Cura del pelo e salute dell’Havana Brown

Foto: Havanabrowngirl · CC BY 4.0 · via Wikimedia Commons
Un mantello corto che si cura in cinque minuti
Il pelo è corto, liscio, lucido e aderente, di un marrone caldo che la CFA descrive come mogano: uniforme fino alla radice, senza sfumature e senza barrature. Anche i baffi sono marroni, dettaglio che nello standard è richiesto esplicitamente e che nessun’altra razza prevede. La manutenzione è minima, e un pettine con spazzola morbida passato una volta alla settimana basta a togliere il pelo morto e a lucidare il mantello.
Vale la pena usare quei cinque minuti anche per controllare la pelle, le orecchie e la bocca, che in questa razza è il punto da tenere d’occhio. Il colore, come tutti i cioccolato, tende a schiarire se il gatto passa molte ore al sole diretto dietro un vetro: il mantello sbiadisce con l’esposizione, e non è un problema sanitario ma spiega perché due soggetti della stessa linea possano apparire di tonalità diverse.
Il vero problema sanitario è il pool genetico
Qui sta il punto che distingue questa razza da quasi tutte le altre. La chiusura degli incroci nel 1974 ha lasciato una popolazione minuscola: nel 1997, secondo il quadro pubblicato dalla CFA l’anno successivo, esistevano meno di mille Havana Brown al mondo, di cui meno di centotrenta soggetti interi utilizzabili in riproduzione, distribuiti in una dozzina scarsa di allevamenti. Le combinazioni possibili erano pochissime, spesso meno di quattro partner non strettamente imparentati per ciascun gatto.
Il dato genetico conferma quello che i numeri suggerivano: la genetista felina Leslie Lyons indica burmese, Singapura e Havana Brown come le razze consolidate con la diversità genetica più bassa misurata. Una popolazione così ristretta paga il conto in modo indiretto, cioè con fertilità ridotta, cucciolate piccole e minore vigore generale, più che con una singola malattia ereditaria. È il motivo per cui, in questa razza, la domanda giusta all’allevatore non riguarda un test ma la genealogia.
Va detto che non esistono malattie ereditarie specificamente descritte per l’Havana Brown, il che è una buona notizia e un’informazione parziale insieme: una popolazione così piccola è anche difficile da studiare. L’unica tendenza segnalata con una certa costanza è una maggiore frequenza di gengiviti, probabilmente ereditata dalla componente siamese, e va gestita come si gestisce la bocca di qualunque gatto: controlli regolari e attenzione ai segnali descritti in i denti del gatto.
L’apertura degli incroci del 1998 e come funziona
Nel 1998 il consiglio di razza ottiene l’autorizzazione a riaprire i registri, cosa rarissima in una razza già riconosciuta a campionato. Il programma ammette tre categorie di partner esterni: gatti domestici a pelo corto non registrati, purché neri o blu; orientali a pelo corto di qualunque colore tranne i pointed, il cinnamon e il fawn; siamesi chocolate point o seal point. Un caso raro di registri riaperti per salvare una razza invece che per crearne una nuova.
Il meccanismo è semplice e vale la pena capirlo prima di leggere un pedigree. I figli dell’incrocio sono la generazione F1, che non è registrabile come Havana Brown; riaccoppiando un F1 con un Havana Brown si ottiene la generazione F2, e i gattini marroni di quella cucciolata sono a tutti gli effetti Havana Brown registrati. Servono quindi due generazioni per rientrare, e le regole di registrazione sono state riviste anche di recente per tenere il programma aperto.
Il programma ha funzionato, ma non ha risolto tutto: nel 2024 gli allevamenti registrati nel mondo erano una quindicina, dodici dei quali in Nord America. Significa che la razza resta fra le più rare in assoluto e che la selezione è ancora un lavoro di pochi. Per chi compra, chiedere se e come l’allevamento partecipa al programma di outcross non è un’impertinenza: è la domanda più informativa di tutte, molto più del colore degli occhi.
Che cosa resta da controllare in un gatto singolo
Per il gatto che vive in casa il programma sanitario è quello di qualunque altro: profilo vaccinale aggiornato, controlli annuali fino ai sette anni e poi più ravvicinati, peso monitorato, bocca guardata due volte l’anno. Il test genetico disponibile e sensato in questa razza è quello per l’atrofia progressiva della retina rdAc, autosomica recessiva, che i laboratori di riferimento offrono su tampone boccale insieme alla tipizzazione del gruppo sanguigno, utile soprattutto a chi alleva.
L’altra attenzione riguarda l’idratazione, perché una gengivite dolorosa riduce l’assunzione di cibo umido e quindi di acqua, e perché nel gatto adulto il rene è l’organo che paga per primo. Una fontanella in acciaio da 2,6 litri aumenta il numero di sorsate quotidiane e si lava meglio della plastica. Se invece un gatto comincia a bere molto più del solito, i sospetti da escludere sono altri e sono elencati in il gatto beve troppo.