Cura del pelo e salute del Sokoke

Foto: SHD (Wikipedia English) · CC BY-SA 2.5 · via Wikimedia Commons
Un pelo cortissimo senza sottopelo
Lo standard FIFe descrive un mantello molto corto, aderente e lucido, con sottopelo scarso o assente e una consistenza che non è setosa ma ruvida al tatto. È l’adattamento a un clima caldo e umido, e sul piano della manutenzione è una fortuna: bastano una passata a settimana con un guanto o una spazzola morbida e un controllo periodico di orecchie e unghie. Non ci sono nodi da sciogliere e i boli di pelo sono un problema marginale.
Il rovescio riguarda la termoregolazione. Un gatto senza sottopelo e con poco grasso sottocutaneo perde calore molto più in fretta di un norvegese o di un persiano, e in un appartamento italiano d’inverno lo si vede benissimo dal comportamento: cerca termosifoni, luce diretta e corpi caldi. Non è freddoloso per capriccio, è costruito per un altro clima. Le perdite di pelo restano comunque possibili e le cause sono quelle raccolte in perché il gatto perde il pelo.
In pratica serve garantirgli punti caldi che possa scegliere da solo. Una amaca da termosifone risolve il problema meglio di qualunque coperta appoggiata sul divano, perché mette il gatto vicino alla fonte di calore ma in un posto suo e in alto. Vanno evitate invece le fonti di calore non controllabili, dalle stufette alle borse dell’acqua calda a contatto diretto, che nei gatti provocano ustioni superficiali più spesso di quanto si creda.
Che cosa si sa delle malattie ereditarie
La politica di allevamento pubblicata dal GCCF è esplicita: al momento non risultano patologie ereditarie che colpiscano il Sokoke in numeri significativi. È una buona notizia, ma va letta insieme al contesto. Su una popolazione così piccola nessuno può fare studi epidemiologici, e l’assenza di segnalazioni non equivale a un certificato di salute: significa soltanto che non ci sono abbastanza soggetti perché un problema, se esiste, sia già emerso in modo evidente.
Il pacchetto minimo che un allevamento serio propone comunque è quello valido per qualunque razza: test genetico PKD1 per il rene policistico, ecocardiografia dei riproduttori eseguita da un cardiologo per la cardiomiopatia ipertrofica, che è la malattia cardiaca più comune del gatto secondo il Cornell Feline Health Center, e gruppo sanguigno dei genitori per prevenire l’isoeritrolisi neonatale. Sono referti da vedere prima della caparra, non promesse da ascoltare al telefono.
Lo Snow Sokoke e il gene colourpoint
Accanto al classico tabby marmorizzato bruno, il GCCF riconosce per l’esposizione anche la varietà chiamata Snow Sokoke, che porta in doppia copia il gene recessivo del colourpoint, lo stesso del siamese, e ha occhi azzurri. Esteticamente è spettacolare, e negli annunci viene spesso presentata come la variante pregiata della razza. Sul piano funzionale c’è però un dettaglio che vale la pena conoscere: quel gene non agisce solo sul mantello, perché la stessa mutazione dell’enzima tirosinasi riduce la pigmentazione dell’occhio.
Nei gatti colourpoint è documentata da decenni un’anomalia nel percorso delle fibre del nervo ottico verso il cervello, con una quota ridotta di fibre non incrociate rispetto ai gatti pigmentati normalmente. Le conseguenze pratiche sono di solito modeste, e la maggior parte di questi gatti vive benissimo, ma nelle forme più marcate si osservano strabismo e nistagmo. È un’informazione che serve a scegliere con cognizione di causa, non un motivo per evitare la varietà.
Le voci del libretto che valgono per tutti
Al netto della razza restano i controlli di base: profilo vaccinale aggiornato secondo le linee guida internazionali, con il richiamo del primo anno che è quello più spesso dimenticato, antiparassitari scelti sul rischio reale del singolo gatto, controllo dei denti e visita annuale che diventa semestrale dopo i sette anni. Il quadro dei vaccini di base e di quelli opzionali, con le tempistiche, è riassunto in i vaccini del gatto.
L’ultimo punto riguarda il caldo, che in questo gatto va guardato al contrario di quanto si pensa. Un mantello sottile aiuta d’estate, ma non lo rende immune ai colpi di calore, e un gatto che si arrampica può restare intrappolato in una veranda al sole. Le regole per la stagione calda, con i segnali di allarme, sono in il gatto e il caldo: ombra sempre disponibile, acqua fresca in più punti e nessuna stanza chiusa senza ricambio.