Alimentazione e fabbisogni nutrizionali del British Longhair

Foto: Fanta3 · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons
Il primo anno decide gran parte del resto
Uno studio australiano pubblicato nel 2023 su Frontiers in Veterinary Science ha seguito la popolazione british vista nelle cliniche di base fra il 2008 e il 2017 e ha trovato un dato che meriterebbe di stare in prima pagina: i gatti che superavano i 3,3 chili entro il primo anno di vita avevano una sopravvivenza molto più breve degli altri, con un divario di anni e non di mesi. Il sovrappeso comincia da cucciolo, non a cinque anni.
Questo cambia il modo di ragionare sul gattino. La tentazione, in una razza a crescita lenta e struttura pesante, è lasciare cibo a disposizione perché tanto deve crescere, e il pelo folto rende difficile accorgersi del risultato. La razione va invece pesata fin dall’inizio e ricalcolata a ogni pesata mensile, con correzioni del dieci per cento alla volta. Il metodo completo, per fase di vita, è quello descritto in quanto deve mangiare un gatto.
Quasi un adulto su due è sopra il peso
Lo stesso lavoro australiano ha rilevato che il 47,7 per cento dei british adulti aveva un punteggio di condizione corporea pari o superiore a sei su nove, cioè era in sovrappeso, con un peso medio di 5,8 chili nei maschi e 4,8 nelle femmine e un picco intorno ai nove anni di età. Sono medie di una popolazione già pesante e non vanno usate come obiettivo: l’obiettivo è la forma, non la cifra letta sulla bilancia del veterinario.
In un British Longhair la valutazione visiva non funziona quasi mai, perché il sottopelo e la gorgiera nascondono il profilo. Bisogna usare le mani, sempre negli stessi punti: coste palpabili sotto una copertura sottile, vita percepibile davanti al bacino, addome che rientra guardando il gatto di lato. Le conseguenze di un eccesso stabile, dal diabete all’artrosi alla difficoltà di pulirsi, sono quelle raccolte nella scheda sul gatto grasso.
Dopo la sterilizzazione il conto cambia
La sterilizzazione abbassa il fabbisogno energetico in modo netto, nell’ordine del dieci per cento, e nello stesso momento aumenta l’appetito e riduce l’attività. È il punto in cui la maggior parte dei soggetti comincia a ingrassare, e la contromisura è banale: ridurre la razione subito, il giorno dell’intervento e non quando il problema è già visibile. Rimandare di sei mesi significa dover poi togliere peso a un gatto adulto, che è un lavoro molto più lungo e molto meno riuscito.
La seconda mossa è far lavorare il gatto per il cibo invece di ridurgli soltanto la porzione. Piccole quantità distribuite in punti diversi della casa, mangiatoie a rompicapo, il pasto principale servito subito dopo il gioco: sono accorgimenti che riattivano la sequenza predatoria e occupano le giornate di un animale sedentario. Una palla interattiva a movimento automatico usata poco prima di servire rimette in moto un gatto abitudinario meglio di qualunque crocchetta light.
Acqua, umido e la ciotola sempre piena
Il secco lasciato a disposizione tutto il giorno è l’errore che questa razza paga più delle altre, perché unisce un gatto che si muove poco a un gatto che mangia volentieri. Due o tre razioni pesate al giorno funzionano meglio, e una quota di alimento umido alza l’apporto idrico complessivo, cosa che conta in una razza in cui il rene è già una voce da controllare. Il confronto fra i due formati è in crocchette o umido per il gatto.
Sulle ciotole valgono regole semplici: larghe e basse, lontane da cibo e lettiera, distribuite in più stanze e riempite ogni giorno. Molti soggetti bevono più volentieri da un flusso in movimento, e una fontanella in acciaio da 2,6 litri ha il vantaggio di lavarsi meglio della plastica. Attenzione però al segnale opposto: un gatto che comincia a bere molto più del solito va visitato, perché è uno dei primi segni di malattia renale, diabete e ipertiroidismo.