Educazione e intelligenza del Nebelung

Foto: Nebelung · CC BY 3.0 · via Wikimedia Commons
Osserva, valuta, poi prova
TICA descrive il nebelung come estremamente intelligente, e chi ci vive riconosce subito il modo in cui quella intelligenza si manifesta: davanti a una novità il gatto non si butta, resta a distanza, guarda a lungo, allunga una zampa e solo dopo si avvicina. È il temperamento su cui l’addestramento in positivo funziona meglio, a una condizione. La fretta è l’unico errore grave con un animale che ha bisogno di verificare prima di fidarsi di quello che gli stai proponendo.
Il principio è sempre lo stesso e non cambia con la razza: si rinforza quello che si vuole veder ripetere e si ignora il resto, mai il contrario. Il premio deve arrivare entro un secondo dal comportamento giusto, altrimenti l’associazione non si costruisce, e le sessioni utili durano due o tre minuti. Un gatto che si allontana ha già chiuso la sessione, e insistere serve solo ad associare l’esercizio a una sensazione sgradevole. Il quadro delle capacità reali è in quanto è intelligente un gatto.
Farsi pettinare è l’esercizio numero uno
In una razza a pelo semilungo, accettare il pettine non è un vezzo da esposizione: è una competenza che il gatto userà due volte alla settimana per quindici anni. Un adulto che si oppone non si tiene fermo con la forza, e il risultato è che i nodi si formano, la manipolazione diventa dolorosa e il gatto impara a sparire quando vede lo strumento. Si costruisce da gattino, con passaggi brevissimi seguiti subito da qualcosa di piacevole, allungando di pochi secondi alla volta.
Il metodo pratico è dividere il corpo in zone e lavorarne una sola per sessione, cominciando da dove il gatto accetta di più, di solito la testa e il dorso, e arrivando per ultime alle zone difficili, cioè pancia, ascelle e culotte. Una spazzola con pettine per gatti tenuta a portata di mano in salotto, usata due minuti mentre il gatto è già rilassato accanto a te, vale più di una seduta di venti minuti fatta quando i nodi ci sono già.
Trasportino, visite e manipolazione
Il trasportino va costruito come luogo normale, non tirato fuori dall’armadio il giorno della visita. Si lascia aperto in salotto tutto l’anno, con una coperta dentro, e ci si mettono premi a caso finché entrarci diventa banale; solo dopo si prova a chiudere lo sportello per pochi secondi. Un trasportino rigido con apertura superiore permette anche di lasciare il gatto nella base durante la visita, cosa che con un soggetto diffidente cambia l’esito. Il percorso completo è in il gatto e il trasportino.
L’altro esercizio è farsi maneggiare: toccare le zampe, guardare le orecchie, aprire la bocca, sollevare la coda. Sono gesti che vanno insegnati da gattino, in sessioni di dieci secondi premiate subito e ripetute per settimane, perché il giorno in cui serviranno davvero, per una terapia quotidiana o per un controllo urgente, non ci sarà il tempo di insegnarli con calma. Un gatto abituato si lascia visitare, e un gatto che si lascia visitare riceve diagnosi migliori e più precoci.
Perché la punizione qui costa più che altrove
Sgridare, spruzzare acqua o afferrare il gatto per la collottola non insegna il comportamento alternativo: insegna soltanto che la persona è imprevedibile. In una razza già portata a diffidare e a ritirarsi al primo cambiamento, l’effetto è quello di incrinare il rapporto con la persona di riferimento, che è la cosa più preziosa che questo gatto ha. Le linee guida AAFP e ISFM mettono fra i pilastri di un ambiente sano un’interazione umana positiva, coerente e prevedibile, e la punizione lavora contro quel principio.
L’alternativa è reindirizzare e cambiare l’ambiente. Se graffia il divano, il tiragraffi va messo proprio lì e premiato quando viene usato; se sale sul piano di lavoro, il piano va sgomberato e va offerto un punto alto più comodo accanto; se morde le mani, la mano viene sostituita da un gioco. Si sposta il comportamento, non si spegne, e le ragioni per cui un gatto sceglie un bracciolo invece del palo sono in perché il gatto graffia il divano.