Educazione e intelligenza dell’Ocicat

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Una razza che si addestra davvero
L’Ocicat è fra i pochi gatti a cui l’addestramento riesce con costanza. Le descrizioni ufficiali della razza riportano soggetti che riportano oggetti, camminano al guinzaglio e rispondono a comandi vocali, e non si tratta di eccezioni isolate. Il motivo è la combinazione fra intelligenza e orientamento alle persone: a questo gatto interessa interagire, quindi una sessione di lavoro è di per sé una ricompensa, non solo un mezzo per ottenere cibo.
I metodi sono quelli del rinforzo positivo. Il comportamento giusto viene seguito immediatamente da qualcosa che il gatto vuole, e il tempismo è decisivo: il rinforzo deve arrivare entro un secondo, altrimenti l’associazione non si costruisce. Le sessioni utili durano due o tre minuti e finiscono prima che il gatto si stanchi, e i bocconcini vanno scalati dalla razione. Il quadro delle capacità su cui si lavora è in quanto è intelligente un gatto.
Riporto, guinzaglio e comandi
Il riporto si costruisce quasi da solo: si lancia un oggetto leggero, si premia il gatto quando lo raccoglie e poi quando lo riporta anche solo di un passo. Un set di giochi leggeri con piume serve a trovare la forma e il peso che il singolo soggetto preferisce, che cambia parecchio da gatto a gatto. Il vantaggio pratico è enorme: si scarica un gatto atletico stando seduti in corridoio, dieci minuti alla volta.
La passeggiata al guinzaglio richiede più pazienza. La pettorina va indossata in casa per settimane, per periodi brevi e sempre associati a qualcosa di piacevole, prima ancora di pensare alla porta. All’esterno si comincia da un luogo tranquillo e senza cani, con sessioni corte, e si accetta che il gatto decida la direzione. Un gatto che si blocca va riportato dentro, non trascinato, altrimenti l’associazione negativa si costruisce in una sola uscita.
Trasportino e visite veterinarie
In una razza con controlli periodici da fare, il trasportino va trattato come un mobile e non come un evento. Un trasportino rigido con apertura superiore lasciato aperto in casa tutto l’anno, con dentro una coperta e ogni tanto un bocconcino, smette in fretta di essere l’oggetto che annuncia il veterinario. Il metodo passo per passo, con i tempi realistici, è in il gatto e il trasportino. Portarlo in auto ogni tanto senza andare dal veterinario completa il lavoro e toglie l’associazione automatica.
L’altra abitudine da costruire presto è la manipolazione. Farsi guardare in bocca, toccare le zampe, tenere fermo per un’auscultazione: sono cose che si insegnano da cucciolo con tocchi brevi seguiti subito da qualcosa di piacevole, allungando i tempi di pochi secondi alla volta. Un gatto abituato riduce lo stress di ogni visita, e in un animale che vivrà quindici anni la differenza si accumula su decine di appuntamenti. Le sessioni durano pochi secondi e finiscono prima che il gatto si irrigidisca.
Cosa non funziona, e i furti in cucina
Spruzzare acqua, alzare la voce o afferrare il gatto per la collottola non insegnano niente. L’animale non collega la punizione al comportamento, collega l’imprevedibilità alla persona, e in una razza così orientata alle persone il costo è alto: si perde fiducia senza correggere nulla. Le linee guida AAFP e ISFM mettono fra i pilastri di un ambiente sano un’interazione umana positiva, coerente e prevedibile, che è l’opposto della punizione. Un gatto che si nasconde quando arrivi ha imparato quello, e nient’altro.
Il problema pratico più frequente con questa razza è il furto di cibo, perché un gatto intelligente e affamato di interazione impara presto ad aprire sportelli e a salire sui piani di lavoro. La soluzione è meccanica: fermi agli sportelli, cibo fuori vista, niente sacchetti lasciati sul tavolo. Le ragioni per cui il gatto ruba il cibo sono le stesse per tutti, ma qui l’esecuzione è più rapida ed efficiente.