Curiosità e aneddoti sul British Longhair

Foto: Fanta3 · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons
Due genitori a pelo corto, un cucciolo a pelo lungo
È la situazione che manda in crisi più allevatori alle prime armi, e ha una spiegazione lineare. Il pelo lungo nel gatto dipende dal gene FGF5 ed è recessivo: servono due copie della variante perché si manifesti. Un British Shorthair portatore ne ha una sola, non lo si vede in alcun modo, e la trasmette a metà dei figli. Due portatori accoppiati fra loro producono in media un cucciolo a pelo lungo su quattro.
Il quadro è un po’ più complicato di così, perché la UC Davis descrive quattro varianti diverse nello stesso gene: tre specifiche di alcune razze e una comune a tutte le razze a pelo lungo. Esiste un test che individua i portatori, e in un allevamento che lavora su entrambe le lunghezze è uno strumento di programmazione, non un lusso. Serve a sapere in anticipo che cosa può uscire da un accoppiamento invece di scoprirlo alla nascita.
Il muso: fin dove si può accorciare
Lo standard FIFe chiede un naso corto, largo e diritto con una leggera rientranza, e un mento forte. Non chiede uno stop marcato né un muso schiacciato, e la differenza non è formale. La selezione verso una faccia sempre più piatta, spinta dalla domanda di gatti dall’aria infantile, porta con sé i costi noti della brachicefalia: lacrimazione che scende sul pelo, narici strette, respirazione rumorosa, denti sovraffollati e in alcuni casi difficoltà nel prendere il cibo dalla ciotola.
Nel British Longhair il problema si somma al pelo. Un muso che lacrima su un mantello semilungo produce macchie e dermatiti nelle pieghe, e richiede una pulizia quotidiana che nessuno mette in conto al momento dell’acquisto. Un tratto estetico che costa al gatto resta un difetto anche quando piace in esposizione, e vale la pena guardare i genitori di profilo prima di innamorarsi di una foto frontale di un cucciolo.
Sembra impermeabile, ma non lo è
Il doppio mantello con sottopelo fitto dà l’impressione di un gatto attrezzato per qualunque clima. In realtà quel pelo resiste allo sporco più che all’acqua, e una volta bagnato in profondità impiega molto tempo ad asciugare, restando freddo e pesante. È una delle ragioni per cui questa razza detesta l’acqua quanto e più delle altre, e per cui un bagno improvvisato in casa è quasi sempre una pessima idea: i motivi generali sono raccolti in perché i gatti odiano l’acqua.
La stessa densità che non protegge dalla pioggia trattiene però benissimo il calore, e in estate diventa un handicap. Un gatto che d’inverno cerca il termosifone e d’estate sparisce sulle piastrelle non sta facendo i capricci: sta gestendo un isolamento che non può togliersi. La contromisura utile non è la tosatura ma la rimozione del sottopelo morto con il pettine, che alleggerisce davvero e riduce anche i nodi che il caldo peggiora.
L’orsacchiotto della pubblicità
Il British Longhair è entrato nell’immaginario come gatto morbido e immobile, un peluche animato buono per le fotografie. È un’immagine che vende, e che produce due danni. Il primo è l’aspettativa sbagliata sul carattere, perché un gatto che non ama stare in braccio delude chi lo ha scelto per quello. Il secondo è più concreto: un gatto immobile non è un gatto sano, e la calma di razza copre spesso un sovrappeso e un’attività ridotta.
Dietro l’immagine c’è un animale ordinario, con il repertorio completo di qualunque gatto domestico. Caccia, esplora, graffia e ha bisogno di superfici adatte messe nei punti giusti: un cartone ondulato reversibile accanto al divano e una protezione adesiva per i braccioli risolvono la maggior parte dei danni all’arredamento, come si vede nella scheda su perché il gatto graffia il divano. Il resto è manutenzione del pelo e controllo del peso.