Origine e storia del Napoleon

Foto: William Parker · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons
Un allevatore di bassotti e un articolo di giornale
Questa razza non nasce da una mutazione trovata per caso in una cucciolata, ma da un progetto scritto prima di essere realizzato. La TICA racconta che a metà degli anni Novanta Joe Smith, che veniva dall’allevamento dei bassotti, lesse sul Wall Street Journal un articolo dedicato ai Munchkin e decise di costruire un gatto dalle zampe corte ma con un’ossatura più sostanziosa. Si mise in società con un’allevatrice di persiani, Deb Kenny, e la prima cucciolata arrivò alla fine del 1997. Il punto di partenza è un’idea estetica, non una popolazione già esistente.
La divisione dei compiti fra le due razze di partenza è netta e non è mai cambiata. Dal Munchkin arrivano gli arti corti, dal gruppo persiano arriva tutto il resto: la testa rotonda, gli occhi grandi e distanziati, il muso raccolto, il pelo che può essere corto o lungo. Ancora oggi lo standard ammette come incroci consentiti soltanto il gruppo persiano e il gruppo Munchkin. Chi vuole capire questo gatto deve quindi leggere prima le due schede di partenza, quella del Munchkin e quella del persiano, perché il Napoleon eredita da entrambe anche i problemi.
Da Napoleon a Minuet: il cambio di nome del 2015
Il percorso dentro la TICA è stato lungo e a tappe: registrata fra le razze sperimentali all’inizio degli anni Duemila, poi ammessa alla sola registrazione, poi allo status preliminare nel 2011 e alle esposizioni dall’anno successivo. Nel 2015 la federazione ha cambiato il nome della razza da Napoleon a Minuet, e il 23 gennaio 2016 l’ha promossa al campionato con un voto unanime. Il nome ufficiale oggi è Minuet, anche se nel linguaggio comune, negli annunci e nelle conversazioni fra proprietari il vecchio nome è rimasto quello più usato.
In Italia il doppio nome crea una confusione che conviene chiarire subito: Napoleon e Minuet sono lo stesso gatto, non due razze diverse e nemmeno due linee. Chi cerca un cucciolo si trova davanti annunci che usano indifferentemente l’uno o l’altro termine, a volte insieme, a volte con l’aggiunta di sigle che non corrispondono a niente. Il cambio di nome, del resto, non ha modificato lo standard: sono cambiate le tre sillabe, non la genetica dell’animale né le due razze che lo compongono.
Due tratti discussi nello stesso gatto
Qui sta la cosa che va detta per prima, perché tutto il resto discende da questa. Il Napoleon somma in un solo animale due caratteri che nelle razze di origine sono già oggetto di discussione: gli arti corti da condrodisplasia del Munchkin, cioè un difetto della cartilagine di accrescimento che accorcia le ossa lunghe, e la conformazione brachicefala del gruppo persiano, cioè un cranio raccorciato che stringe le vie aeree e deforma i dotti lacrimali. Sono due apparati diversi, e le conseguenze non si annullano fra loro: si affiancano.
Da questa somma discende anche il carico sanitario. Dal lato persiano arriva la malattia del rene policistico, per la quale esiste un test genetico e per la quale la TICA stessa raccomanda che tutti i soggetti abbiano i genitori certificati; dal lato Munchkin arriva una variante dominante che è letale quando un embrione la riceve da entrambi i genitori. Un pettine metallico come quello di un set pettine e spazzola serve per il mantello, ma la parte impegnativa di questa razza non è la toelettatura: sono i controlli.
Le federazioni che non la registrano
L’elenco di chi riconosce la razza è brevissimo e si esaurisce con la TICA. Non la registrano la Cat Fanciers’ Association, non la FIFe, non il britannico Governing Council of the Cat Fancy, non la World Cat Federation, e le ragioni dichiarate riguardano il benessere e non l’estetica: GCCF e FIFe escludono in blocco il Munchkin e tutte le razze che ne derivano. In Italia questo significa nessun pedigree ANFI, perché l’associazione italiana è socia FIFe, e nessun accesso alle esposizioni di quel circuito.
Sul piano normativo la posizione più netta arriva dall’Australia, dove lo stato di Victoria vieta l’allevamento di gatti con questa forma di nanismo e il territorio della capitale lo limita. International Cat Care, dal canto suo, elenca nel proprio documento sulla salute conformazionale quattro caratteri da scoraggiare attivamente: orecchie piegate, arti corti, assenza di pelo e brachicefalia estrema. Il Napoleon ne porta due su quattro, e questo è il quadro dentro cui va presa la decisione di comprarne uno.
Va detto con misura, perché il gatto che è già in casa non c’entra niente con il dibattito sulla selezione e merita esattamente le cure di qualunque altro. Ha bisogno di un posto morbido a terra, come una cuccia a ciambella da 50 centimetri, di risorse distribuite secondo i criteri validi per il gatto in appartamento e di controlli veterinari regolari. La domanda riguarda chi deve ancora scegliere, e riguarda le conseguenze di due selezioni sommate lungo quindici anni di vita.