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Curiosità e aneddoti sul Singapura

Singapura color sabbia seduto in casa

Foto: Squeezeweasel (Wikipedia English) · CC BY-SA 2.5 · via Wikimedia Commons

Kucinta, le statue sul fiume e il monumento vivente

Pochi gatti hanno una statua pubblica. Il Singapura sì: lungo il Singapore River, vicino al Cavenagh Bridge, un gruppo di sculture in bronzo raffigura i Kucinta, nome scelto con un concorso pubblico e che richiama l’idea di «quello che amo». Nel 1991 il governo ha riconosciuto la razza come tesoro nazionale vivente, usandola come simbolo turistico dell’isola. È il gatto ufficiale di una città-stato, cosa che nemmeno razze molto più numerose possono dire.

Il paradosso è che la nomina è arrivata proprio negli anni in cui la storia ufficiale della razza veniva messa in discussione dai documenti di importazione. La vicenda ha lasciato una traccia curiosa: nell’isola i gatti di strada dal mantello ticked esistono davvero, ma non sono necessariamente i parenti di quelli registrati in America. La linea fra il gatto simbolo e il gatto da esposizione, in questo caso, è più sottile di quanto racconti la targa sotto le statue.

Il gatto più piccolo del mondo: quanto è vero

Il Singapura viene regolarmente presentato come la razza felina più piccola del mondo, e il dato regge: lo standard CFA indica maschi intorno ai tre chili e femmine che spesso restano attorno ai due, con qualche soggetto ancora più leggero. La struttura però è compatta e muscolosa, non delicata: è un gatto piccolo, non fragile, e la differenza si sente quando salta. Il confronto con altre razze minute, come il munchkin, è ingannevole perché lì la taglia dipende dagli arti corti.

Il secondo equivoco riguarda la crescita. La TICA segnala che la maturità piena arriva verso i due anni, quindi il gattino che sembra non crescere più a otto mesi in realtà sta ancora riempiendo la struttura. Non è una ragione per aumentare le porzioni, anzi: in una razza così leggera il sovrappeso si costruisce in fretta e si vede tardi, e le conseguenze sono quelle descritte per il gatto grasso: è più facile prevenirlo pesando il gatto una volta al mese che correggerlo dopo.

Le linee del ghepardo e il pelo a bande

Il dettaglio estetico più caratteristico non è il colore ma il disegno del muso. Lo standard CFA chiede le cosiddette linee del ghepardo, che partono dall’angolo interno dell’occhio e corrono lungo il naso, insieme a un contorno scuro degli occhi e delle narici che sembra disegnato a matita. Sono le stesse marcature dei tabby ticked, concentrate però in poche zone: il resto del corpo deve restare privo di barrature, che sono motivo di penalizzazione.

Il mantello richiede che ogni pelo porti almeno due bande di ticking scuro separate da bande chiare, su un fondo avorio caldo, e che il ventre e la parte interna delle zampe siano di tonalità più chiara. È lo stesso meccanismo dell’abissino, applicato però su base sepia, cioè con la pigmentazione tipica del burmese. Il colore ammesso è uno solo: qualunque altra tonalità, il bianco e gli occhi blu sono causa di squalifica in esposizione.

Una razza che resta un caso aperto

La storia del Singapura è l’esempio più citato di come una narrazione di origine possa reggersi per decenni e poi incrinarsi con qualche foglio di dogana. Il finale però non è quello che ci si aspetta: la CFA ha chiuso l’inchiesta senza sanzioni, la razza è rimasta a standard, e i dati genetici arrivati dopo hanno confermato la vicinanza al burmese senza che questo cambiasse una virgola dei registri. Per il compratore la conseguenza pratica è una sola, e riguarda la salute più della genealogia.

Chi porta a casa un Singapura porta a casa un gatto piccolo e sfacciatamente socievole, di quelli che ti seguono ovunque per le ragioni raccontate in perché il gatto mi segue in bagno, che chiede presenza tutti i giorni e che vive a lungo se il pool da cui viene è stato gestito con testa. La leggenda non si compra: si comprano i referti dei genitori e la serietà di chi alleva. Il resto è una manciata di foglie di erba gatta e un set di giochi leggeri con piume lasciati a terra, che è quello che al gatto interessa davvero.

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