Carattere e convivenza in famiglia dell’Ocicat

Foto: Check-Six at English Wikipedia · Public domain · via Wikimedia Commons
Estroverso con tutti, non solo con la sua famiglia
La CFA descrive l’Ocicat come un estroverso naturale, che accoglie gli sconosciuti invece di sparire sotto il divano. È una differenza sostanziale rispetto alla maggior parte delle razze maculate, spesso riservate con chi non conosce. In casa si traduce in un gatto che partecipa: viene alla porta, si mette in mezzo alle conversazioni, segue le persone da una stanza all’altra e chiede di essere coinvolto in quello che si sta facendo.
Il paragone con il cane, che nelle descrizioni di razza ricorre sempre, è meno banale del solito. Molti Ocicat imparano il riporto, rispondono a comandi vocali e accettano la pettorina. La socialità è il tratto centrale della razza, ed è anche il criterio con cui giudicare un allevamento: un gattino di Ocicat che a tre mesi si nasconde dagli estranei ha avuto una socializzazione insufficiente, perché la razza di suo va nella direzione opposta.
Il punto critico: la solitudine
L’altra faccia dell’estroversione è che questo gatto sta male da solo. Le descrizioni ufficiali della razza sono esplicite nel dire che l’Ocicat non gradisce la solitudine e va bene in case dove c’è qualcuno o dove ci sono altri animali. Otto o dieci ore di casa vuota tutti i giorni, senza nessun altro animale e senza arricchimento, sono l’ambiente peggiore in cui possa finire. Non è un gatto per chi manca sempre.
Dove le assenze sono inevitabili si lavora su due fronti. Il primo è la compagnia: un secondo gatto compatibile, meglio se inserito da giovane, cambia radicalmente la giornata di un Ocicat. Il secondo è l’ambiente, con cibo distribuito in punti diversi e oggetti che si muovono, come una palla interattiva a movimento automatico. Nelle fasi di transizione un diffusore di feromoni Feliway Classic aiuta, e i segnali di malessere sono quelli descritti in il gatto lasciato solo.
Con altri gatti, cani e bambini
È una delle poche razze che si può consigliare a chi ha già animali in casa, purché l’inserimento sia fatto bene. La procedura resta quella graduale, con separazione iniziale e scambio di odori, descritta in come presentare due gatti: la predisposizione caratteriale aiuta, ma non sostituisce il metodo. Con i cani la convivenza funziona spesso, e dipende molto più dal cane che dal gatto, come spiegato in il gatto e il cane in casa.
Con i bambini l’Ocicat regge bene il movimento e il rumore, ma vale comunque la regola delle vie di fuga sempre disponibili e del divieto di inseguirlo. Un gatto che non può allontanarsi si difende, quale che sia il suo carattere. Va tenuto presente anche che molti soggetti sono possessivi con i propri giochi, e che i giochi contesi sono un motivo di tensione fra gatti conviventi più frequente di quanto si pensi.
Voce, richieste e attenzioni
Dal ramo siamese arriva una certa propensione a parlare. L’Ocicat non ha la voce insistente dell’orientale, ma non è nemmeno un gatto silenzioso: commenta, risponde quando gli si parla e usa suoni brevi per chiedere. Chi vive in un appartamento piccolo lo scopre presto, e la cosa migliore da fare è imparare a distinguere le richieste vere da quelle rinforzate per abitudine, perché rispondere a tutto insegna al gatto a chiedere sempre.
La richiesta di attenzione è comunque una costante e va programmata invece che subita. Due sessioni di gioco al giorno, brevi e finite bene, riducono le sollecitazioni sparse molto più di una carezza distratta ogni mezz’ora. Le attenzioni date a orario funzionano meglio di quelle date su richiesta, perché insegnano al gatto che il momento arriva comunque e che non serve insistere per ottenerlo. Anche dieci minuti di gioco prima di uscire di casa valgono più di mezz’ora distribuita a caso.