Alimentazione e fabbisogni nutrizionali del Singapura

Foto: Squeezeweasel (Wikipedia English) · CC BY-SA 2.5 · via Wikimedia Commons
Razioni piccole, errori proporzionalmente grandi
Il fabbisogno di un gatto segue il peso e l’attività, e in una razza che pesa fra i due e i tre chili questo significa porzioni davvero contenute. Le dosi stampate sulle confezioni sono medie calcolate su un gatto di quattro o cinque chili, e applicarle così com’è porta a un sovraccarico costante. Venti grammi in più contano molto su un animale di due chili e mezzo, mentre passerebbero inosservati su un gatto grande. Qui serve una bilancia, non un bicchiere dosatore a occhio.
Il metodo pratico non cambia rispetto agli altri gatti, cambia la tolleranza all’errore: si pesa la razione giornaliera, si divide in due o tre pasti, si controlla il peso una volta al mese e si corregge del dieci per cento alla volta. Il punteggio di condizione corporea si valuta con le mani, passando i polpastrelli sulle coste e guardando il profilo dall’alto. Il procedimento completo, con le formule per il fabbisogno energetico, è spiegato in quanto deve mangiare un gatto.
Il sovrappeso in un gatto di tre chili
Trecento grammi di troppo su un Singapura sono la stessa proporzione di un chilo su un gatto grande, e si accumulano senza che nessuno se ne accorga perché l’animale continua a sembrare piccolo. Il pelo corto e aderente aiuta, perché la forma si vede meglio che in una razza a pelo lungo, ma l’occhio si abitua in fretta. La conta va fatta sui numeri: stessa bilancia, stesso giorno del mese, dato annotato, perché le conseguenze articolari e metaboliche del grasso in eccesso non cambiano con la taglia della razza.
I bocconcini sono il canale attraverso cui passa quasi sempre il sovrappeso, e vanno scalati dalla razione, non aggiunti. Per un gatto così attivo funziona meglio spostare una parte del cibo dentro il gioco, distribuendo le crocchette in punti diversi della casa o dentro contenitori che obblighino a lavorare un po’. Il cibo guadagnato vale doppio, perché occupa tempo e riduce le richieste. Una manciata di foglie di erba gatta canadese serve invece a rendere interessante il gioco che precede il pasto.
Acqua e umido: margini più stretti che altrove
Il gatto è un animale che beve poco e che in natura ricava l’acqua dalla preda. Una dieta di sole crocchette lo obbliga a compensare bevendo, e non tutti i soggetti lo fanno bene. In un animale di due o tre chili il margine di disidratazione è più stretto, quindi alzare la quota di umido è una scelta sensata: il confronto onesto fra i due formati, con pro e contro reali, è in crocchette o umido per il gatto.
Sull’acqua contano il numero e la posizione delle ciotole più della loro forma: lontane dal cibo e dalla lettiera, distribuite in più stanze, riempite ogni giorno. Molti Singapura, come tanti gatti attivi e curiosi, preferiscono l’acqua in movimento, e una fontana silenziosa da 2,5 litri aumenta davvero il numero di sorsate quotidiane. Il criterio di scelta è quanto è facile smontarla e lavarla: una fontana sporca è peggio di una ciotola pulita, senza eccezioni.
Crescita lenta e cambi di appetito
La TICA segnala che il Singapura raggiunge la maturità piena verso i due anni, il che non significa tenerlo ad alimento per gattini fino ad allora: la fase di crescita rapida si esaurisce molto prima e il passaggio all’alimento per adulti si fa in genere entro il primo anno, salvo indicazione diversa del veterinario. Quello che continua più a lungo è il riempimento della struttura, che non si accelera aumentando le porzioni e che anzi peggiora se il gattino ingrassa.
Un capitolo a parte merita il cambio di appetito nell’adulto. In una razza con una predisposizione documentata all’anemia emolitica, un gatto che diventa svogliato a tavola, si stanca in fretta o mostra gengive pallide non è un gatto capriccioso. Due giorni senza mangiare sono un’emergenza in qualunque gatto, per il rischio di sofferenza epatica, e in un animale così piccolo il conto scorre ancora più in fretta: le cause e i tempi sono spiegati in il gatto che non mangia.