Origine e storia del Bengala

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Un incrocio deliberato, con una data di partenza
Il Bengala non discende da una popolazione antica: nasce da un incrocio voluto fra il gatto domestico e il gatto leopardo asiatico, Prionailurus bengalensis. TICA fa risalire i primi accoppiamenti a Jean Sugden, che nel 1963 cercava un gatto di casa con il disegno di manto di un piccolo felino selvatico. Negli anni successivi il ricercatore Willard Centerwall produsse ibridi analoghi per studiare la resistenza genetica alle malattie, e parte di quei soggetti confluì nel patrimonio della razza. È una storia recente, documentata, con nomi e date verificabili.
Anche le tappe del riconoscimento sono precise. Nel 1988 TICA adottò il nome Bengal per tutte le generazioni nate da quegli incroci, il primo maggio 1991 la razza entrò in campionato e nel 1993 era già la più registrata dell’associazione. La FIFe la riconosce dal 1999, in categoria 3. Non è un dettaglio da collezionisti di date: una razza con meno di sessant’anni di selezione parte da una base genetica ristretta, e questo pesa quando si parla di malattie ereditarie e di scelte di allevamento.
Chi è il gatto leopardo asiatico
Il gatto leopardo asiatico è un piccolo felino selvatico diffuso dal Pakistan al sud-est asiatico, in Cina e nell’estremo oriente russo, fino alle isole giapponesi di Tsushima e Iriomote. Secondo il gruppo specialistico dell’IUCN misura 45-65 centimetri di corpo, con una coda di 20-30 centimetri, e pesa fra 1,6 e 8 chili a seconda della popolazione. Caccia soprattutto roditori, è attivo di notte e al crepuscolo, vive solitario, si arrampica bene e nuota senza problemi.
La specie è classificata a minor preoccupazione, ma figura nell’appendice II della CITES, con le popolazioni di Bangladesh, India e Thailandia in appendice I. Dietro alle prime generazioni di ibridi c’è un animale selvatico, non un gatto di casa insolito. Il repertorio di un predatore notturno non svanisce in due incroci: resta lo stesso meccanismo di caccia che porta i domestici a portare le prede in casa, e che in appartamento va indirizzato su qualcosa di lecito, anche solo una palla automatica interattiva.
Che cosa vogliono dire F1, F2 e F3
Nel linguaggio degli allevatori F1 indica il figlio diretto di un gatto leopardo asiatico e di un gatto domestico, F2 il figlio di una femmina F1 reincrociata con un domestico, e così via. Ogni passaggio dimezza in media la quota di genoma selvatico, ma non la azzera e non la distribuisce in modo uniforme: due fratelli della stessa cucciolata possono somigliarsi poco per taglia e reattività. Le prime tre generazioni restano molto vicine al selvatico e non sono gatti adatti a chi non ha esperienza.
The Cat Group, il coordinamento britannico di cui fa parte International Cat Care, prende una posizione netta: non sostiene l’allevamento di ibridi con felini selvatici né la loro detenzione come animali da compagnia, per ragioni di benessere. Le motivazioni elencate sono concrete, dai comportamenti di tipo selvatico che permangono alla maggiore territorialità, dalla necessità di tenerli chiusi in casa con effetti negativi sul benessere alla difficoltà degli acquirenti di soddisfarne i bisogni. Il gruppo chiede di limitare le importazioni di Bengala alla quinta generazione in poi.
Le regole cambiano da Paese a Paese e vanno verificate prima di prenotare un gattino, non dopo. Nel Regno Unito l’elenco del Dangerous Wild Animals Act comprende i felidi con l’eccezione del gatto domestico e degli ibridi in cui un genitore è un gatto domestico e l’altro un ibrido di prima generazione: in pratica un F1 richiede una licenza, i discendenti successivi no. Anche in una generazione lontana dal selvatico restano il bisogno di arricchimento ambientale e la necessità di un albero per gatti da 112 cm almeno.
Che cosa resta del selvatico nel Bengala da esposizione
Lo standard TICA descrive il Bengala come un animale atletico e attento all’ambiente, curioso e sicuro, e dichiara l’obiettivo della selezione: un gatto domestico con i tratti fisici dei piccoli felini di foresta e il temperamento affidabile del gatto di casa. Sul comportamento è esplicito: il temperamento non deve essere di sfida, qualsiasi segno di sfida dichiarata squalifica, e il morso squalifica. Non sono formule di cortesia, sono il modo in cui una razza costruita su un ibrido tiene sotto controllo il proprio punto debole.
Sul piano fisico la FIFe descrive un gatto muscoloso, di taglia media o grande, con ossatura robusta e posteriore leggermente più alto delle spalle. Il pelo è corto, folto e insolitamente morbido, con il riflesso che lo standard chiama glitter. I disegni ammessi sono due, marmorizzato e maculato, con rosette preferite ma non obbligatorie e pancia che deve risultare macchiata in ogni caso. Lo standard chiede un contrasto estremo fra disegno e colore di fondo, ed è quello che rende la razza riconoscibile a distanza.