Europeo: la vita in appartamento

Foto: Lance 94 (Sebastian Rosa) · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Adattabile non vuol dire che si accontenta
L’europeo ha la fama di stare bene ovunque, e in parte se la merita: è un gatto senza esigenze strutturali particolari, che non soffre il caldo come uno sphynx né richiede la manutenzione di un pelo lungo. Da qui però si scivola in un equivoco, cioè pensare che un appartamento vada bene così com’è. Un gatto che non si lamenta non è per forza un gatto soddisfatto: si limita a dormire di più, a ingrassare e a reagire male a qualunque cambiamento, dal trasloco all’arrivo di un ospite.
Il punto di partenza è la stessa lista che vale per qualunque gatto d’appartamento: postazioni in alto, nascondigli chiusi, un affaccio su una finestra, superfici da graffiare in orizzontale e in verticale, gioco quotidiano. Il modo di distribuirle nello spazio disponibile fa la differenza fra una casa vivibile e una casa in cui il gatto ha un solo posto per stare, e l’impianto generale è descritto in il gatto in appartamento.
Verticale prima che grande
La superficie utile di una casa per un gatto non si misura in metri quadri ma in percorsi: mensole, mobili raggiungibili con salti brevi, un punto alto da cui controllare la stanza. Un albero per gatti da 143 centimetri davanti alla finestra risolve da solo tre esigenze diverse, cioè osservare, riposare e graffiare. Nelle case piccole le mensole da parete per gatti sfruttano l’altezza senza occupare il pavimento, purché siano fissate su tasselli adeguati.
Il criterio per scegliere l’altezza è quanto salta comodamente quel gatto, non quanto è alto il mobile. Un adulto in forma copre distanze notevoli, ma un soggetto in sovrappeso o anziano rinuncia dopo il primo tentativo andato male, e la struttura resta inutilizzata. Meglio gradini ravvicinati che un unico salto spettacolare: è la stessa logica per cui un gatto sceglie sempre la via più comoda per arrivare in alto, e non la più spettacolare.
Lettiera, risorse e numero di gatti
La regola pratica è una vaschetta per gatto più una, in stanze diverse e non allineate nello stesso corridoio, con la stessa distribuzione applicata ad acqua, cibo e posti per dormire. Una lettiera lunga almeno una volta e mezza il gatto senza la coda, tenuta pulita due volte al giorno, previene la maggior parte dei rifiuti; il resto delle cause, mediche e ambientali, è in perché il gatto non usa la lettiera.
Sul substrato l’europeo non ha preferenze di razza, ma quasi tutti i gatti scelgono un materiale fine e non profumato quando possono confrontarlo. Una lettiera vegetale da 20 litri è leggera da movimentare e trattiene bene gli odori; le alternative agglomeranti minerali costano meno, pesano di più e fanno un blocco più compatto da togliere. Il confronto per materiale, potere agglomerante e polverosità è nella guida alle migliori lettiere per gatti, che resta il criterio più utile per scegliere senza provarne cinque.
Dentro o fuori: la domanda che divide
Il gatto comune è anche quello che più spesso ha accesso all’esterno, e non esiste una risposta valida per tutti. Fuori il gatto trova stimoli che nessun appartamento riproduce, ma incontra automobili, cani, altri gatti, veleni e le malattie infettive che si trasmettono nei combattimenti. Dentro vive più a lungo in media, a patto che la casa gli dia qualcosa da fare: l’appartamento povero è la vera controindicazione, non l’appartamento in sé.
Le soluzioni intermedie sono le più sensate: un balcone messo in sicurezza con rete a maglia stretta, un giardino recintato, un’uscita solo nelle ore diurne. Chi lascia il gatto solo per molte ore deve compensare con arricchimento e con una routine stabile, perché la noia si trasforma in richieste vocali, in sonno eccessivo e in comportamenti distruttivi. Su questo la razza non offre nessuna scorciatoia: un europeo abituato a uscire e chiuso in casa da un giorno all’altro ha bisogno di settimane e di una casa attrezzata per adattarsi.