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Gattini e riproduzione del Neva Masquerade

Neva Masquerade colourpoint a pelo lungo su sfondo nero

Foto: Burgerhus · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons

Che cosa deve mostrarti un allevamento

La distinzione fra un allevamento e una rivendita si fa sui documenti, non sulle fotografie della cucciolata. Vanno chiesti il pedigree rilasciato da un’associazione riconosciuta, il libretto sanitario con vaccinazioni e trattamenti antiparassitari e i referti dei riproduttori: ecocardiografia dei genitori eseguita da un cardiologo, test del DNA per il rene policistico e per il deficit di piruvato chinasi, tipizzazione del gruppo sanguigno. Un allevamento serio mostra i referti senza che tu debba insistere.

Sul cuore la domanda va posta bene, perché è il punto in cui si vedono le differenze fra chi lavora e chi vende. Per il siberiano, e quindi per il Neva Masquerade, non esiste un test genetico della cardiomiopatia ipertrofica: le mutazioni note riguardano maine coon e ragdoll. Il documento di indirizzo del Governing Council of the Cat Fancy britannico raccomanda l’ecocardiografia dopo i dieci mesi, ripetuta ogni due anni, ed è quello il referto da chiedere, con data e nome dello specialista.

Le due promesse che nessuno può mantenere

La prima riguarda l’allergia. Chi vende gattini «ipoallergenici certificati» o linee «a basso Fel d 1» con un sovrapprezzo sta vendendo un’illusione: nessun ente rilascia certificazioni di questo tipo e la produzione dell’allergene varia da individuo a individuo senza ereditarsi in modo prevedibile. Alcuni soggetti ne producono meno di altri, e questo è tutto quello che si può dire. Se l’allergia è il motivo della scelta, l’ordine giusto è diagnosi allergologica, esposizioni ripetute a quel gatto specifico, poi la decisione.

La seconda riguarda il colore. Il Neva Masquerade non è più raro né più pregiato del siberiano classico, e il disegno point non porta con sé né un carattere particolare né una qualità sanitaria: è una variante di colore recessiva. Un sovrapprezzo giustificato con la rarità della colorazione racconta molto di chi lo chiede. Un contratto che preveda il rientro dell’animale se la convivenza fallisce, invece, dice qualcosa di utile sulla serietà di chi lo firma.

Cucciolata, parto e gattini bianchi che poi non lo sono

La gestazione dura circa nove settimane e nella maggior parte dei casi il parto non richiede assistenza, ma il veterinario va allertato prima della data prevista e non durante. Nelle prime settimane il lavoro lo fa la madre: l’intervento umano serve a garantire un angolo tranquillo, caldo e riparato e a pesare i gattini ogni giorno, perché la crescita quotidiana è il primo indicatore che qualcosa non va. Una cuccia nido morbida e lavabile in una stanza poco frequentata basta e avanza.

Una particolarità di questa varietà sorprende chi assiste alla prima cucciolata: i gattini point nascono quasi bianchi. Nell’utero la temperatura è alta e uniforme e l’enzima che produce il pigmento non lavora, quindi il colore comincia a comparire sulle estremità nei giorni successivi alla nascita e si definisce nelle settimane seguenti. Non è un difetto e non dice niente sul colore definitivo, che continuerà a scurirsi per mesi e in parte per anni.

Quando arriva a casa

La finestra sensibile per la socializzazione del gatto si chiude presto, molto prima che nel cane, e un gattino che in quelle settimane non ha incontrato persone, rumori domestici e altri animali resta timoroso da adulto. È il motivo per cui i gattini vanno cresciuti in casa e non in box separati, e per cui l’età minima di cessione ha un senso sanitario e comportamentale insieme. I passaggi utili e i tempi reali sono in la socializzazione del gattino.

Nei primi giorni conviene limitare lo spazio a una stanza, con cibo, acqua, nascondigli e vaschetta distanti fra loro, allargando il perimetro man mano che il gattino esplora da solo. La cassetta va scelta bassa e senza coperchio, come si spiega in la prima lettiera del gattino, e il passaggio al cibo solido segue i tempi descritti in lo svezzamento del gattino. Nelle prime due settimane un diffusore di feromoni aiuta l’ambientamento senza sostituire la pazienza.

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