Maobau

Gioco e stimoli consigliati per il Toyger

Toyger dal manto tigrato disteso che guarda in camera

Foto: Gaynorjl · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons

La sequenza di caccia va chiusa, non interrotta

Il gioco del gatto è una sequenza precisa: individuazione, avvicinamento, agguato, scatto, presa e uccisione simulata. Se la si interrompe a metà, riponendo il gioco mentre il gatto è ancora eccitato, resta una frustrazione che si scarica altrove. Ogni sessione deve finire con una presa, cioè con l’oggetto afferrato e tenuto, e subito dopo con qualcosa da mangiare, perché è così che la sequenza si chiude in natura e il gatto passa al riposo.

Lo strumento più efficace resta la bacchetta, perché permette di simulare una preda che scappa, si nasconde dietro un mobile e si ferma, invece di muoversi a caso. Una bacchetta con piume costa poco e va conservata fuori portata quando non si usa, sia perché fili e piume ingeriti sono pericolosi, sia perché un gioco sempre disponibile smette di essere interessante nel giro di pochi giorni. La rotazione degli oggetti conta quanto il tempo dedicato.

Quanto gioco serve a un Toyger

Due sessioni da dieci o quindici minuti al giorno sono una buona base, meglio se a orari prevedibili e con una collocata alla sera, così da far coincidere caccia, pasto e sonno. Non è una razza iperattiva e non chiede le quantità che servono a un ibrido, ma è un gatto sveglio che si annoia se la giornata è vuota. La regolarità conta più della durata: sessioni corte e frequenti stancano meglio di una lunga maratona serale.

Il segnale che la dose non basta si legge nel comportamento, ed è quasi sempre lo stesso: risvegli notturni rumorosi, oggetti fatti cadere dai piani, richieste insistenti di attenzione. Un gatto che al contrario smette di giocare del tutto va guardato con attenzione, perché il disinteresse improvviso è spesso un segnale clinico e non caratteriale: le cause possibili sono raccolte in perché il gatto non gioca e meritano una visita.

Cibo da cercare e giochi di testa

La ricerca stanca più della corsa, e in un gatto collaborativo come questo è la leva migliore. Piccole porzioni nascoste in punti diversi della casa, contenitori da rovesciare, scatole di cartone con i buchi, tappetini in cui infilare i croccantini: tutto quello che allunga il tempo fra la fame e il boccone lavora nella direzione giusta. È anche il modo più semplice per gestire le ore in cui non c’è nessuno, senza lasciare il gatto in un ambiente inerte.

Vanno bene anche i giochi elettrici che si muovono da soli, con un limite da conoscere: non offrono la presa finale e quindi non chiudono la sequenza. Una palla automatica interattiva funziona come riempitivo se viene accesa per un tempo limitato in una stanza chiusa, non come sostituto della bacchetta. Un ciuffo di erba gatta in foglie sparso su un tappetino aggiunge la componente olfattiva, con l’avvertenza che non tutti i gatti rispondono al nepetalattone.

Scatole, altezze e sicurezza dei giochi

Le scatole di cartone sono l’arricchimento più sottovalutato e il più economico: offrono un nascondiglio, un punto di osservazione protetto e un materiale sacrificabile da graffiare. Vanno sostituite quando si consumano e spostate ogni tanto, perché è il cambio di posizione a renderle di nuovo interessanti. Il motivo per cui funzionano così bene, che riguarda la sensazione di sicurezza più che il gioco, è spiegato in perché il gatto ama le scatole.

Sulla sicurezza vale una regola sola e non negoziabile: fili, elastici e nastri vanno tolti, sempre, appena finita la sessione. Un filo ingerito può incastrarsi alla base della lingua e attraversare l’intestino, ed è una delle urgenze chirurgiche più frequenti nel gatto giovane. Lo stesso vale per i sacchetti di plastica, per i fermagli e per i piccoli oggetti che rotolano sotto i mobili e vengono ritrovati con i denti prima che con le mani.

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