Origine e storia del Toyger

Foto: Gaynorjl · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Due macchie sulla tempia e un progetto di quarant’anni
La razza nasce da un’osservazione minuta. Alla fine degli anni Ottanta l’allevatrice americana Judy Sugden notò che il suo gatto Millwood Sharp Shooter aveva due macchie tabby sulla tempia, disposte in modo diverso dalle righe che tutti i soggetti tabby portano sulla testa. Da quel dettaglio nacque l’idea di costruire un gatto domestico che ricordasse la tigre non solo per le righe del corpo, ma soprattutto per il disegno del muso, che nel gatto comune segue linee dritte e non anelli concentrici.
Il progetto è durato decenni ed è tuttora aperto. Sugden selezionò nel tempo una quarantina di gatti domestici, scegliendo di volta in volta chi portava il dettaglio giusto: la riga verticale invece che orizzontale, la macchia circolare al posto della lineetta, il fondo arancio più acceso. Il Toyger è un disegno prima che una razza, e questo spiega perché lo standard sia così dettagliato sul mantello e perché i soggetti realmente vicini all’ideale siano ancora una minoranza dei nati.
Scrapmetal, Rumpled Spotskin e un gatto di strada del Kashmir
I capostipiti dichiarati da TICA sono tre. Scrapmetal era un comune gatto domestico a pelo corto con le righe, Millwood Rumpled Spotskin un bengala di ossatura importante, e Jammu Blu un gatto di strada importato dal Kashmir nel 1993 perché aveva macchie fra le orecchie invece delle solite linee tabby. Sono nomi che vale la pena conoscere: raccontano un lavoro fatto con materiale ordinario, cercato dove capitava, e non con l’acquisto di un felide esotico.
L’apporto del bengala nella fase iniziale serviva per la struttura e per il contrasto del mantello. Da lì in avanti la selezione ha lavorato su gatti domestici, e lo standard TICA oggi non ammette nessun incrocio con altre razze. Il risultato è un gatto di taglia media, con maschi che stanno indicativamente fra i quattro chili e mezzo e i sette e femmine più leggere: non è un gatto grande, malgrado la fotografia suggerisca il contrario a chi la guarda senza riferimenti.
Nessuna goccia di sangue di tigre, e nemmeno di serval
Su questo TICA è esplicita fino alla ripetizione: nel Toyger non c’è sangue di tigre, nemmeno una goccia. È l’equivoco che la razza si porta dietro dal nome ed è bene chiarirlo subito, perché è la differenza sostanziale con gli ibridi veri. Un Savannah discende da un serval e un bengala di prima generazione da un gatto leopardo asiatico; il Toyger discende soltanto da gatti domestici, selezionati per assomigliare a un animale che non è mai entrato nel suo albero genealogico.
L’unica sfumatura da dire per correttezza riguarda il bengala usato all’inizio, che a sua volta discende da un felide selvatico ma a molte generazioni di distanza ed è a tutti gli effetti un gatto domestico. Il GCCF britannico lo mette per iscritto: nello sviluppo del Toyger non è stato usato nessun nuovo incrocio con felini selvatici. Sul piano pratico questo significa che non ci sono permessi da chiedere, divieti da verificare o generazioni da controllare, come invece serve per gli ibridi recenti.
Dal registro TICA del 1993 al campionato del 2007
Il percorso di riconoscimento è documentato e piuttosto rapido per una razza nuova. TICA accettò il Toyger in registrazione nel 1993, lo ammise alle esposizioni come nuova razza nel 2000 e gli concesse lo status di campionato nel febbraio 2007. In Europa il cammino è stato più lento: il GCCF britannico lo ha riconosciuto nell’ottobre 2015 e gli ha dato lo status preliminare nel giugno 2016, con la formula che indica una razza ancora in sviluppo e non consolidata.
Quella formula non è burocrazia. Vuol dire che il numero di soggetti registrati resta piccolo, che gli allevatori attivi sono pochi in tutto il mondo e che le linee di sangue si assomigliano molto fra loro. È il dato che conta di più al momento dell’acquisto, più del disegno del mantello: chi compra un Toyger compra un gatto di una popolazione ristretta, con tutto quello che ne consegue in termini di controlli sanitari, come si vede ragionando su quanto vive un gatto in generale.
Il resto è gestione ordinaria di un gatto a pelo corto, e su questo la razza non chiede niente di speciale. Una spazzola con pettine per gatti usata una volta alla settimana basta per il mantello, e le esigenze di spazio sono quelle descritte per il gatto in appartamento: superfici in alto, un albero per gatti da 112 cm ben piazzato, punti di riposo in stanze diverse. Il prezzo elevato dei cuccioli dipende dalla rarità, non da bisogni particolari dell’animale.