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Origine e storia del British Longhair

British Longhair crema a pelo lungo su una mensola

Foto: Fanta3 · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons

Il pelo lungo entra nel British per necessità

Il British Longhair non è una razza importata né un ritrovamento fortunato: è il British Shorthair con il mantello semilungo. La variante entra nel patrimonio genetico della razza dopo la Prima guerra mondiale, quando la popolazione britannica di gatti a pelo corto selezionati si era ridotta al punto da rendere necessari incroci esterni, e il persiano fu la scelta più ovvia per struttura e ossatura. Il pelo lungo arriva insieme al tipo, cioè insieme alla testa rotonda e al corpo compatto che oggi definiscono la razza.

Per decenni i gattini a pelo lungo nati da quelle linee sono stati un problema da gestire più che un risultato da mostrare. Venivano iscritti nei programmi di allevamento del persiano oppure ceduti come animali di compagnia, senza registrazione come British. Non erano scarti biologici: erano semplicemente soggetti che non rientravano in nessuno standard scritto, e per questo restavano invisibili nelle genealogie ufficiali pur continuando a comparire, generazione dopo generazione, nelle cucciolate dei migliori allevamenti.

Una razza riconosciuta a metà

Oggi la situazione è cambiata, ma non ovunque allo stesso modo. La FIFe ha riconosciuto il British Longhair nel 2017 e lo giudica con lo stesso standard del British Shorthair, differenziando solo la descrizione del mantello; TICA lo ammette come razza a sé; il GCCF britannico pubblica uno standard of points dedicato. La CFA, invece, non lo elenca fra le razze riconosciute, e chi arriva dal mondo espositivo americano continua a considerarlo una varietà del British Shorthair.

C’è un dettaglio che spiega bene questa ambiguità. La FIFe non lo colloca fra i semilunghi della seconda categoria, dove stanno Maine Coon, norvegese, ragdoll e siberiano, ma nella terza, quella dei gatti a pelo corto, insieme al fratello da cui deriva. La classificazione segue il tipo e non la lunghezza del pelo, ed è un promemoria utile: i confini fra le razze feline sono decisioni amministrative, non fatti di natura, e cambiano a seconda del regolamento.

Per chi cerca un cucciolo la conseguenza è pratica. A seconda della federazione lo stesso gatto può essere registrato come British Longhair, come British variante a pelo lungo o non essere registrabile affatto, e i prezzi seguono più la moda del momento che il valore genetico. L’unica verifica che funziona resta il pedigree, con la federazione che lo ha emesso, i nomi dei genitori e i referti sanitari allegati: senza quei documenti si compra un gatto semilungo generico.

Che cosa chiede lo standard

Lo standard FIFe descrive un gatto da medio a grande, muscoloso e cobby, con torace ampio, spalle e dorso solidi, zampe corte e forti e coda corta e spessa. La testa è rotonda e massiccia, con cranio largo, mento forte e naso corto, largo e diritto con una leggera rientranza. Le orecchie sono piccole e leggermente arrotondate in punta, distanti fra loro; gli occhi grandi, rotondi e ben aperti, nei colori rame, arancio intenso, blu, impari, verde o verde-blu.

La differenza sta tutta nel mantello. Per il British Longhair lo standard chiede un pelo semilungo e doppio, di densità media, con sottopelo, che sta staccato dal corpo invece di aderirvi, con una gorgiera ben sviluppata e una consistenza soda, non lanosa. Il GCCF aggiunge alla descrizione i ciuffi alle orecchie e le culotte. Non è un pelo che scivola come quello del persiano: è un pelo con struttura, e questo cambia il modo in cui si annoda e si perde.

Stessa corporatura, stesso peso, un altro mantello

Tolto il pelo, i due gatti sono lo stesso animale. La struttura è massiccia, l’ossatura pesante, il baricentro basso; i maschi adulti si collocano quasi sempre sopra i cinque chili e le femmine poco sotto, con una crescita che si completa lentamente e che a un anno è ancora incompleta. È una razza che dà un’impressione di solidità più che di agilità, e la corporatura si porta dietro conseguenze concrete su articolazioni, salti e scelta degli accessori.

Il pelo aggiunge un problema in più al proprietario e nessuno al gatto. Un pettine per pelo semilungo passato due volte alla settimana è manutenzione ordinaria, non una gentilezza, e in muta la frequenza raddoppia. Anche le strutture vanno scelte in funzione del peso: un albero per gatti da 112 centimetri con base larga regge meglio di una torre alta e sottile, perché un gatto pesante scende peggio di come sale. Valgono per il resto le regole descritte per il gatto in appartamento.

Sull’aspettativa di vita conviene essere prudenti. I dati britannici del progetto VetCompass indicano per il gatto domestico una speranza di vita media di circa 11,7 anni alla nascita, con valori più bassi nei soggetti di razza e in quelli con un peso lontano dall’ideale. Non esistono cifre affidabili specifiche per il British Longhair, e le medie che circolano negli annunci sono stime di allevatori: il quadro dei numeri veri è raccolto in quanto vive un gatto.

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