Cura del pelo e salute del Singapura

Foto: Squeezeweasel (Wikipedia English) · CC BY-SA 2.5 · via Wikimedia Commons
Un mantello che chiede cinque minuti alla settimana
Il pelo del Singapura è corto, fine, serico e aderente, senza sottopelo abbondante: la CFA indica una spazzolatura settimanale per togliere il pelo morto e non ritiene necessario il bagno se non in preparazione alle esposizioni. Il colore ammesso è uno solo, il sepia agouti, cioè ticking bruno scuro su fondo avorio caldo. La cura del mantello non è un problema in questa razza, e la mezz’ora settimanale che altrove serve per i nodi qui si usa meglio per controllare la pelle.
Il passaggio del pettine con spazzola morbida è infatti l’occasione per palpare un animale piccolo, dove ogni variazione si nota presto: gengive pallide, addome teso, noduli, croste, orecchie sporche. Su un gatto di due chili e mezzo anche cento grammi persi contano, quindi conviene pesarlo sulla stessa bilancia da cucina una volta al mese e annotare il dato. È un’abitudine banale che in questa razza vale più di qualunque prodotto per il pelo.
Deficit di piruvato chinasi: il test da chiedere per primo
Il deficit di piruvato chinasi eritrocitaria è la patologia ereditaria più citata nella razza, e il Singapura compare nell’elenco delle razze testate dal laboratorio di genetica veterinaria della UC Davis. È un’anemia emolitica: manca l’attività di un enzima che serve al metabolismo dei globuli rossi, le cellule diventano instabili e si distruggono prima del tempo. I segni descritti sono letargia marcata, debolezza, calo di peso, ittero e addome dilatato, con gravità ed età di comparsa molto variabili.
La trasmissione è autosomica recessiva, quindi servono due copie della variante perché il gatto sia malato: un portatore con una sola copia è un gatto normale che però la trasmette a circa metà dei figli. Il test si fa su tampone boccale, una volta sola nella vita, e restituisce tre esiti chiari, sano, portatore o affetto. Per chi compra significa una cosa semplice: i referti dei due genitori esistono già oppure non esistono, e nel secondo caso non ci sono spiegazioni che tengano.
L’atrofia progressiva della retina e gli altri controlli
La CFA segnala che gli allevatori sottopongono i soggetti a test genetico e a controlli per l’atrofia progressiva della retina, che porta alla cecità. La forma testata è la rdAc, legata a una mutazione del gene CEP290 e anch’essa autosomica recessiva: la degenerazione si rileva verso i sette mesi di età e la cecità completa arriva di solito fra i tre e i cinque anni. Anche in questo caso il test è su tampone boccale ed è disponibile per la razza.
Un gatto che perde la vista in modo lento si adatta molto bene se l’ambiente resta stabile, ma resta un esito evitabile con un esame che costa poco. Due portatori non vanno mai accoppiati, ed è tutto quello che serve sapere per eliminare la variante in una generazione senza perdere linee di sangue. Chi acquista può chiedere il referto rdAc insieme a quello del deficit di piruvato chinasi: sono due fogli, e un allevamento serio li ha già pronti.
Il vero punto debole: un pool genetico strettissimo
La questione sanitaria centrale del Singapura non è una singola malattia ma la base da cui è partita la razza. Le linee fondatrici sono pochissime, e le analisi genetiche collocano questa razza fra quelle con la diversità più bassa in assoluto insieme a burmese e Havana Brown. Un pool ristretto significa maggiore probabilità che varianti recessive dannose si incontrino, meno margine di selezione e, nella pratica, cucciolate piccole e fertilità ridotta, che nella razza sono segnalate da tempo.
A questo si aggiungono due segnalazioni che vale la pena conoscere. L’inerzia uterina, cioè un’attività contrattile insufficiente durante il parto, era presente in una delle fondatrici e ricompare in alcune femmine, che finiscono in cesareo. E la TICA raccomanda controlli cardiologici periodici perché in alcune linee l’incidenza di cardiomiopatia è più alta: significa ecocardiografia fatta da un cardiologo, non semplice auscultazione. Sono informazioni che un allevatore competente conosce e discute apertamente, invece di liquidarle come dicerie.
Per il singolo gatto che vive in casa, la parte gestibile è la solita e non va sottovalutata: peso stabile, controlli annuali fino ai sette anni e poi più ravvicinati come per qualunque gatto anziano, profilo vaccinale aggiornato e attenzione alla bocca, dove i problemi cominciano prima di quanto si creda e sono descritti in i denti del gatto. Anche l’idratazione conta, perché un animale piccolo ha meno margine di fronte a un problema renale: una fontanella in acciaio da 2,6 litri aumenta le occasioni di bere, e i segnali da non ignorare sono elencati in il gatto beve troppo.