Gioco e stimoli consigliati per il Persiano

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Poco atletico non vuol dire senza istinto
Le linee guida AAFP e ISFM mettono fra i cinque pilastri di un ambiente sano la possibilità di giocare e di esprimere il comportamento predatorio, e non fanno eccezioni per le razze tranquille. Il persiano ha la stessa sequenza di caccia degli altri gatti: individua, si appiatta, insegue, cattura. Cambia l’ampiezza del movimento, non la motivazione, e un gioco tarato su distanze corte funziona benissimo anche con un soggetto che non salta.
L’errore tipico è concludere che non gioca dopo due tentativi fatti con lo strumento sbagliato. Un topo di peluche lanciato lontano non ottiene niente, una bacchetta mossa lentamente a venti centimetri dal muso quasi sempre sì. La differenza sta nella velocità e nella distanza: movimenti brevi, pause di appostamento, oggetto che sparisce dietro un bordo e riappare. È lo stesso principio del gioco con qualunque gatto, applicato con un’altra scala.
Sessioni corte, a terra, senza salti
La formula che funziona è cinque minuti due o tre volte al giorno, sempre agli stessi orari, sul pavimento. Una bacchetta con piume permette di controllare il ritmo e tiene le mani lontane dai denti, e la regola resta muovere la preda lontano dal gatto e mai verso di lui. Ogni sessione va chiusa con una cattura riuscita, seguita possibilmente da un piccolo pasto: è quello che completa il ciclo e porta al riposo.
Due avvertenze pratiche. Le bacchette con fili e piume vanno riposte dopo l’uso, perché fili e nastri ingeriti sono fra le emergenze chirurgiche più frequenti nel gatto, e in una razza a pelo lungo il rischio si somma a quello dei boli. Il puntatore laser è meglio evitarlo: non permette nessuna cattura reale e genera frustrazione, e se proprio lo si usa va sempre fatto atterrare su un oggetto fisico che il gatto possa prendere.
Olfatto e superfici: l’arricchimento che costa poco
Le stesse linee guida internazionali dedicano uno dei cinque pilastri all’importanza dell’olfatto, e con un gatto poco motorio è la leva più efficace. Scatole di cartone nuove, sacchetti di carta, un tunnel pieghevole con qualche crocchetta dentro, erba gatta offerta ogni tanto e non tutti i giorni: sono stimoli che non richiedono salti e che riempiono la giornata. Il funzionamento dell’olfatto felino è spiegato in il gatto e l’olfatto.
Il graffio rientra nello stesso capitolo, perché serve anche a lasciare segnali. Un persiano graffia meno di un gatto atletico, ma ha comunque bisogno di un supporto, e i modelli orizzontali funzionano meglio dei pali alti: un tiragraffi in cartone ondulato appoggiato vicino al punto di riposo viene usato più di una struttura verticale in un angolo. Il tiragraffi va dove passa il gatto, non dove sta bene all’arredamento.
Il gatto che non gioca più
Il segnale che qualcosa non va è chiaro e va preso sul serio: un gatto che smette del tutto di rispondere agli stimoli. In questa razza la tentazione di attribuirlo al temperamento è forte, ed è proprio per questo che l’errore è frequente. Prima di considerarlo un tratto caratteriale vanno esclusi il dolore articolare, il sovrappeso, i problemi respiratori e i disturbi oculari, che rendono faticoso o poco piacevole seguire con lo sguardo un oggetto in movimento rapido.
La casistica completa, con le cause mediche e quelle ambientali, è raccolta in perché il gatto non gioca, e vale la pena leggerla prima di rassegnarsi. Un persiano adulto che non gioca da mesi va visitato, non giustificato: nella maggior parte dei casi il ritorno spontaneo del gioco dopo una terapia antidolorifica o dopo un intervento sulle vie aeree è la conferma più chiara che il problema non era il carattere ma qualcosa di curabile.