Curiosità e aneddoti sull’Europeo

Foto: Lance 94 (Sebastian Rosa) · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Il tigrato è un disegno, non una razza
Il mantello che in Italia si chiama soriano è il tabby, e non identifica nessuna razza: è il disegno ancestrale del gatto, quello che si vede anche nel gatto selvatico. Ne esistono varianti diverse, dalla riga stretta e verticale del tigrato classico ai grandi vortici sui fianchi del marmorizzato, fino al maculato. Tutti i gatti hanno i geni del tabby, anche i neri e i rossi: nel nero il disegno è coperto, e con la luce giusta a volte si intravede ancora.
Il colore del mantello nell’europeo è una lotteria molto più ampia che nelle altre razze, perché nessuno ha ridotto le combinazioni possibili. Lo standard FIFe rimanda a una tabella di varietà riconosciute e aggiunge un vincolo netto: le varietà di colore che derivano da incroci con altre razze non sono ammesse. È il motivo per cui certi colori tipici delle razze orientali non compaiono in un europeo iscritto, mentre sui gatti di strada si trovano comunque.
Occhi impari e mantelli bianchi
Lo standard dell’europeo accetta gli occhi verdi, ambra e blu, e ammette esplicitamente i soggetti odd eyed, cioè con un occhio blu e l’altro ambra. Non è una stranezza da collezione ma una conseguenza della genetica del bianco, che agisce sulla migrazione delle cellule pigmentate durante lo sviluppo. Nei gatti bianchi la stessa variante può interessare anche l’orecchio interno: una parte dei gatti bianchi con occhi blu è sorda, talvolta da un lato solo.
È un aspetto che vale la pena conoscere prima di scegliere un gattino tutto bianco. Un gatto sordo può avere una vita del tutto normale, purché viva in casa o in un ambiente protetto, perché non sente le automobili né i cani che arrivano da dietro; miagola spesso più forte e va avvicinato entrando nel suo campo visivo. Il test che il veterinario può proporre si chiama BAER e misura la risposta uditiva del tronco encefalico.
Il gatto delle colonie
L’europeo è anche il gatto delle colonie urbane, un modello sociale che smentisce il luogo comune del felino solitario. Dove il cibo è concentrato e prevedibile i gatti si organizzano in gruppi a base femminile, con femmine imparentate che allattano anche i figli delle altre, mentre i maschi adulti si muovono su territori più larghi. La struttura salta quando arrivano individui nuovi in continuazione, ed è per questo che la sterilizzazione stabilizza le colonie invece di svuotarle.
In pratica una colonia sterilizzata resta sul posto, mantiene il territorio, non produce cucciolate e diminuisce lentamente nel tempo. Toglierla di mezzo funziona molto peggio, perché lo spazio lasciato libero viene occupato in fretta da altri gatti non sterilizzati. È lo stesso motivo per cui la legge italiana prevede il ritorno dei gatti nel loro gruppo dopo l’intervento, e non l’allontanamento dal territorio in cui sono stati catturati: una colonia stabile e sterilizzata è anche il modo più efficace per tenere sotto controllo i numeri.
Perché non esistono due europei identici
Nelle razze molto selezionate un occhio allenato riconosce la linea di sangue guardando la testa. Nell’europeo questo non succede: la variabilità di colore, di disegno e di dettaglio strutturale resta ampia, ed è la stessa variabilità che gli fa da protezione sanitaria. È una razza in cui l’obiettivo dell’allevatore non è spingere un carattere ma tenere il gatto dentro il tipo naturale, che è un lavoro meno appariscente e più difficile da spiegare in esposizione.
Chi convive con un europeo, con o senza documenti, si ritrova quindi un gatto di specie prima che di razza: le abitudini di sonno, il modo di comunicare e i bisogni di gioco sono quelli descritti in il linguaggio dei gatti e in quanto dorme un gatto. Per tenerlo in movimento bastano una bacchetta con piume e qualche foglia di erba gatta, non un accessorio dedicato alla razza, che per l’europeo semplicemente non esiste.