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Napoleon: la vita in appartamento

Napoleon (Minuet) bianco dalle zampe corte accucciato

Foto: William Parker · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons

Un gatto che vive su un piano solo

Il rischio più concreto in casa non è che il Napoleon si faccia male saltando, ma che smetta del tutto di muoversi. Ha poca spinta verticale per costruzione e poca voglia di sforzarsi per temperamento, e in un appartamento organizzato su mensole alte finisce per passare la giornata sullo stesso cuscino. L’obiettivo non è l’altezza ma il movimento: percorsi orizzontali lunghi, risorse messe in stanze diverse, ciotole e lettiere separate, in modo che qualche decina di metri al giorno il gatto li faccia comunque.

Dove l’accesso in alto serve davvero, va costruito per tappe. Il principio è che fra un appoggio e il successivo non ci sia mai un salto lungo, e che la discesa segua lo stesso percorso della salita, perché è atterrando che gli arti anteriori incassano il carico peggiore. In pratica basta interporre un mobile intermedio davanti alla meta abituale, misurando le distanze con il metro invece che a occhio. Un albero per gatti da 112 centimetri con piattaforme ravvicinate viene usato molto più di una torre alta il doppio.

Caldo, correnti e ventilazione

L’intolleranza al caldo è la conseguenza pratica più sottovalutata di un muso corto. Il gatto disperde calore soprattutto aumentando la frequenza del respiro, e vie aeree strette rendono quel meccanismo molto meno efficiente; nei soggetti a pelo lungo si aggiunge un mantello che trattiene il calore. Respirare a bocca aperta è un’emergenza: significa portare subito l’animale in un ambiente fresco e poi dal veterinario, non aspettare che passi da solo.

La prevenzione si organizza a maggio e costa poco. Servono zone d’ombra garantite nelle ore centrali, acqua fresca cambiata più volte, una superficie fredda a disposizione a livello del pavimento, che per un gatto basso è anche la fascia d’aria più fresca della stanza, e la rinuncia agli spostamenti in auto quando il sole è alto. Il quadro completo dei segnali da non ignorare e delle contromisure è in il gatto e il caldo, da applicare qui con una soglia più bassa.

Lettiera: due esigenze che si contraddicono

La cassetta è l’oggetto in cui un problema articolare si manifesta prima che altrove: se scavalcare il bordo costa fatica, il gatto rimanda, poi sbaglia mira, poi sceglie il tappeto. Serve quindi una vaschetta ampia con almeno un lato d’ingresso basso. Ma un gatto a pelo lungo che scava sparge granulato e se lo porta via attaccato alle culotte, e da una vasca aperta ne esce parecchio: le due esigenze si tengono insieme con un substrato non troppo fine e un tappetino in silicone per la lettiera davanti.

Il resto sono accorgimenti noti e validi per tutti: una cassetta a testa più una, posizioni tranquille e raggiungibili senza scale, pulizia due volte al giorno, nessun profumo. Una lettiera vegetale da 20 litri ha grana più grossa dei minerali fini e si attacca meno al pelo, oltre a pesare meno da movimentare. Prima di parlare di dispetto conviene sempre controllare l’altezza del bordo e la distanza fra la cassetta e il posto in cui il gatto dorme, che sono le due cause più frequenti.

I rischi domestici di un gatto che sta in basso

Un animale che vive all’altezza delle caviglie corre pericoli che agli altri gatti non capitano. Le porte che si chiudono da sole, le sedie a rotelle e le poltrone reclinabili, i piedi di chi cammina distratto, i cassetti bassi che si aprono e si chiudono: sono tutte situazioni ordinarie in cui un gatto alto si toglie di mezzo con un salto e un Napoleon no. Vale la pena prendere l’abitudine di guardare a terra prima di spostare qualcosa di pesante.

L’altra faccia riguarda i nascondigli. Sotto un divano basso, dietro una lavatrice, nel vano di una rete a pochi centimetri da terra questo gatto entra dove gli altri non passano, e il giorno in cui bisogna prenderlo per andare in ambulatorio la cosa diventa un problema, con le stesse dinamiche descritte in perché il gatto si nasconde. Conviene chiudere gli accessi che non si controllano e lasciarne aperti due o tre scelti da noi, con dentro una cuccia nido morbida e lavabile: un rifugio comodo e raggiungibile viene preferito a uno scomodo e inaccessibile.

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