Gattini e riproduzione dell’Ocicat

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I due referti che non possono mancare
Con questa razza le domande da fare a un allevamento sono precise, perché due delle predisposizioni ereditate dall’abissino hanno un test genetico. Il primo referto è quello per l’atrofia progressiva della retina in forma rdAc, il secondo è quello per il deficit di piruvato chinasi. Entrambi si eseguono su un tampone boccale, entrambi valgono per tutta la vita del gatto e riguardano i genitori, non il cucciolo. Un gattino non si testa per sapere se ci vedrà: si sceglie da genitori già testati.
La lettura è semplice, perché in tutti e due i casi la trasmissione è autosomica recessiva. Sano significa nessuna copia della variante, portatore una copia e nessun sintomo, malato due copie. La regola di accoppiamento che ne segue è una sola: non si accoppiano mai due portatori. Un portatore con un partner negativo non produce gattini malati, e questo permette di conservare linee di sangue utili invece di escluderle in blocco.
Quello che nessun test può dirti
Sull’amiloidosi renale il discorso cambia, perché il test genetico non esiste e nessun referto può escluderla. L’unico strumento è la storia delle linee: a che età sono morti i riproduttori delle generazioni precedenti, quanti soggetti hanno avuto problemi renali giovanili, che cosa dicono gli esami del sangue e delle urine dei genitori. Un allevatore che risponde in modo vago su questo punto sta lasciando fuori l’informazione più importante che ha.
Lo stesso vale per il cuore. Non essendoci una variante genetica identificata nella razza, conta solo l’ecocardiografia dei riproduttori, fatta da un cardiologo e ripetuta nel tempo invece che una volta sola. Va chiesto anche il pedigree completo: il regolamento CFA ammette ancora l’abissino come incrocio autorizzato, quindi sapere se e dove compare nelle ultime generazioni serve a capire quali predisposizioni tenere d’occhio. Il pedigree completo va chiesto prima della caparra, non dopo.
Parto, cucciolata e prime settimane
La base genetica larga costruita su tre razze ha dato all’Ocicat una riproduzione tendenzialmente semplice: le fonti di razza riportano parti senza particolari complicazioni e cucciolate di dimensione media, attorno ai tre o quattro gattini. Questo non rende nessuna nascita una formalità, e il veterinario va allertato prima della data prevista invece che durante il parto, che nel gatto arriva in media dopo poco più di nove settimane di gestazione.
Nelle prime settimane il lavoro lo fa la madre, mentre l’intervento umano serve a garantire un ambiente tranquillo, caldo e riparato e a pesare i gattini ogni giorno: la crescita quotidiana è il primo indicatore che qualcosa non funziona. Una cuccia nido morbida e lavabile in un angolo poco frequentato basta e avanza, e il passaggio al cibo solido segue i tempi descritti in lo svezzamento del gattino. Se un gattino resta indietro per due giorni di fila va coinvolto il veterinario.
Socializzazione: qui costruisce il carattere
In una razza che deve diventare estroversa, la socializzazione non è un accessorio. La finestra sensibile del gatto si chiude presto, molto prima che nel cane, e un gattino cresciuto in casa fra rumori domestici, persone diverse e manipolazione quotidiana diventa l’Ocicat descritto dagli standard; uno cresciuto isolato in un box resta diffidente da adulto. I passaggi utili sono elencati in la socializzazione del gattino. È anche il motivo per cui le cessioni troppo precoci vanno rifiutate, per quanto invitanti.
Nei primi giorni a casa conviene limitare lo spazio a una stanza con tutte le risorse e allargarlo gradualmente, mantenendo il substrato della lettiera uguale a quello dell’allevamento come spiegato in la prima lettiera del gattino. Un trasportino morbido per il viaggio va bene per il trasferimento iniziale, ma servirà presto un modello rigido, perché questo gatto si sposta e va dal veterinario spesso. Le prime notti sono quasi sempre rumorose e non richiedono interventi particolari.