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Origine e storia del Chausie

Chausie fulvo disteso su un terreno sabbioso

Foto: Wilczakrew · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons

Il gatto della giungla, che non è un gatto qualunque

Alla base della razza c’è una specie selvatica precisa, Felis chaus, che in italiano si chiama gatto della giungla o gatto delle paludi. È un felide di taglia media, lungo fra i 59 e i 76 centimetri di testa e corpo, alto quasi trentasei centimetri al garrese, con zampe lunghe, orecchie grandi e coda corta rispetto al corpo. Vive in una fascia enorme che va dall’Egitto al Caucaso, all’Asia centrale e al sud-est asiatico, ma sempre legato all’acqua e ai canneti: paludi, zone umide, sponde di fiume, vegetazione fitta.

La IUCN lo classifica come specie a rischio minimo sul piano globale, pur con popolazioni in difficoltà in diversi Paesi, e la CITES lo inserisce nell’Appendice II. È un cacciatore di piccoli mammiferi, uccelli, pesci e rane, e ha una particolarità rara fra i felidi: è parzialmente onnivoro e mangia frutta, soprattutto d’inverno. Tenere a mente da dove arriva il Chausie serve a capire il resto della scheda, perché quasi tutto quello che questa razza chiede in casa discende da lì.

1990, 1995, 2013: le tre date che contano

La storia moderna della razza è breve e documentata. TICA riporta che il primo accoppiamento registrato fra un gatto della giungla e un gatto domestico risale al 1990, che il Chausie ha ottenuto la registrazione come razza di fondazione nel 1995 e che lo status di campionato è arrivato il primo maggio 2013. Sono ventitré anni fra il primo incrocio e l’ammissione piena in esposizione: una razza giovanissima, con pochissimi decenni di registri alle spalle e nessuna casistica clinica di popolazione.

Il riconoscimento è sostanzialmente uno solo. TICA la ammette al campionato, altre federazioni non l’hanno seguita, e questo va detto a chi immagina di comprare un gatto con un pedigree spendibile ovunque. La conseguenza pratica più utile è un’altra: su una razza così recente non esistono studi epidemiologici, programmi di screening consolidati o pannelli genetici dedicati. Chi compra deve quindi chiedere più documenti, non meno, e diffidare di qualunque affermazione sulla salute che non sia accompagnata da referti.

F1, F2, SBT: che cosa dicono davvero le sigle

La sigla indica quante generazioni separano il gatto dall’antenato selvatico. Un F1 nasce dall’incrocio diretto fra Felis chaus e gatta domestica, un F2 ha un nonno selvatico, un F3 un bisnonno. La sigla SBT, che nel gergo delle associazioni significa stud book tradition, identifica i soggetti a partire dalla quarta generazione, cioè quelli che vengono considerati pienamente domestici e che si vedono in esposizione. Fra un F1 e un SBT c’è la differenza fra due animali diversi, non fra due varianti dello stesso gatto.

Anche negli SBT resta però un gatto lungo, alto e asciutto, costruito per muoversi. Lo standard TICA descrive un animale slanciato, dal torace profondo e dalle zampe lunghe, con orecchie grandi e alte sulla testa distanti fra loro circa due dita, e i maschi si aggirano sui sette chili con femmine più leggere di circa il quindici per cento. Una casa che lo accoglie deve offrire altezza vera: un albero per gatti da 143 centimetri è il punto di partenza, non un accessorio decorativo.

Sul mercato le sigle sono anche il punto in cui si imbroglia di più. La generazione dichiarata a voce non vale niente, va letta sul pedigree e ricostruita sull’albero genealogico, perché il prezzo cambia molto fra una generazione e l’altra e la tentazione di gonfiare è forte. Chi non riesce a farsi mostrare i genitori, i nonni e i documenti di registrazione sta comprando un’etichetta e non un animale. Le esigenze quotidiane sono quelle descritte in il gatto in appartamento, moltiplicate.

Detenzione, permessi e il controllo da fare prima

Felis chaus è in Appendice II CITES, e la CITES stabilisce che gli ibridi con un antenato di specie tutelata nelle quattro generazioni precedenti vanno trattati come esemplari della specie protetta. Nell’ordinamento italiano la famiglia dei felidi compare per intero nell’elenco del decreto ministeriale del 19 aprile 1996 sulle specie che possono costituire pericolo per l’incolumità pubblica, con l’esclusione degli animali domestici. Tradotto: le prime generazioni non sono un gatto qualunque nemmeno sul piano amministrativo, e le regole cambiano da Paese a Paese.

La verifica va fatta prima di firmare, non dopo, e va fatta con il servizio veterinario della propria ASL e non con il venditore, che ha un interesse evidente a semplificare. Chi acquista dall’estero deve controllare anche microchip, passaporto e documenti di importazione. Sul resto della gestione quotidiana il Chausie non chiede nulla di esotico: una spazzola con pettine per gatti basta per il mantello, e le aspettative di durata della vita sono quelle discusse in quanto vive un gatto, non quelle raccontate negli annunci.

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