Accessori consigliati per il Burmese

Foto: Jgroland2 · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Tre criteri prima di comprare qualsiasi cosa
Il primo è il calore. Un mantello corto e senza sottopelo significa che il gatto cerca fonti di calore tutto l’anno, quindi la voce più utile del budget non è il tiragraffi ma il posto caldo. Il secondo è la solidità: il burmese è muscoloso e pesa più di quanto la sagoma suggerisca, e una struttura che oscilla al primo atterraggio non viene più usata. Il terzo è la lavabilità, perché un gatto che dorme addosso lascia pelo su tutto ciò che tocca.
Quello che invece serve poco è l’attrezzatura da toelettatura. Non ci sono nodi da sciogliere, non serve un cardatore, non serve una linea di prodotti: una spazzola morbida e un guanto in gomma coprono tutta la manutenzione settimanale del pelo. I soldi risparmiati lì hanno più senso spesi in un secondo punto di riposo caldo o in un trasportino serio, che sono gli oggetti che questa razza userà davvero tutti i giorni per dieci o quindici anni.
Posti caldi: la categoria che conta di più
Un’amaca da termosifone è l’acquisto con il miglior rapporto fra costo e utilizzo effettivo: occupa uno spazio che non serve a nessun altro, resta calda per ore e viene occupata dal primo giorno. Accanto conviene tenere una cuccia a ciambella da 50 centimetri, perché i bordi alti trattengono il calore corporeo meglio di un cuscino piatto e un gatto che si arrotola ci sta esattamente. Servono almeno due punti caldi in stanze diverse.
Il terzo posto è quello per l’inverno vero o per un gatto anziano: una cuccia nido morbida e lavabile a terra, in un angolo riparato dalle correnti ma non isolato dalla vita di casa. La regola vale per tutti i modelli: se non si lava in lavatrice, in questa razza diventa impraticabile in poche settimane. Il confronto per tipologia, con i criteri di scelta, è nella guida alle migliori cucce per gatti.
Verticalità, graffio e la difesa del divano
Un albero per gatti da 112 centimetri davanti a una finestra copre insieme tre bisogni: punto elevato, osservatorio e superficie da graffiare. Per una casa già arredata in verticale basta invece un palo singolo robusto, purché sia abbastanza alto da permettere l’allungamento completo dell’animale e abbastanza pesante da non muoversi sotto trazione. Una struttura che oscilla viene abbandonata dopo due tentativi e non viene più ripresa. Il confronto fra pali, cartoni e strutture complete, con i criteri di scelta, è nella guida ai migliori tiragraffi per gatti.
Molti gatti graffiano anche da sdraiati, quindi accanto al palo verticale conviene tenere un tiragraffi in cartone reversibile a terra, che costa poco e si sostituisce quando è consumato. La posizione conta più del modello: vanno messi nei punti di passaggio e vicino alle superfici che il gatto ha già scelto, non nascosti in corridoio. Il tiragraffi va dove graffia il gatto, non dove sta bene all’arredamento, altrimenti resta un oggetto decorativo.
Lettiera, spazzola e trasportino
Sulla lettiera valgono le regole generali, con una nota specifica per questa razza: in un gatto predisposto al diabete la quantità di urina prodotta è un’informazione clinica, quindi una vaschetta grande e un substrato agglomerante che permetta di contare e valutare le palline aiutano a notare presto un cambiamento. Una lettiera vegetale da 20 litri è più leggera da movimentare e da smaltire, mentre il confronto completo fra i materiali disponibili è nella guida alle migliori lettiere per gatti.
Per il pelo basta una spazzola morbida per pelo corto usata una volta alla settimana. Il trasportino, invece, va scelto sulla visita più difficile e non sulla comodità di trasporto: un trasportino rigido con apertura superiore si smonta a metà e permette al gatto di restare dentro la base durante la visita, cosa che con un gatto molto socievole ma spaventato fa la differenza. Va lasciato aperto in casa tutto l’anno, non tirato fuori solo all’occorrenza.