Cura del pelo e salute del Norvegese delle foreste

Foto: Mezuah · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Il doppio mantello e perché non si tosa
Lo standard FIFe descrive un sottopelo lanoso coperto da un pelo di guardia lungo, ruvido, lucido e impermeabile. Sono due strati con funzioni diverse: quello esterno respinge l’acqua, quello interno trattiene aria e calore. Tosare un norvegese significa togliere lo strato impermeabile e lasciare il sottopelo esposto, con il risultato di un gatto che si bagna più facilmente e che ricresce con pelo di qualità peggiore. Si tosa solo per indicazione veterinaria, per esempio davanti a nodi impossibili da sciogliere.
La manutenzione normale è meno pesante di quanto la mole del mantello faccia temere: due passaggi alla settimana con un pettine a denti larghi seguito da una spazzola per cani e gatti bastano nei mesi tranquilli. I punti che si annodano sono sempre gli stessi, dietro le orecchie, sotto le ascelle, sui fianchi e nelle culotte posteriori. Un nodo va aperto con le dita e con il pettine, mai tagliato alla cieca con le forbici, perché la pelle sottostante viene su insieme al pelo.
Nella muta il ritmo cambia. Il mantello invernale, gorgiera compresa, viene perso in modo massiccio, e in quelle settimane serve un passaggio quotidiano se non si vuole ritrovare il pelo ovunque e boli di pelo in aumento. Il gatto ne ingerisce molto leccandosi, quindi vale la pena aumentare le occasioni di bere con una fontanella in acciaio inox da 2,6 litri e tenere d’occhio i boli di pelo, che qui non sono un dettaglio estetico.
Glicogenosi di tipo IV: il test che va chiesto sempre
La glicogenosi di tipo IV è la malattia ereditaria che identifica questa razza, ed è finora descritta solo nel norvegese delle foreste. Dipende da un riarrangiamento complesso del gene GBE1, che rende difettoso l’enzima ramificante del glicogeno: lo zucchero non viene immagazzinato in modo utilizzabile e si accumula in forma anomala in muscolo, fegato e neuroni. La trasmissione è autosomica recessiva e servono due copie della variante perché un gattino sia affetto; i portatori sono del tutto normali.
Il quadro clinico ha due facce. Nella forma più comune i gattini nascono morti o muoiono poco dopo il parto, con ogni probabilità per ipoglicemia, e la cucciolata sembra semplicemente sfortunata. Nella forma rara a esordio tardivo il gattino cresce normalmente fino a quattro o cinque mesi, poi compaiono febbre, tremori muscolari, arresto della crescita e un deterioramento neuromuscolare progressivo che coinvolge anche il cuore, quasi sempre fatale entro il primo anno e mezzo di vita.
La parte utile è che tutto questo si previene con un tampone buccale. Il test restituisce tre esiti, N/N normale, N/GSD portatore, GSD/GSD affetto, e due portatori accoppiati fra loro producono in media un quarto di gattini malati. Dal 2008 esiste un programma di salute dedicato che raccoglie i risultati dei riproduttori. Chi cerca un cucciolo deve chiedere i referti di entrambi i genitori: è la domanda più importante di tutta la trattativa, molto più del colore.
Displasia dell’anca, un problema che si vede tardi
La displasia dell’anca esiste anche nel gatto, dove è meno nota che nel cane e per questo diagnosticata in ritardo. La rassegna pubblicata sul Journal of Feline Medicine and Surgery riporta una prevalenza più alta nei gatti di razza rispetto ai comuni a pelo corto, con il maine coon come razza più studiata. Il norvegese, gatto pesante e di ossatura robusta, rientra fra le razze per cui la radiografia di controllo dei riproduttori ha senso, anche se i dati raccolti sono meno numerosi.
I segni sono sfumati e vengono attribuiti al carattere: un gatto che smette di saltare non è un gatto pigro. La stessa rassegna elenca inattività, zoppia posteriore, difficoltà a saltare e a fare le scale, andatura raccolta e riluttanza ad accovacciarsi per defecare. La diagnosi è radiografica, non clinica, e la gestione passa da controllo del peso, superfici non scivolose, gradini intermedi verso i punti alti e terapia del dolore, con le stesse logiche descritte per l’artrosi del gatto.
Cuore e globuli rossi: due controlli in più
Il Cornell Feline Health Center include il norvegese delle foreste fra le razze in cui la cardiomiopatia ipertrofica si osserva più spesso. La parete del ventricolo sinistro si ispessisce e il cuore lavora peggio; molti gatti restano senza sintomi per anni, altri arrivano con respiro rapido o a bocca aperta, apatia o paralisi degli arti posteriori da tromboembolismo. L’esame è l’ecocardiografia, da ripetere nel tempo, dopo aver escluso ipertensione e ipertiroidismo che danno un quadro simile.
La seconda voce è la deficienza di piruvato chinasi, un difetto enzimatico dei globuli rossi che la UC Davis segnala anche in questa razza. Produce un’anemia emolitica intermittente, con letargia, debolezza, calo di peso, ittero e addome ingrossato, a un’età di comparsa variabile. Anche qui esiste un test genetico su tampone, e anche qui serve a non accoppiare due portatori. Sono controlli che non allungano da soli quanto vive un gatto, ma spostano il rischio dove si può gestire.