Maobau

Cura del pelo e salute del British Longhair

British Longhair crema a pelo lungo su una mensola

Foto: Fanta3 · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons

Un doppio mantello semilungo chiede una spazzolatura vera

Qui sta la differenza pratica con il British Shorthair, e non è piccola. Lo standard chiede un pelo semilungo, doppio, con sottopelo, che sta staccato dal corpo: è esattamente la combinazione che produce feltro. Il sottopelo si stacca, resta impigliato nello strato superficiale e si compatta nelle zone di attrito, cioè ascelle, inguine, dietro le orecchie, culotte e base della coda. I nodi si formano dove il gatto non arriva, non dove il pelo è più lungo.

Servono due o tre passaggi a settimana con un pettine a denti lunghi che arrivi fino alla pelle, seguito da uno più fitto per rifinire; le spazzole a setole lisciano la superficie e lasciano il problema sotto. Un set pettine e spazzola per gatti è sufficiente per tutta la vita del gatto. Un nodo già formato non si pettina: si apre con le dita o si taglia, e se è vicino alla pelle va fatto dal veterinario, perché la cute felina si lacera con una facilità che sorprende.

Nelle mute stagionali la frequenza raddoppia e per due o tre settimane conviene passare il pettine ogni giorno. È il periodo in cui aumenta anche la quantità di pelo ingerito: qualche rigetto con bolo è normale, un vomito frequente non lo è e va indagato, come spiegato in i boli di pelo nel gatto. Una caduta a chiazze, con croste o pelle arrossata, è un’altra cosa ancora e rientra nelle cause elencate in perché il gatto perde il pelo.

Cardiomiopatia ipertrofica: la razza è fra le predisposte

La cardiomiopatia ipertrofica è la malattia cardiaca più comune del gatto e il gruppo british è fra i predisposti. Uno studio danese pubblicato nel 2011 sul Journal of Veterinary Internal Medicine ha sottoposto a ecocardiografia 329 British Shorthair, trovando la malattia nel 20,4 per cento dei maschi contro il 2,1 per cento delle femmine, con un’età mediana alla diagnosi di 2,7 anni e casi già a dieci mesi. La differenza fra i sessi è enorme e non ha ancora una spiegazione definitiva.

Il ventricolo sinistro si ispessisce, la camera si riduce e per molto tempo non si vede niente: i segni compaiono tardi, sotto forma di respiro affannoso o a bocca aperta, oppure di tromboembolo, con dolore improvviso e paralisi del posteriore. L’ecocardiografia è l’unico esame che identifica la malattia, e in questa razza non è un lusso: lo studio danese raccomanda esplicitamente lo screening ecocardiografico, in particolare nei soggetti usati per la riproduzione.

A differenza di Maine Coon e ragdoll, nel gruppo british non esiste un test genetico validato per la cardiomiopatia ipertrofica. Non c’è quindi una scorciatoia: contano solo le ecocardiografie ripetute dei riproduttori, fatte da un cardiologo e documentate. Un allevatore che risponde che i suoi gatti sono sani perché non hanno soffi sta dicendo qualcosa di irrilevante, perché una parte importante dei gatti malati non ha alcun soffio udibile e i soffi innocenti sono comuni.

Rene policistico: qui il test genetico c’è

Sul rene policistico la situazione si rovescia, perché esiste un test del DNA definitivo. La malattia è legata al gene PKD1, si trasmette in modo autosomico dominante e basta una copia per svilupparla: le cisti sono spesso presenti già prima dell’anno di età, mentre l’insufficienza renale arriva molto più tardi. Il laboratorio di genetica veterinaria della UC Davis elenca il British Longhair fra le razze per cui il test è appropriato, insieme al persiano e alle altre razze con ascendenza persiana.

È un’eredità diretta degli incroci del dopoguerra, la stessa che ha portato in dote il pelo lungo. Il test si fa con un tampone boccale, costa poco e si esegue una volta sola nella vita del gatto; un riproduttore positivo trasmette la variante a circa metà dei figli e non dovrebbe essere accoppiato. Nel gatto già affetto la gestione è quella della malattia renale cronica, con controlli programmati e attenzione all’apporto idrico, come descritto in la malattia renale del gatto; su questo fronte una fontanella da 2,5 litri aiuta più di quanto sembri, perché molti gatti bevono volentieri solo da un flusso in movimento.

Peso, denti e il naso corto

La terza voce del libretto non è ereditaria ma pesa più delle altre: il sovrappeso. In questa razza è così comune da essere quasi la norma, e le conseguenze si scaricano su articolazioni, metabolismo e capacità di pulirsi, che in un gatto semilungo diventa un problema di pelo oltre che di igiene. Un soggetto grasso smette di raggiungere il dorso e la base della coda, e proprio lì il feltro comincia a formarsi senza che nessuno se ne accorga.

L’ultimo punto riguarda il muso. Lo standard chiede un naso corto, largo e diritto con una leggera rientranza, non un muso schiacciato con lo stop marcato: la selezione verso una faccia sempre più piatta esce dallo standard e porta i costi noti della brachicefalia, dal lacrimare continuo alle narici strette al sovraffollamento dei denti. Un gatto che russa da sveglio non è simpatico, respira male. Sui denti resta valido il controllo annuale, perché la malattia parodontale è comune, silenziosa e dolorosa.

Select the fields to be shown. Others will be hidden. Drag and drop to rearrange the order.
  • Image
  • SKU
  • Rating
  • Price
  • Stock
  • Availability
  • Add to cart
  • Description
  • Content
  • Weight
  • Dimensions
  • Additional information
Click outside to hide the comparison bar
Compare