Maobau

Cura del pelo e salute del Napoleon

Napoleon (Minuet) bianco dalle zampe corte accucciato

Foto: William Parker · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons

Due varietà di pelo e una routine quotidiana

La razza esiste a pelo corto e a pelo lungo, e la differenza pratica è grande. Nel primo caso una passata a giorni alterni basta; nel secondo il sottopelo si compatta in feltri nelle zone di attrito, cioè ascelle, inguine, culotte e base della coda, e la TICA raccomanda il pettine d’acciaio tutti i giorni. Un set pettine e spazzola per pelo lungo è l’attrezzo minimo, perché le spazzole a setole lisciano soltanto la superficie e lasciano intatto il nodo che si sta formando sotto.

C’è un elemento che riguarda solo i gatti con questa struttura: un animale dagli arti corti arriva peggio alla parte alta della schiena e alla base della coda quando si lava, e con l’età la situazione peggiora. Se i nodi ricompaiono sempre nello stesso punto la lettura non è che il pelo è difficile, ma che il gatto non ci arriva più, e va detto al veterinario insieme al resto. Una caduta anomala del pelo, a chiazze o con croste, è invece un fatto diverso e va indagata dal veterinario e non con la spazzola.

Occhi che lacrimano, narici strette, denti storti

Il muso raccolto ereditato dal gruppo persiano non è soltanto una questione di aspetto, e porta con sé tre conseguenze note e ben descritte. Le narici possono essere piccole e il palato molle troppo lungo, con respiro rumoroso, scarsa tolleranza allo sforzo e difficoltà nelle giornate calde; i dotti lacrimali corti e deformati non drenano, e le lacrime scendono sul pelo del muso lasciando macchie e, se la pelle resta bagnata, vere irritazioni; la deformazione del cranio disallinea i denti e favorisce la malattia parodontale. Il russare da sveglio è un segnale respiratorio, non un tratto di razza.

Su questo lo standard TICA è più utile di quanto sembri, perché fissa dei paletti espliciti. Chiede che le narici siano aperte per una buona respirazione, penalizza la lacrimazione eccessiva e il naso troppo camuso, sospende ogni premio in caso di lacrimazione marcata e squalifica il naso con lo stop rotto, gli occhi sporgenti e la mandibola prognata o enognata. Sono i limiti che la razza si è data da sola, e sono anche l’elenco delle cose da guardare in un cucciolo prima di comprarlo.

La gestione quotidiana è semplice ma non facoltativa, e chi non se la sente farebbe bene a orientarsi su un’altra razza: pulizia degli occhi con garze o salviette senza alcol tutti i giorni, asciugatura della piega sotto l’occhio, controllo della bocca e visite regolari, perché una malocclusione favorisce l’accumulo di tartaro e il tartaro fa da solo tutto il resto del lavoro. Le tappe dell’igiene orale domestica e gli strumenti utili sono descritti in i denti del gatto, e in questa razza vanno cominciati da cucciolo invece che da adulto.

Arti corti: che cosa cambia nelle articolazioni

Le zampe corte non sono una proporzione ma una condrodisplasia, cioè un difetto di sviluppo della cartilagine di accrescimento a trasmissione dominante. Le indagini per immagini su gatti con nanismo disproporzionato descrivono ossa lunghe accorciate, avambracci che crescono in modo non sincronizzato e superfici articolari di gomito e carpo che non combaciano come dovrebbero. Un carico distribuito male è la premessa classica dell’artrosi secondaria, ed è il motivo per cui il tempo lavora contro in questa razza più che in altre.

Non significa che ogni Napoleon diventerà zoppo, significa che il rischio parte più alto. Il lavoro utile è tutto in mano a chi vive con il gatto: peso basso, unghie controllate ogni tre o quattro settimane perché si consumano poco, percorsi che evitino gli atterraggi da un metro, e riconoscimento precoce dei segni raccolti in l’artrosi del gatto. Vale la pena sapere che lo standard di razza squalifica gli arti eccessivamente arcuati: anche chi la razza la giudica considera quel tratto un difetto, non una caratteristica.

PKD e cuore: i due referti che contano

La malattia del rene policistico è la voce ereditaria più pesante e arriva per intero dal ramo persiano. Dipende da una variante del gene PKD1 che si trasmette in modo autosomico dominante, con cisti renali che compaiono presto, spesso entro il primo anno di vita, e insufficienza renale che arriva molto più tardi. I genotipi si leggono in un attimo: N/N è pulito, N/P indica un soggetto già malato che passa la variante a circa metà dei figli, P/P è considerato letale. Non esistono portatori sani, e la TICA chiede che i genitori siano certificati.

Il secondo referto riguarda il cuore. Il persiano rientra fra le razze in cui la cardiomiopatia ipertrofica si osserva più spesso, e per questo gruppo non esiste un test genetico validato come quello disponibile per altre razze: l’unico strumento è l’ecocardiografia fatta da un cardiologo, ripetuta nel tempo sui riproduttori e da programmare comunque prima di qualunque anestesia. Un soffio non è una diagnosi e l’assenza di soffio non esclude niente. Il quadro clinico della nefropatia, che è l’altra metà del problema, è quello descritto in la malattia renale del gatto.

Sul lungo periodo l’idratazione ha un ruolo concreto in un gatto che porta nel pedigree una predisposizione ereditaria alla nefropatia, e il modo più semplice di aumentarla non è convincerlo a bere ma moltiplicare le occasioni in cui può farlo: ciotole in più stanze, lontane dal cibo e dalla lettiera, e per i soggetti attratti dall’acqua in movimento una fontanella in acciaio da 2,6 litri che si smonti facilmente. Il criterio di scelta è la lavabilità, non la capienza dichiarata sulla scatola.

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