Alimentazione e fabbisogni nutrizionali del Burmese

Foto: Jgroland2 · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Il peso qui non è un dettaglio estetico
In tutte le razze il sovrappeso fa male, in questa fa male due volte. Il Cornell Feline Health Center indica l’obesità fra i principali fattori di rischio del diabete felino, con i gatti obesi fino a quattro volte più esposti, e il burmese parte già da una predisposizione di razza. Sommare le due cose è il modo più efficace di trasformare un rischio statistico in una diagnosi. Il peso è la sola variabile che controlli davvero, perché sulla genetica non puoi intervenire.
Il controllo si fa con le mani prima che con la bilancia. Le coste devono essere palpabili sotto uno strato sottile, la vita deve vedersi dall’alto, il profilo non deve essere convesso. Trattandosi di un gatto muscoloso e pesante per la sua taglia, il numero sulla bilancia inganna: cinque chili di burmese compatto non sono cinque chili di grasso. Il metodo per calcolare la razione e correggerla nel tempo è descritto in quanto deve mangiare un gatto.
Umido, carboidrati e acqua
Nel gatto la quota di carboidrati della dieta è la variabile più discussa proprio in relazione al diabete, e nei soggetti diabetici le diete a basso tenore di carboidrati sono parte del protocollo di gestione. Non serve trasformarsi in nutrizionisti: un burmese sano mangia normalmente, ma alzare la quota di umido è una scelta ragionevole, perché aumenta l’apporto idrico e riduce la densità calorica per boccone. Il confronto onesto fra i due formati è in crocchette o umido per il gatto.
Sull’acqua contano più il numero e la posizione delle ciotole che il modello. Vanno tenute lontane dalla lettiera e dal cibo, distribuite in più stanze e cambiate ogni giorno. Molti burmese preferiscono l’acqua in movimento, e in quel caso una fontanella in acciaio da 2,6 litri aumenta davvero le occasioni di bere; l’acciaio si lava meglio della plastica, e il criterio di scelta vero è la facilità di smontaggio. Una fontana lavata male è peggio di una ciotola pulita ogni mattina.
Pasti misurati, non ciotola sempre piena
Il burmese è un gatto con appetito vivace, curioso di tutto ciò che finisce sul tavolo e abbastanza intelligente da aprire un sacchetto lasciato incustodito. La ciotola sempre piena, in questo profilo, è il sistema più rapido per accumulare peso senza accorgersene: nessuno vede il gatto mangiare e alla visita annuale si scoprono trecento grammi in più. Due o tre razioni pesate al giorno, con la quota dei bocconcini scalata dal totale, funzionano molto meglio di qualunque autocontrollo affidato all’animale.
Conviene anche spostare parte della razione fuori dalla ciotola. Distribuire il cibo in punti diversi della casa, o usare oggetti che obblighino a lavorare per ottenerlo, allunga il tempo del pasto e aggiunge attività a un gatto che in appartamento si muove poco. Una palla interattiva a movimento automatico serve allo stesso scopo prima del pasto, non al posto del pasto. Il tempo speso a cercare il cibo è tempo tolto alla noia, e in questa razza incide su un rischio metabolico reale.
I segnali che cambiano la conversazione
Ci sono tre cambiamenti che in un burmese non vanno mai archiviati come fasi. Il primo è la sete: una ciotola che si svuota, un gatto che cerca acqua ovunque, lettiere più pesanti del solito. Il secondo è il dimagrimento con appetito conservato, cioè un animale che mangia bene e cala comunque. Il terzo è l’andatura che si abbassa sul posteriore. Presi insieme descrivono un diabete, e presi da soli meritano comunque un prelievo, non un rinvio di sei mesi.
Il contrario, cioè un gatto che smette di mangiare, è altrettanto serio e più urgente di quanto sembri: il digiuno prolungato nel gatto ha conseguenze epatiche rapide, e le cause possibili sono elencate in il gatto che non mangia. In entrambi i casi il dato che serve al veterinario è banale e nessuno ce l’ha: il peso del gatto misurato regolarmente sulla stessa bilancia, annotato una volta al mese, che trasforma un’impressione in una curva.