Origine e storia del Nebelung

Foto: Nebelung · CC BY 3.0 · via Wikimedia Commons
Siegfried e Brunhilde: due gatti e una razza intera
La razza comincia in una casa privata, non in un allevamento storico. A metà degli anni Ottanta Cora Cobb, che alleverà sotto il nome Nebelheim, si ritrova in casa una cucciolata nata da una gatta nera a pelo corto e da un maschio a pelo lungo di tipo angora. Uno solo dei gattini è blu e a pelo lungo: nasce nel 1984 e viene chiamato Siegfried. L’anno successivo, dalla stessa madre, arriva una femmina con un mantello ancora più lungo e più chiaro, chiamata Brunhilde. La razza nasce da due soggetti soltanto, ed è un dato che pesa ancora oggi.
Dal 1986 i due vengono fatti riprodurre insieme e la discendenza mostra il tipo che Cobb aveva in mente. Nel 1987, con la consulenza della genetista Solveig Pflueger, viene presentata a TICA la richiesta di status di nuova razza; il riconoscimento pieno per le competizioni arriva nel 1997. Dieci anni fra la domanda e il campionato non sono un’anomalia burocratica: sono il tempo che serve a dimostrare che un carattere si trasmette in modo stabile e che esiste una popolazione, non tre gatti simili fra loro.
Di fatto è il russo blu a pelo semilungo
TICA indica il russo blu come razza di incrocio ammessa per il nebelung, e non è una concessione marginale: è la fonte principale da cui la nuova razza ha allargato il proprio patrimonio genetico. Il meccanismo è semplice da capire. Il pelo lungo nel gatto è un carattere recessivo, quindi può viaggiare nascosto per generazioni dentro una popolazione a pelo corto, e alcuni dei russi blu importati dall’Est europeo dopo gli anni Ottanta ne erano portatori. Da lì è arrivato il mantello semilungo, non da un incrocio con un persiano o con un angora moderno.
Lo standard è stato costruito sulla stessa struttura del russo blu con una sola variazione, la lunghezza del pelo. La definizione di russo blu a pelo lungo, usata all’inizio, fece protestare gli allevatori di russo blu e venne abbandonata a favore di un testo che descrive una razza a sé. Sul piano descrittivo la correzione è corretta, sul piano pratico la sostanza non cambia: chi porta a casa un nebelung porta a casa un gatto che si comporta, mangia e reagisce come un russo blu, con in più un mantello da mantenere.
Questa parentela è la cosa più utile da sapere prima di scegliere. Significa che si può prevedere il carattere con buona approssimazione, che le esigenze di gestione della casa sono le stesse e che i pochi dati sanitari raccolti sulla popolazione di partenza sono i più pertinenti che esistano. Significa anche che la scheda di razza va letta insieme a quella del parente stretto: le indicazioni di base sull’organizzazione degli spazi restano quelle di il gatto in appartamento, che valgono per entrambi allo stesso modo.
Il nome, la nebbia e la punta argentata
Nebelung è una parola tedesca costruita su Nebel, nebbia, e descrive esattamente l’effetto che il mantello produce. Il colore di fondo è blu uniforme, ma le estremità dei peli sono argentate, e su un pelo di media lunghezza quella punta chiara crea un alone luminoso che sembra staccato dal corpo. TICA parla di un’aura nebbiosa, e non è linguaggio da catalogo: è il modo più preciso di dire che il colore vero sta alla base del pelo e che il riflesso sta tutto in cima.
È anche la ragione per cui le fotografie non rendono giustizia alla razza. In una foto il nebelung sembra un normale gatto grigio a pelo medio; dal vivo, con la luce di taglio, l’argento si accende. Il mantello è più lungo sulla coda, con una gorgiera più evidente nei maschi e una culotte sui posteriori, e va tenuto in ordine con un pettine invece che con una spazzola a setole: una spazzola con pettine per gatti basta per tutta la manutenzione ordinaria.
Una razza rara, e che cosa comporta davvero
Il nebelung è raro sul serio, non per modo di dire. Gli allevatori attivi nel mondo sono pochi, le registrazioni annuali si contano in decine e il GCCF britannico lo classifica fra le razze minoritarie. La conseguenza pratica per chi lo cerca è una lista d’attesa lunga, spesso un viaggio all’estero e un prezzo alto. La conseguenza meno visibile, e più importante, è che il pool genetico resta stretto, con il rischio di consanguineità che ogni popolazione piccola porta con sé.
È per questo che l’incrocio con il russo blu non va letto come un difetto di purezza ma come lo strumento sanitario che è: serve a introdurre sangue nuovo in una popolazione che altrimenti si chiuderebbe su sé stessa. Un allevatore serio lo spiega spontaneamente e mostra come lavora sulle linee. Chi invece vende un gatto grigio a pelo lungo senza pedigree sta vendendo un bel gatto, che va preso per quello che è, ma non una razza, e soprattutto non la tracciabilità sanitaria delle due linee genitoriali.
Le esigenze quotidiane, va detto, non cambiano di una virgola fra un soggetto con carte e uno senza. Servono una routine stabile, punti in alto da cui guardare la casa e almeno una sessione di gioco al giorno; un albero per gatti da 112 centimetri davanti a una finestra copre buona parte del fabbisogno di una casa media. Sull’aspettativa di vita valgono i dati raccolti sulle popolazioni generali e non le medie di razza degli annunci, come si vede in quanto vive un gatto.