Origine e storia del Sokoke

Foto: SHD (Wikipedia English) · CC BY-SA 2.5 · via Wikimedia Commons
Il gatto della foresta di Arabuko Sokoke
Il Sokoke prende il nome dalla foresta di Arabuko Sokoke, sulla costa del Kenya, ed è una razza naturale nel senso più stretto del termine: nessuno l’ha progettata, esisteva già. La popolazione di partenza è quella dei gatti liberi della zona di Watamu, che la gente del posto conosceva da generazioni con il nome locale di khadzonzo. La selezione l’ha fatta l’ambiente, non un allevatore: caldo umido tutto l’anno, prede piccole e la necessità di arrampicarsi bene per procurarsele.
Da quelle condizioni derivano i tratti che lo standard descrive ancora oggi. La struttura è lunga e magra ma muscolosa, le zampe posteriori sono più lunghe delle anteriori e portano a un’andatura caratteristica, quasi in punta di piedi, il pelo è cortissimo, aderente e lucido con poco o nessun sottopelo. Sono soluzioni per il caldo e per il movimento, non scelte estetiche, e vanno tenute presenti quando si porta questo gatto in un appartamento italiano, dove il clima è tutt’altro: d’inverno una amaca da termosifone diventa un accessorio quasi obbligato.
1978: Jeni Slater e l’African Shorthair
Il programma di allevamento comincia nel 1978 con Jeni Slater, allevatrice di cavalli e illustratrice naturalista che viveva sulla costa keniota. La FIFe racconta che usò gatti trovati dentro e attorno a Watamu, alcuni cresciuti da cuccioli, altri attirati dalla popolazione libera adulta con il cibo. Il primo nome scelto fu African Shorthair, che descriveva bene le origini ma diceva poco della specificità del gruppo. Non si trattava di gatti selvatici, ma di gatti domestici di una popolazione locale antica.
È una distinzione che vale la pena ribadire, perché il Sokoke viene spesso presentato come un ibrido con qualche felino africano, come accade al Bengala o al Savannah. Non lo è. Non c’è nessuna specie selvatica nel suo pedigree, il che significa anche che non ha i problemi di gestione, di fertilità e di temperamento che si accompagnano alle razze ibride di prima e seconda generazione. È semplicemente un gatto domestico venuto da un posto dove nessuno era andato a cercarlo prima.
Danimarca 1983: la Old Line e la New Line
Nel 1983 Gloria Moeldrop, amica di Slater, porta con sé in Danimarca una coppia di riproduttori, e nel 1984 i primi soggetti vengono presentati a Copenaghen. Sono i fondatori di quella che gli allevatori chiamano oggi la Old Line. Negli anni successivi Moeldrop importa altri gatti dal Kenya per rinforzare la base europea, un lavoro necessario perché partire da due soli soggetti avrebbe chiuso il pool genetico nel giro di poche generazioni.
La seconda ondata arriva molto più tardi. La politica di allevamento del GCCF ricorda che nel 2001 viene individuata una nuova colonia in Kenya e che nel 2002 due di quei gatti, Genet e Mara, vengono introdotti in Svezia: è la New Line. Le due linee restano la base di tutto quello che esiste oggi in Europa, e la loro combinazione è ancora lo strumento principale con cui gli allevatori tengono sotto controllo la consanguineità di una razza numericamente minuscola.
Che cosa dice il DNA
Le analisi genetiche condotte sui gatti dell’Africa orientale hanno collocato il Sokoke in modo netto: i gatti maculati delle strade del Kenya orientale, quelli dell’arcipelago di Lamu e i Sokoke standardizzati risultano tutti strettamente imparentati fra loro, e il gruppo appartiene alla ramificazione dei gatti domestici asiatici, con progenitori riconducibili al gatto selvatico arabo. Il Sokoke è geneticamente asiatico, per quanto sia arrivato a noi da una foresta africana, ed è una delle stranezze più eleganti della genetica felina.
La razza è riconosciuta dalla FIFe dal 1994, mentre il GCCF britannico l’ha ammessa in via preliminare più di recente e la TICA la registra in una classe dedicata alle razze nuove. Chi la sceglie oggi deve mettere in conto numeri piccolissimi, liste d’attesa lunghe e quasi sempre un’importazione. Nel frattempo vale la pena preparare la casa in verticale, perché è un arrampicatore vero: un albero per gatti da 143 cm è il primo acquisto sensato, prima ancora della lettiera.
Un’ultima nota sulle aspettative di vita. Su una razza con questi numeri non esistono casistiche veterinarie ampie, quindi le cifre che circolano sono stime costruite su pochissimi soggetti e vanno prese per quello che sono. I dati affidabili sulla longevità del gatto arrivano dalle banche dati cliniche e sono riassunti in quanto vive un gatto. Per il resto valgono le regole di sempre, comprese quelle su come organizzare il gatto in appartamento.