Origine e storia dell’Ocicat

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Sembra selvatico, è interamente domestico
È la prima cosa da chiarire, perché è quella su cui l’Ocicat viene regolarmente frainteso. Il gatto ha l’aspetto di un piccolo felino selvatico, ma nel suo pedigree non c’è nessun felino selvatico: nasce dall’incrocio fra tre razze domestiche, abissino, siamese e american shorthair. Non è un ibrido come il bengala, che discende dal gatto leopardo asiatico, né come il savannah, che deriva dal serval, e questa differenza si sente nel carattere prima ancora che nei documenti.
La distinzione non è un cavillo da allevatori. Nei veri ibridi le prime generazioni hanno esigenze particolari, temperamenti meno prevedibili e, in diversi Paesi, vincoli normativi sulla detenzione. Nell’Ocicat niente di tutto questo: è un gatto domestico a tutti gli effetti, con la gestione di un gatto domestico. Chi lo cerca per avere in casa qualcosa di selvatico sta comprando l’idea sbagliata; chi lo cerca per avere un gatto attivo e socievole che sembra un ocelot compra esattamente quello che troverà.
Un incrocio andato diversamente dal previsto
L’origine è quasi comica. Nel 1964 l’allevatrice Virginia Daly, in Michigan, accoppia un abissino ruddy con una siamese seal point con l’obiettivo di ottenere un siamese con i punti color abissino. Dall’incrocio successivo esce un gattino maculato, di fondo chiaro con macchie dorate, che la figlia dell’allevatrice paragona a un cucciolo di ocelot: da lì il nome Ocicat. La razza nasce da un progetto fallito, ed è forse la storia più onesta fra quelle raccontate dalle razze feline.
Il primo Ocicat, Tonga, non ha lasciato discendenza: fu castrato e ceduto come gatto di compagnia, e la razza è stata poi ricostruita ripetendo l’accoppiamento e lavorando sulle generazioni successive. Nel programma entrò anche l’american shorthair, che aggiunse ossatura, taglia e il gene dell’argento. Il risultato è un gatto costruito su tre razze, cosa che ha dato al gruppo una base genetica più larga di quella di molte razze partite da pochi fondatori.
Riconoscimenti e outcross ancora ammessi
La strada verso il riconoscimento è stata lunga. La Cat Fanciers’ Association registra i primi soggetti a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, ma la razza ottiene lo status provvisorio solo nel 1986 e il campionato nel 1987; TICA la riconosce nella stessa metà degli anni Ottanta. Nel frattempo il registro si è chiuso a siamesi e american shorthair, mentre l’abissino è rimasto ammesso come incrocio autorizzato per tenere aperto il fondo genetico.
Il regolamento di registrazione CFA in vigore indica l’abissino come unica razza di outcross ammessa per l’Ocicat, con una scadenza fissata al 31 dicembre 2030. Per chi compra un gattino questo ha due conseguenze pratiche: un pedigree può contenere legittimamente un abissino a poche generazioni di distanza, e le predisposizioni genetiche dell’abissino vanno considerate anche qui. È il motivo per cui i test dei riproduttori pesano quanto l’aspetto delle macchie.
Che gatto è oggi
L’Ocicat che si incontra oggi è un gatto di taglia media o medio-grande, muscoloso e sorprendentemente pesante da sollevare rispetto a quanto sembra, con maschi più robusti delle femmine. Il mantello è corto, lucido e serrato, con macchie a impronta di pollice distribuite sui fianchi e file di macchie lungo la linea dorsale. La CFA riconosce dodici colori distribuiti in otto classi, dal tawny al cioccolato e al cannella, fino alle diluizioni e alle varianti argento.
Sul piano pratico è un gatto atletico e molto orientato alle persone, che ha bisogno di spazio verticale, di gioco quotidiano e di compagnia. Un tiragraffi da 88 centimetri con pista e pallina e un set di bacchette con piume coprono buona parte del fabbisogno di base, insieme alle regole generali del gatto in appartamento. Le aspettative di longevità sono quelle di un gatto domestico ben tenuto, discusse in quanto vive un gatto.