Curiosità e aneddoti sul Persiano

Foto: travel oriented · CC BY-SA 2.0 · via Wikimedia Commons
La razza che ha inventato il concetto di razza
Quando nel 1871 si tiene al Crystal Palace di Londra la prima esposizione felina organizzata, i persiani sono già lì. È una circostanza che ha pesato più di quanto sembri: le regole delle mostre, gli standard scritti e l’idea stessa di giudicare un gatto rispetto a un modello ideale nascono in gran parte attorno a questo tipo. Il persiano è il gatto su cui nasce lo standard, e non solo il primo a esserne stato misurato.
Il seguito conferma la centralità. Nel 1906 il persiano è fra le sei razze fondatrici della Cat Fanciers’ Association, e la FIFe lo riconosce alla propria fondazione, nel 1949. Oggi, nella classifica CFA per il 2026, è terzo per numero di registrazioni dietro a Maine Coon e ragdoll: ha perso il primato ma non la diffusione, e resta la razza a pelo lungo con la storia documentata più lunga.
Più di quattrocento combinazioni di colore
La FIFe indica per il persiano oltre quattrocento varietà di colore e disegno riconosciute, un numero che nessun’altra razza avvicina. Ci sono i solidi, i bicolori, gli argentati e dorati, i tabby in tutte le declinazioni, gli shaded, i cameo, i tartarugati e i colourpoint, con occhi che lo standard descrive brillanti nelle tonalità del rame, del verde o del blu a seconda della varietà. È un catalogo che si è costruito in un secolo e mezzo di selezione.
Da questa base sono nate altre razze riconosciute. L’exotic shorthair è, in sostanza, un persiano a pelo corto, e condivide con lui la conformazione del cranio e quindi anche i problemi che ne derivano. Non a caso il laboratorio della UC Davis elenca fra le razze in cui testare la variante PKD1 non solo il persiano ma anche exotic, british, burmilla, ragdoll, scottish fold e selkirk rex: la parentela si eredita insieme alla malattia.
Il muso che si è accorciato sotto i nostri occhi
Il persiano di oggi non somiglia a quello delle fotografie di inizio Novecento, e il cambiamento è avvenuto in poche decine di anni di selezione volontaria. Confrontando le immagini si vede il naso salire progressivamente, gli occhi diventare più sporgenti e il profilo appiattirsi fino all’allineamento verticale fra fronte, naso e mento che lo standard CFA descrive oggi. È uno dei casi meglio documentati di quanto rapidamente una selezione estetica possa modificare un animale.
La reazione istituzionale è arrivata su due fronti. Lo standard stesso ha fissato dei paletti, chiedendo narici abbastanza aperte per respirare senza restrizione e squalificando il tartufo posizionato sopra la linea superiore dell’occhio aperto. International Cat Care, dal canto suo, chiede di scoraggiare attivamente l’allevamento per tratti estremi. Il limite è scritto nello standard, e sta a giudici e allevatori applicarlo, ma anche a chi compra scegliere musi meno estremi.
Un gatto che vive in basso
L’ultima particolarità è posturale e la CFA la mette nero su bianco: il persiano preferisce restare a terra piuttosto che arrampicarsi o salire sui piani di lavoro. È una differenza enorme rispetto alla maggior parte dei gatti, e cambia il modo di attrezzare la casa. Le ragioni per cui in generale il gatto sale sui mobili restano valide, ma qui la spinta è molto più debole e i percorsi verticali complessi restano vuoti.
In pratica conviene tenere basso tutto. Un albero per gatti da 112 centimetri con piattaforme ravvicinate viene usato più di una struttura alta il doppio, e un tiragraffi in cartone ondulato a terra funziona meglio di un palo verticale. Il confronto fra i formati e i materiali è raccolto nella guida ai migliori tiragraffi per gatti, ma il criterio da tenere presente con questa razza non è l’altezza raggiungibile bensì la facilità di accesso.