Maobau

Educazione e intelligenza dell’Havana Brown

Cucciolo di Havana Brown dal manto bruno

Foto: Havanabrowngirl · CC BY 4.0 · via Wikimedia Commons

Un gatto che ragiona con le zampe

L’uso delle zampe che la CFA descrive come tratto affettivo è anche uno strumento cognitivo: questo gatto manipola, tasta, tira, apre. Nella pratica significa che impara in fretta i meccanismi, dalle maniglie a leva agli sportelli, e che si annoia con i giochi che non rispondono. La conseguenza per chi lo educa è positiva: un gatto che manipola impara prima, perché prova da solo invece di aspettare che succeda qualcosa.

Il metodo che funziona è il rinforzo positivo, cioè far seguire immediatamente a un comportamento qualcosa che il gatto vuole. Il tempo conta più del premio: se il rinforzo arriva dopo tre secondi, l’animale sta associando altro. Le sessioni utili durano due o tre minuti e vanno chiuse prima che il gatto si stanchi. Che cosa un gatto sia realmente in grado di imparare, e con quali limiti, è raccontato in quanto è intelligente un gatto.

Le abitudini da costruire nei primi mesi

La prima è farsi maneggiare senza opporsi: bocca, orecchie, zampe e unghie, con tocchi brevi seguiti subito da qualcosa di piacevole. In una razza dove il controllo dentale annuale è parte del programma sanitario, un gatto che accetta di farsi aprire la bocca risparmia stress a tutti. La seconda è il trasportino, che va tenuto aperto in casa tutto l’anno con dentro una coperta: il metodo passo per passo è in il gatto e il trasportino.

Un trasportino rigido con apertura superiore che si separa a metà consente di lasciare il gatto nella base durante la visita, riducendo il momento peggiore a pochi secondi. La terza abitudine è il richiamo: un suono sempre uguale, diverso dal nome, associato a qualcosa di buono. Serve davvero nelle emergenze, quando una porta resta aperta o un gatto spaventato si è infilato in un punto della casa in cui non si vede.

Perché la punizione peggiora le cose

Spruzzare acqua, alzare la voce o afferrare il gatto per la collottola non insegnano il comportamento corretto: insegnano che una persona è imprevedibile. In una razza che costruisce tutta la sua vita attorno al rapporto con gli umani, il danno relazionale è sproporzionato rispetto al risultato. Le linee guida AAFP e ISFM mettono fra i pilastri di un ambiente sano un’interazione umana positiva, coerente e prevedibile, e la punizione lavora esattamente contro quel principio.

L’alternativa è cambiare l’ambiente e rendere conveniente l’alternativa: se sale sul piano di lavoro, il piano va sgomberato e va offerto un punto alto più comodo accanto; se apre uno sportello, si mette un fermo. Il comportamento si sposta, non si spegne. E se un gatto socievole comincia improvvisamente a nascondersi o a evitare il contatto, la prima ipotesi da escludere non è educativa ma clinica, come spiega perché il gatto si nasconde.

Trucchi, giochi cognitivi e limiti reali

Questa razza si presta bene ai giochi di problem solving, cioè contenitori da aprire, tiretti da sfilare, oggetti da spostare per arrivare al cibo. Sono attività che occupano tempo e che sfruttano proprio l’attitudine manipolativa, e si costruiscono anche con materiali di recupero: una scatola con fori, dei rotoli di cartone, un bicchiere rovesciato sopra una crocchetta. La difficoltà va alzata gradualmente, perché un gioco troppo difficile viene abbandonato e non ripreso più.

I limiti però vanno detti. Nessun gatto esegue per compiacere: se la sequenza non porta a niente di utile, smette, e questo non è testardaggine ma economia. Anche le sessioni migliori vanno tenute corte e distribuite, tre volte al giorno per due minuti invece di un quarto d’ora settimanale. Una manciata di foglie di erba gatta canadese a fine sessione funziona su molti soggetti meglio di un bocconcino, e non pesa sulla razione.

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