volte in cui si fermano a bere. Un gatto che improvvisamente beve molto più del solito va portato dal veterinario, perché la sete aumentata è uno dei primi segni di malattia renale e di diabete.
Distribuire il cibo invece di riempire la ciotola
Le linee guida AAHA e AAFP suggeriscono di dividere la razione in piccole porzioni distribuite in punti diversi della casa e di usare mangiatoie a rompicapo, in modo che il gatto attivi la ricerca prima del consumo. Per un norvegese, che è un gatto tranquillo e portato a fare poco in appartamento, questa è una delle poche leve che aumentano il movimento quotidiano senza bisogno di presenza costante. Una ciotola sempre piena unisce due difetti, la noia e le calorie in eccesso.
Si comincia in modo grezzo, spargendo parte della razione secca su un pavimento pulito o nascondendola dentro scatole di cartone e in un tunnel pieghevole da 130 cm, e si passa poi a strumenti dedicati. Le stesse linee guida ricordano che i gatti preferiscono mangiare da soli in un posto tranquillo, quindi i punti di somministrazione vanno tenuti lontani dai passaggi. In una casa con due gatti questo evita anche che il più lento resti indietro.