Gattini e riproduzione del Nebelung

Foto: Nebelung · CC BY 3.0 · via Wikimedia Commons
Un pool genetico piccolo: le domande che contano
In una razza nata da due soggetti e diffusa in poche decine di allevamenti nel mondo, la questione principale non è quale test genetico pretendere, perché non ne esiste uno di razza, ma quanto è ampio il patrimonio genetico da cui viene la cucciolata. Le domande utili sono concrete: qual è il coefficiente di consanguineità dei genitori, quante generazioni indietro si trova un antenato comune, e se e come vengono usati gli incroci ammessi con il russo blu per aprire le linee.
A queste si aggiunge il corredo ordinario, che va chiesto sempre: pedigree rilasciato da un’associazione riconosciuta, libretto sanitario con vaccinazioni e sverminazioni, gattini cresciuti in casa e non in un locale separato, età di cessione rispettata. Un allevatore serio risponde con numeri, mostra i documenti prima che tu debba chiederli e non si offende per le domande: chi si offende sta comunicando qualcosa di molto preciso su come lavora, e conviene ascoltarlo.
Sui riproduttori il controllo che ha più senso, in assenza di test di razza, è l’ecocardiografia periodica fatta da un cardiologo, perché la cardiomiopatia ipertrofica è la malattia cardiaca più comune del gatto e non esiste un test genetico valido per tutte le razze. Il criterio è sempre lo stesso: referti recenti, ripetuti nel tempo, con il nome del gatto sopra. La storia sanitaria delle generazioni precedenti, cioè di che cosa sono morti i nonni e a che età, vale quanto un esame.
Perché dall’incrocio con il russo blu nascono gattini a pelo corto
Il pelo lungo nel gatto è un carattere recessivo, e questo spiega una cosa che disorienta chi compra. Se si incrocia un nebelung con un russo blu, che è l’outcross ammesso, i gattini nascono tutti a pelo corto e portatori: il carattere non scompare, viaggia nascosto e ricompare nella generazione successiva quando due portatori si incontrano. È esattamente il meccanismo per cui il pelo semilungo è entrato nella razza, arrivando da russi blu importati che ne erano portatori senza mostrarlo.
La conseguenza pratica è che nelle cucciolate di una razza che usa l’outcross possono comparire soggetti a pelo corto, perfettamente sani e utilissimi al programma di allevamento anche se non corrispondono allo standard. Un allevatore che lo spiega sta lavorando bene. Chi invece presenta ogni gattino come un soggetto da esposizione, in una razza così piccola, sta semplificando una realtà che è fatta di scelte di accoppiamento, non di magazzino.
Parto, prime settimane e peso quotidiano
La gestazione dura circa nove settimane e nella maggior parte dei casi il parto non richiede assistenza, ma il veterinario va allertato prima della data prevista e non durante, perché nessuna nascita è di routine e un parto che si complica lascia pochissimo tempo per organizzarsi. Nelle prime settimane il lavoro lo fa la madre: all’ambiente serve solo di essere caldo, tranquillo e riparato dalle correnti, in un angolo poco frequentato, e una cuccia nido morbida e lavabile funziona meglio di qualunque struttura elaborata.
L’unico controllo davvero indispensabile è il peso quotidiano dei gattini, perché la curva giorno per giorno è il primo indicatore che qualcosa non va, molto prima che si veda a occhio. Il mantello, in questa razza, arriva dopo: i cuccioli hanno un pelo corto e opaco e la punta argentata si sviluppa nei mesi, quindi giudicare la qualità del mantello a otto settimane non ha senso. Il passaggio al cibo solido segue i tempi descritti in lo svezzamento del gattino.
Il gattino timido nella nuova casa
In una razza naturalmente riservata le prime settimane di vita pesano più che altrove. La finestra sensibile per la socializzazione del gatto si chiude presto, molto prima che nel cane, e un gattino che in quel periodo non ha incontrato persone diverse, il rumore dell’aspirapolvere, il campanello e magari un cane resta diffidente da adulto. È il motivo per cui si guarda l’allevamento prima di guardare il gattino, e i passaggi utili sono elencati in la socializzazione del gattino.
L’arrivo a casa si gestisce restringendo lo spazio, non allargandolo: una stanza sola con tutte le risorse, lettiera lontana dalle ciotole, un nascondiglio a terra e uno in alto, e il resto della casa concesso a poco a poco. Le prime quarantott’ore sotto un mobile sono la norma e non un problema, e il gattino deve uscire da solo: per farlo gli serve non essere cercato. Conviene farsi dare dall’allevamento lo stesso substrato, come spiegato in la prima lettiera del gattino.
Per il viaggio va bene un trasportino morbido fino a 7 chili, che per un cucciolo è più che sufficiente, ma conviene mettere subito in conto un modello rigido di taglia adulta: sarà l’oggetto più usato dei prossimi quindici anni e va scelto sulla visita veterinaria più difficile. Nei primi giorni si toglie il superfluo e si aggiunge tempo passato seduti per terra vicino a lui, senza guardarlo fisso e senza tentare di prenderlo in braccio.