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Curiosità e aneddoti sul Chausie

Chausie fulvo disteso su un terreno sabbioso

Foto: Wilczakrew · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons

Un antenato che compare nell’antico Egitto

Il gatto della giungla frequenta l’uomo da molto prima che esistessero le razze. TICA ricorda che Felis chaus ha una storia lunghissima alle spalle e che era già presente nella vita degli antichi egizi, apprezzato per l’indole e per le doti di cacciatore. Non significa che gli egizi allevassero Chausie, che è una razza nata nel 1990: significa che l’incontro fra questa specie e le case degli uomini è antico, e che qualche ibrido spontaneo è probabilmente nato molte volte, senza che nessuno lo registrasse.

È una premessa utile per leggere gli annunci con occhio critico. La storia millenaria viene usata spesso come argomento di vendita, come se dietro al gatto che si sta comprando ci fossero tremila anni di selezione. Non è così: la razza ha poco più di trent’anni e i registri organizzati ne hanno meno. Tutto quello che si sa sulla sua salute viene dall’esperienza degli allevamenti, non da studi di popolazione, e questo va tenuto presente quando qualcuno garantisce.

Il grizzled, un disegno che nessun’altra razza ha

Lo standard TICA ammette tre soli colori: nero solido, tabby ticked bruno e tabby ticked grizzled. Il terzo è la firma della razza e viene direttamente dall’antenato selvatico: nel mantello grizzled ogni pelo è bandeggiato, con la base chiara e la punta nera, e l’effetto d’insieme è brizzolato invece che maculato. È l’esatto contrario di quello che si cerca in altre razze dall’aria selvatica, dove il pregio sono le macchie o le rosette nette.

Il resto dello standard è altrettanto essenziale. Il Chausie è alto, lungo e asciutto, con torace profondo, ossatura media, orecchie grandi e alte sulla testa a circa due dita di distanza. Le macchie sul corpo non sono ammesse nel disegno adulto, mentre nei tabby è penalizzata la mancanza di marcature su zampe e coda. Nessun colore fuori standard vale un sovrapprezzo: vale di meno, non di più, e una spazzola con pettine basta a tenere in ordine tutti e tre.

Un felide che mangia la frutta e vive nei canneti

Fra i felidi il gatto della giungla ha una particolarità curiosa: è parzialmente onnivoro e mangia frutta, soprattutto d’inverno, oltre alla dieta abituale di piccoli mammiferi, uccelli, pesci e rane. Vive in ambienti umidi, canneti, paludi e sponde di fiume, ed è probabilmente da lì che discende l’interesse per l’acqua che molti proprietari di Chausie descrivono. Va detto che si tratta di un’inclinazione frequente e non di una regola: alcuni soggetti l’acqua la ignorano del tutto.

La conseguenza pratica è simpatica e utile insieme. Un gatto che si interessa all’acqua corrente beve di più, e questo aiuta l’apparato urinario: una fontanella silenziosa da 2,2 litri trasforma un’inclinazione in una buona abitudine. Resta soprattutto una curiosità che smentisce uno dei luoghi comuni più solidi sulla specie, quello del gatto che detesta bagnarsi, spiegato in perché i gatti odiano l’acqua: non è un’avversione universale, dipende dalle esperienze dei primi mesi di vita e in parte dalla genetica del singolo soggetto.

La coda, il nome e una squalifica che dice molto

Il nome della razza viene direttamente dal nome scientifico dell’antenato, Felis chaus, e la coda racconta la stessa parentela. Il gatto della giungla ha una coda corta rispetto al corpo, e lo standard TICA riprende il tratto ammettendo code da tre quarti alla lunghezza piena, con una leggera preferenza per quelle un po’ più corte. Il resto della grammatica della coda, che nel gatto è uno strumento di comunicazione, è raccolto in cosa dice la coda del gatto.

C’è però un dettaglio che vale la pena notare, perché mostra come si scrive uno standard fatto bene. Una coda troppo corta dovuta a un gene mutato è motivo di squalifica, così come una coda con nodi o priva di flessibilità. Si accetta la proporzione, non la mutazione: la razza vuole l’aspetto dell’antenato senza importare i problemi vertebrali che le mutazioni della coda si portano dietro in altre razze. È una distinzione tecnica che molti allevatori improvvisati non conoscono.

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