Curiosità e aneddoti sul Neva Masquerade

Foto: Burgerhus · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons
L’enzima che lavora solo al freddo
Il disegno point dipende da una variante del gene della tirosinasi, l’enzima necessario alla produzione della melanina. Quella versione dell’enzima è termosensibile: funziona alle temperature più basse e si spegne dove la pelle è più calda. Il risultato è il mantello che tutti riconoscono, con muso, orecchie, zampe e coda pigmentati e il tronco chiaro. Il colore è una mappa delle temperature del corpo del gatto, ed è la stessa variante che dà il disegno al siamese e al sacro di birmania.
La trasmissione è recessiva, quindi servono due copie perché il gatto sia point, e due siberiani classici portatori possono generare gattini point senza che nessuno se lo aspetti. Da qui nascono anche i cambiamenti nel tempo: un gatto che invecchia si scurisce, uno che vive in una casa fredda si scurisce di più, e il pelo ricresciuto su una zona rasata torna spesso più scuro finché non viene sostituito dal ricambio successivo.
Occhi azzurri obbligatori, e senza rischi per l’udito
Nel Neva Masquerade l’occhio azzurro non è una possibilità ma un requisito: gli standard chiedono il blu, più intenso possibile, e considerano un difetto squalificante il soggetto point con occhi di altro colore. L’azzurro non è un pigmento ma un effetto ottico dovuto alla mancanza di melanina nell’iride, prodotta dalla stessa variante termosensibile che disegna il mantello. Nei siberiani non point, invece, sono ammesse tutte le sfumature dal giallo dorato al verde.
Vale la pena chiarire un equivoco che gira spesso. Questi occhi azzurri non c’entrano con la sordità: il rischio uditivo noto nel gatto è legato al gene del bianco dominante, che è tutta un’altra cosa, e riguarda i soggetti a mantello bianco, per i quali esiste il test BAER. Un gatto point con occhi azzurri non ha per questo alcuna predisposizione alla sordità congenita, e chi sostiene il contrario sta sovrapponendo due meccanismi genetici diversi.
Non è un siamese a pelo lungo
Il disegno point è condiviso da molte razze, e questo genera confusione con animali che non hanno niente in comune. Il siamese a pelo lungo esiste e si chiama balinese: è un gatto orientale, snello, dall’ossatura fine e dal mantello privo di sottopelo. Il Neva Masquerade è l’opposto strutturale, un gatto pesante, muscoloso, con ossatura importante e triplo mantello. Stesso disegno, animali diversissimi, e la differenza si vede in due secondi mettendoli accanto.
Il paragone più utile è semmai con il ragdoll e con il sacro di birmania, anch’essi point e anch’essi a pelo semilungo, dai quali il Neva Masquerade si distingue per il mantello molto più denso e idrorepellente e per il tipo più rustico. Sul fronte pratico questo significa una cosa sola: il pelo di questa razza va gestito tutto l’anno, e in muta va gestito ogni giorno, come si vede leggendo perché il gatto perde il pelo.
Un gatto artico in una casa riscaldata
Il mantello di questa razza è costruito per il freddo, con un pelo di copertura idrorepellente che le prime gocce d’acqua non attraversano nemmeno. È l’origine degli aneddoti che i proprietari raccontano sempre: il gatto che entra in doccia, quello che pesca i ghiaccetti dal bicchiere, quello che passa il pomeriggio a spostare l’acqua della ciotola. Perché la specie in generale reagisca in modo opposto è spiegato in perché i gatti odiano l’acqua.
Lo stesso mantello è però un problema d’estate, e questi gatti soffrono il caldo prima di molti altri: le indicazioni pratiche sono in il gatto e il caldo, dalle superfici fresche all’acqua distribuita in più punti, e una fontanella silenziosa da 2,2 litri aiuta a far bere di più nelle giornate difficili. D’inverno succede l’opposto: il posto più conteso è il termosifone, e un’amaca da termosifone viene occupata il primo giorno e non abbandonata più.