Origine e storia dell’Havana Brown

Foto: Havanabrowngirl · CC BY 4.0 · via Wikimedia Commons
Un gatto marrone costruito nell’Inghilterra del dopoguerra
L’Havana Brown non è una razza naturale: è il risultato di un progetto preciso, portato avanti nei primi anni Cinquanta da un gruppo di allevatrici inglesi che si chiamò prima The Havana Group e poi The Chestnut Brown Group. L’obiettivo era ottenere un gatto interamente marrone cioccolato, e la strada scelta fu accoppiare siamesi portatori del gene cioccolato con gatti domestici neri che portavano lo stesso allele recessivo. Il colore era il punto di partenza, il tipo è arrivato dopo.
Il primo soggetto registrato, Elmtower Bronze Idol, nacque da un accoppiamento non programmato, il che dice bene quanto fosse sottile il confine fra progetto e fortuna. Il mantello che ne uscì è quello di oggi, corto e lucido, che si mantiene con un pettine con spazzola morbida passato una volta alla settimana. Il Governing Council of the Cat Fancy riconobbe la razza nel 1958 con il nome di Chestnut Brown Foreign Shorthair, cambiato in Havana nel 1970. Sul nome le versioni sono due e nessuna è dimostrata: il colore del coniglio Havana o quello del tabacco dei sigari cubani, e la questione non è mai stata chiusa.
L’America, il tipo moderato e le strade che si dividono
A metà degli anni Cinquanta Elsie Quinn importa negli Stati Uniti un soggetto destinato a diventare il capostipite americano, Roofspringer Mahogany Quinn. Da lì la razza prende una direzione diversa da quella inglese: gli allevatori americani rifiutano gli estremi e mantengono un tipo moderato, con una testa più lunga che larga e uno stop marcato all’altezza degli occhi. La CFA la riconosce nel 1959 e le concede lo status di campionato nel 1964. La razza diventa di fatto nordamericana.
In Inghilterra, invece, il tipo si allunga fino a confluire nel gruppo degli orientali. Il risultato è che dagli anni Settanta le due popolazioni non si parlano più: negli Stati Uniti resta un gatto di corporatura media e muso squadrato, che il gergo degli allevatori descrive come una pannocchia infilata in un’arancia, mentre in Europa lo stesso colore compare su un fisico completamente diverso. È una separazione avvenuta senza polemiche, ma che ancora oggi genera confusione negli annunci di vendita.
Havana Brown, Havana inglese e Suffolk: tre cose diverse
Chi cerca questa razza in Italia trova quasi sempre qualcos’altro. L’Havana riconosciuto in Gran Bretagna dal GCCF appartiene al gruppo degli orientali ed è, a tutti gli effetti, un orientale a pelo corto di colore cioccolato: corpo lungo, testa a cuneo, orecchie molto grandi. La FIFe non riconosce affatto l’Havana Brown, e il gatto marrone che si vede nelle esposizioni europee è un orientale con il codice colore del cioccolato, non un parente stretto di quello americano.
Per complicare il quadro, nel 2014 il GCCF ha accettato a registrazione una terza razza, il Suffolk, nata proprio per recuperare il tipo moderato dell’Havana delle origini che gli orientali avevano nel frattempo abbandonato; ha ottenuto lo status di campionato nel 2018. Stesso colore, tre razze distinte: quando si legge un annuncio conviene guardare la sigla sul pedigree e la forma della testa nelle foto, perché il nome da solo non basta a capire che cosa si sta comprando.
Il 1974, la chiusura dei registri e il conto da pagare
Nel 1974 gli incroci con altre razze vengono chiusi, e la razza resta a coltivare un patrimonio genetico costruito su pochissimi fondatori. È la scelta che determina tutta la storia sanitaria successiva: negli anni Novanta gli allevatori si trovano con pochissime combinazioni possibili e con una consanguineità molto alta. Un articolo pubblicato dalla CFA nel 1998 fotografava la situazione senza addolcirla, e da lì è partito il lavoro di apertura dei registri di cui si parla ancora oggi.
Il risultato pratico, per chi oggi cerca un cucciolo, è che le distanze da coprire sono grandi e i tempi di attesa lunghi: gli allevamenti attivi si contano sulle dita di due mani e stanno quasi tutti in Nord America. Chi affronta un viaggio del genere deve organizzarlo bene, a partire da un trasportino rigido con omologazione IATA che si apre dall’alto e si separa a metà, abituandolo prima come spiega il gatto e il trasportino: il viaggio è la parte più stressante. L’ambientamento nella casa nuova, poi, segue le stesse regole di il gatto e il trasloco: una stanza sola all’inizio, tutte le risorse a portata e nessuna fretta.