Gioco e stimoli consigliati per l’Ocicat

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Il gioco è una caccia e ha una sequenza
Le linee guida AAFP e ISFM elencano fra i pilastri di un ambiente sano l’opportunità di giocare e di esprimere il comportamento predatorio. Non è un dettaglio da appassionati: la sequenza di caccia ha una struttura precisa, individuazione, appostamento, inseguimento e cattura, e un gioco che si interrompe a metà lascia il gatto più eccitato di prima. Ogni sessione deve finire con una cattura, seguita possibilmente da un piccolo pasto che chiude il ciclo.
In una razza attiva come questa la quantità conta quanto la qualità. Due sessioni al giorno da dieci minuti cambiano il comportamento di un adulto molto più di un cesto pieno di giocattoli lasciati per terra, che dopo tre giorni diventano arredamento. Il criterio per capire se il piano funziona è semplice: un Ocicat stimolato a sufficienza dorme, uno che non lo è cerca guai in cucina o comincia a sollecitare le persone in continuazione.
Bacchette, ritmo e sicurezza
La bacchetta resta lo strumento migliore perché tiene la mano lontana dai denti e permette di controllare il ritmo. La regola è muovere l’oggetto lontano dal gatto e mai verso di lui, con pause di appostamento: un movimento continuo stanca senza soddisfare, mentre una preda che si nasconde e riappare tiene alta l’attenzione. Le mani non devono mai fare da preda, o il morso diventa un’abitudine difficile da correggere anni dopo.
Due avvertenze di sicurezza valgono più di qualunque consiglio tecnico. Le bacchette con fili, nastri e piume vanno riposte dopo ogni sessione, perché i corpi estranei filiformi ingeriti sono fra le emergenze chirurgiche più frequenti nel gatto. E il puntatore laser va evitato oppure chiuso sempre facendolo atterrare su un oggetto reale che il gatto possa afferrare, altrimenti la caccia non si conclude mai e la frustrazione si accumula. La sessione si chiude sempre lasciando al gatto la preda fra le zampe.
Tunnel, cartone e giochi di manipolazione
Fra una sessione guidata e l’altra serve materiale che il gatto usi da solo. I tunnel funzionano perché combinano nascondiglio e agguato, e un tunnel pieghevole da 130 centimetri regge bene anche il gioco fra due gatti conviventi. Il cartone ondulato fa lo stesso lavoro in versione statica: un tiragraffi in cartone ondulato serve sia a graffiare sia a stare sdraiati, e le scatole vuote restano il gioco migliore a costo zero, per i motivi spiegati in perché il gatto ama le scatole.
I giochi di manipolazione, cioè quelli che rilasciano cibo quando vengono spinti o ruotati, sono particolarmente indicati in una razza intelligente che si annoia. Spostano una parte della razione dalla ciotola all’attività e occupano tempo reale, non simbolico. Vanno introdotti facili e resi difficili poi, perché un gioco troppo complesso al primo tentativo viene abbandonato e non ripreso: la difficoltà si alza quando il gatto ha capito il meccanismo. Anche una scatola di cartone con due fori funziona benissimo come primo modello.
Noia, corse notturne e segnali da leggere
Il segnale che il piano non funziona è un gatto che smette di giocare del tutto. Non è mai una fase e non è mai carattere: prima di accettarlo vanno escluse cause fisiche, dal dolore articolare al sovrappeso, e va rivista la quantità di stimoli disponibili. La casistica completa, comprese le cause comportamentali e quelle legate a un ambiente povero, è in perché il gatto non gioca. Un cambio improvviso di abitudini in un gatto attivo merita comunque una visita.
All’estremo opposto ci sono le corse notturne, normali in un animale con ritmi crepuscolari ma pesanti da sopportare quando il gatto è grosso e veloce. La contromisura è organizzativa: spostare la sessione più intensa alla sera tardi e farla seguire subito dal pasto principale. Il resto delle cause, e soprattutto cosa non fare per non rinforzare il comportamento, è descritto in perché il gatto corre di notte. Rispondere alle richieste notturne, invece, è il modo più rapido per consolidarle.