Carattere e convivenza in famiglia del British Longhair

Foto: Fanta3 · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons
Presente nella stanza, non sulle ginocchia
Il carattere è quello del British Shorthair, e non cambia con la lunghezza del pelo. È un gatto tranquillo, poco vocale e molto legato alla routine, che sceglie di stare nella stessa stanza delle persone ma raramente in braccio. Si sistema a un metro di distanza, sul bracciolo o sul pavimento accanto alla sedia, e da lì controlla. Chiede compagnia, non contatto fisico, ed è una distinzione che fa la differenza fra un proprietario soddisfatto e uno deluso.
Anche il modo di essere preso in braccio è tipico. Molti soggetti tollerano il sollevamento per pochi secondi e poi si divincolano, non per fastidio verso la persona ma perché mal sopportano di non avere le zampe appoggiate. Insistere non li abitua, li allontana. Il modo corretto di gestire questa preferenza, e la lettura dei segnali che la precedono, è lo stesso descritto in perché il gatto scappa dopo le coccole.
Il malinteso dell’orsacchiotto
L’aspetto tondo e il pelo folto vendono un’idea che il gatto non conferma. Chi compra un British Longhair immaginando un animale morbido da tenere addosso tutto il giorno si trova davanti un coinquilino educato e piuttosto riservato, e la delusione si scarica quasi sempre sul gatto, che viene giudicato freddo. Non lo è: manifesta l’attaccamento restando vicino, seguendo gli spostamenti e accogliendo alla porta, che nel repertorio felino sono segnali forti quanto le fusa sulle ginocchia.
Vale anche il contrario. Un soggetto che di colpo cerca contatto in modo insolito, che si appiccica, che comincia a impastare a lungo o a stare addosso a una persona che prima ignorava, sta cambiando qualcosa. Un cambio di abitudini è un dato clinico, non un miglioramento del carattere, e in una razza abitudinaria si nota facilmente. Vale la pena annotarlo e portarlo al veterinario al controllo successivo invece di rallegrarsene e basta.
Con bambini, cani e altri gatti
La tolleranza è buona ma passiva: il British Longhair evita più che affrontare. Con i bambini funziona a patto che esista sempre una via di fuga e un posto alto dove non venga seguito, perché un gatto che non graffia subisce più a lungo di uno reattivo. Le regole pratiche, valide per qualunque razza ma qui più necessarie, sono quelle di il gatto e i bambini: niente prese forzate, niente inseguimenti, un adulto presente.
Con altri gatti la convivenza riesce se l’inserimento è graduale, con separazione iniziale, scambio di odori e primi incontri brevi. Un diffusore di feromoni Feliway Classic riduce la tensione di fondo nelle prime settimane senza sostituire la gestione delle risorse, che restano il vero terreno di conflitto: ciotole, lettiere e punti di riposo vanno moltiplicati e distribuiti in stanze diverse, non allineati nello stesso angolo del corridoio, dove il gatto che arriva secondo trova sempre l’altro sulla strada.
Routine, solitudine e giornate lunghe
È una razza che regge le ore da sola meglio di molte altre, e proprio per questo viene lasciata sola troppo a lungo. Un gatto che non protesta non è un gatto che sta bene: l’assenza di richieste è un tratto caratteriale, non un indicatore di benessere. Le linee guida AAFP e ISFM sui bisogni ambientali chiedono interazioni umane positive, coerenti e prevedibili, e la parola che conta è prevedibili, cioè distribuite ogni giorno alla stessa ora.
Il secondo punto è la stabilità dell’ambiente. Traslochi, lavori in casa, cambi di orari e arrivi di nuovi conviventi vengono assorbiti male, con reazioni tipiche fatte di riduzione dell’appetito e lunghi periodi passati sotto un mobile. Un rifugio caldo e chiuso su tre lati aiuta parecchio: una cuccia a ciambella da 50 centimetri in un angolo tranquillo funziona meglio di uno spazio aperto. Un gatto che sparisce sta chiedendo tempo, non attenzioni forzate.