Curiosità e aneddoti sul Nebelung

Foto: Nebelung · CC BY 3.0 · via Wikimedia Commons
Due nomi presi da un’epopea tedesca
Siegfried e Brunhilde non sono nomi scelti a caso: sono due protagonisti del ciclo dei Nibelunghi, l’epopea medievale tedesca che Wagner avrebbe poi trasformato in un ciclo di opere. Da lì viene anche il nome della razza, costruito sulla parola Nebel, nebbia, con la stessa desinenza dei Nibelunghi, e il nome dell’allevamento fondatore, Nebelheim. È un caso raro in cui il nome di una razza felina non indica un luogo d’origine né una caratteristica fisica, ma un’idea estetica dichiarata in partenza.
L’idea, per una volta, corrisponde al risultato. Il mantello blu con le punte argentate produce davvero un effetto di alone, come se il colore del gatto non finisse dove finisce il corpo, e su un pelo di media lunghezza l’effetto è più marcato che nel parente a pelo corto. È l’unico caso in cui il marketing di razza e la descrizione tecnica coincidono, perché quel riflesso è esattamente ciò che lo standard chiede e ciò che i giudici valutano in esposizione.
Come si distingue da un russo blu, e da un gatto grigio qualsiasi
La differenza fra le due razze è una sola e sta nella lunghezza del pelo: stesso colore, stessa punta argentata, stesso tipo di corpo lungo su gambe alte, stessi occhi verdi. Un russo blu ha un pelo corto e denso che sta ritto come il peluche; un nebelung ha un mantello di media lunghezza, più lungo sulla coda, con gorgiera e culotte. Non sono due tipi della stessa razza, sono due razze registrate separatamente che condividono il patrimonio genetico.
Molto più frequente, nel mercato reale, è la confusione con un gatto grigio a pelo lungo senza documenti. Il colore non è una razza: un meticcio blu semilungo può essere un animale bellissimo e sanissimo, e va preso per quello che è. Quello che non porta con sé è la tracciabilità delle due linee genitoriali, che in una razza rara è proprio l’unica cosa che si stia comprando, visto che le esigenze quotidiane sono identiche fra un soggetto con carte e uno senza.
Da evitare, infine, la scorciatoia mentale che accomuna tutti i gatti blu. Il certosino è francese, massiccio, con guance piene e occhi che vanno dall’arancio al rame; il korat viene dalla Thailandia, ha pelo singolo aderente al corpo e due malattie da accumulo con test genetici dedicati. Sono popolazioni con storie sanitarie diverse, e trattarle come varianti di colore è il modo più rapido per chiedere all’allevatore i documenti sbagliati.
La punta argentata e perché nelle foto sparisce
Il meccanismo è semplice: il pelo è blu alla base e argentato in punta, quindi il colore che si percepisce dipende da quanta luce arriva sulle estremità. Con una luce frontale e piatta, come quella del flash, la punta si appiattisce sul fondo e il gatto sembra un normale grigio; con una luce di taglio, o in controluce, l’argento si accende e compare l’alone. È il motivo per cui le foto di questa razza deludono sempre chi poi vede un soggetto dal vivo.
Ha anche una conseguenza pratica per chi compra a distanza, cosa frequente in una razza rara che spesso obbliga a un viaggio. Giudicare un gattino dalle immagini è poco affidabile due volte: perché la luce inganna e perché il mantello definitivo, con la sua tessitura e il suo riflesso, si sviluppa nei mesi successivi allo svezzamento. Un cucciolo di otto settimane ha un pelo corto e opaco, e non dice quasi nulla su come sarà da adulto.
Raro davvero, e il mito che non si spegne mai
Le registrazioni annuali si contano in decine, gli allevatori attivi nel mondo sono pochissimi e in alcuni paesi europei nascono pochi gattini all’anno. Chi lo cerca deve mettere in conto liste d’attesa lunghe, spesso un viaggio all’estero e la tentazione di accontentarsi del primo gatto grigio a pelo lungo che compare in un annuncio: è anche il modo più comune di ritrovarsi con un adulto mal socializzato, come si vede in perché il gatto ha paura degli estranei. La rarità è anche un rischio commerciale. Nell’attesa conviene preparare la casa: un tiragraffi con pista e pallina montato prima dell’arrivo vale più di qualunque ricerca affannosa.
L’ultimo equivoco da smontare riguarda le allergie. Il nebelung viene talvolta proposto come gatto adatto agli allergici perché il parente a pelo corto ha la stessa fama, ma la promessa non ha basi: l’allergene principale è il Fel d 1, una proteina prodotta dalle ghiandole salivari e sebacee che il gatto distribuisce sul pelo leccandosi e che poi si disperde in casa con la forfora. Non dipende dalla lunghezza del pelo né dal colore del mantello, e nessun gatto ne è privo.
Quello che riduce davvero l’esposizione è la gestione della casa: lavare spesso tessuti e cucce, aspirare regolarmente, tenere il gatto fuori dalla camera di chi è allergico e pettinarlo spesso in un’altra stanza, per raccogliere pelo e forfora prima che si disperdano. Una cuccia lavabile a ciambella che entra in lavatrice è più utile di qualunque razza presentata come ipoallergenica. Le allergie di cui soffre il gatto sono un’altra cosa e sono spiegate in le allergie del gatto.