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Curiosità e aneddoti sul Sokoke

Sokoke dal manto marmorizzato all'aperto

Foto: SHD (Wikipedia English) · CC BY-SA 2.5 · via Wikimedia Commons

Una razza che porta il nome di una foresta vera

Arabuko Sokoke non è un’invenzione da catalogo: è la più grande foresta costiera rimasta dell’Africa orientale, in Kenya, un’area protetta nota agli ornitologi per specie che non esistono altrove. Il gatto che ne porta il nome viene da lì attorno, dalla zona di Watamu, e la gente del posto lo chiamava khadzonzo molto prima che qualcuno pensasse a registrarlo. La razza esisteva prima di avere un nome, come capita a tutte le razze naturali.

Il primo nome ufficiale, African Shorthair, è stato poi sostituito proprio per legare l’animale al luogo. È un caso raro in cui il marketing di razza racconta qualcosa di vero, perché la foresta esiste, la popolazione felina di partenza pure, e il legame fra le due cose è documentato. Molto più spesso, con altre razze, i nomi esotici servono soltanto a giustificare un prezzo, e conviene sempre verificare se dietro il nome ci sia un posto reale.

L’andatura in punta di piedi e il tabby africano

Due tratti rendono il Sokoke riconoscibile a colpo d’occhio. Il primo è l’andatura: le zampe posteriori più lunghe delle anteriori, con l’angolazione descritta dallo standard FIFe, producono un passo che gli allevatori chiamano in punta di piedi, elastico e leggermente proteso in avanti. È una caratteristica funzionale, legata alla capacità di arrampicarsi e di scattare, non un vezzo selezionato per l’esposizione, e si nota soprattutto quando il gatto cammina lentamente su una superficie stretta.

Il secondo è il disegno del mantello. Il tabby marmorizzato di questa razza ha i tipici motivi a ostrica ma con il centro dall’aspetto vuoto, e i peli agouti attraversano anche le zone di disegno pieno, creando l’effetto sale e pepe che gli è valso il nome di tabby africano. Nessun’altra razza ha questa combinazione, ed è il motivo per cui lo standard FIFe assegna al colore e al disegno il punteggio più alto della scheda.

La razza più rara del mondo

Il primato di rarità non è una formula pubblicitaria ma un dato di registro. Nelle statistiche di allevamento FIFe del 2023 i gattini di Sokoke registrati sono stati due, in un anno che ne ha contati quasi centoduemila in totale, e il GCCF britannico definisce il Sokoke il gatto di razza più raro del mondo. Chi lo cerca deve mettere in conto attese lunghe, viaggi e la necessità di verificare con attenzione i pedigree, oltre a una casa già attrezzata con un albero alto e stabile prima dell’arrivo.

La rarità ha però un rovescio che riguarda il benessere degli animali, non il prestigio di chi li possiede: una popolazione minuscola è una popolazione fragile, esposta alla consanguineità e a qualunque problema sanitario che colpisca una linea. Per questo il lavoro più importante che si fa oggi su questa razza non è estetico ma genetico, e chi acquista un cucciolo partecipa a quel lavoro scegliendo allevamenti che lo prendono sul serio.

Le leggende da ridimensionare

Attorno al Sokoke circolano racconti pittoreschi: che vivesse sugli alberi, che si nutrisse esclusivamente di insetti, che i maschi partecipino all’allevamento dei cuccioli, che abbia una gestazione più breve degli altri gatti. Nessuna di queste affermazioni trova conferma nelle fonti dei registri. Quello che è documentato è che si tratta di un ottimo arrampicatore e che nella zona d’origine cacciava prede piccole, roditori, uccelli e insetti compresi, come farebbe qualunque gatto libero. In casa quell’istinto si sfoga bene con un tunnel pieghevole da 130 centimetri.

Vale la pena diffidare anche delle descrizioni che lo presentano come un mezzo selvatico. È un gatto domestico a tutti gli effetti, sociale e vocale, che comunica moltissimo con chi ci vive: parla più di quanto ci si aspetti, e imparare a distinguere i suoni aiuta a rispondere nel modo giusto invece che a caso. La mappa completa dei versi del gatto, uguale per tutte le razze, sta nella guida ai tipi di miagolio del gatto.

Resta una curiosità vera e verificabile, che chiude il cerchio con la storia della razza: geneticamente il Sokoke non è un gatto africano ma appartiene al gruppo dei gatti domestici asiatici, con progenitori riconducibili al gatto selvatico arabo. Un gatto che sembra il ritratto della savana e che porta il nome di una foresta keniota discende da una linea arrivata dall’altra parte dell’oceano Indiano. L’aspetto non dice la provenienza, e non dice nemmeno il carattere: sul punto vale la pena leggere quanto è intelligente un gatto prima di giudicare dal muso.

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