Maobau

Educazione e intelligenza dell’Exotic Shorthair

Exotic Shorthair grigio e bianco seduto in casa

Foto: Jacklee · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons

La lezione che conta di più: farsi maneggiare

Con la maggior parte dei gatti l’educazione riguarda i limiti; con l’Exotic riguarda prima di tutto la manipolazione. Occhi da pulire ogni giorno, pieghe da controllare, unghie da tagliare, bocca da guardare, pettine una volta alla settimana: sono operazioni che accompagneranno il gatto per quindici anni. Si costruiscono da gattino, in sessioni da trenta secondi, associando ogni tocco a qualcosa di piacevole e fermandosi prima che l’animale si irrigidisca, perché un adulto da cinque chili che si oppone non si tiene fermo con la forza senza rovinare il rapporto.

Il metodo è il rinforzo positivo, l’unico che funziona sui gatti: al comportamento desiderato segue immediatamente, entro un secondo, qualcosa che il gatto vuole. Si comincia toccando una zampa e premiando, poi due, poi il pettine appoggiato senza pettinare, poi una passata sola. Un set pettine e spazzola lasciato in vista fra una sessione e l’altra smette in fretta di essere un oggetto minaccioso, e lo stesso vale per le forbicine e per le garze.

Il trasportino si insegna prima che serva

Questa è una razza che vede il veterinario più della media, per occhi, denti, reni e controlli respiratori, e la differenza fra una visita gestibile e una lotta si decide mesi prima. Un trasportino rigido con apertura superiore lasciato aperto in casa tutto l’anno, con dentro una coperta familiare, diventa un posto in cui il gatto dorme; il percorso completo, passo per passo, è quello descritto in il gatto e il trasportino.

C’è un motivo in più per curare questo punto in un brachicefalo. L’inseguimento per casa, l’estrazione forzata e l’attesa in sala d’aspetto sono tutte situazioni in cui un gatto con vie aeree ristrette respira peggio, e arriva alla visita con parametri alterati che complicano anche la lettura degli esami, dalla frequenza cardiaca alla pressione. Metà dello stress si evita a casa, e l’altra metà scegliendo un ambulatorio che lavora con i protocolli cat friendly e che non tira fuori il gatto dal trasportino se può evitarlo.

Quanto impara davvero

L’idea che un gatto tranquillo sia un gatto ottuso nasce dall’osservazione del comportamento motorio, non di quello cognitivo. L’Exotic impara il richiamo, impara ad associare un suono al pasto, impara ad andare su un tappetino e a restarci mentre gli si puliscono gli occhi. Quello che non fa è inseguire, saltare e insistere, e questo viene scambiato per scarsa intelligenza. Il quadro di quello che un gatto può davvero imparare è riassunto in quanto è intelligente un gatto.

Le sessioni utili durano due o tre minuti e si ripetono più volte al giorno, sempre negli stessi momenti, perché la prevedibilità aiuta un soggetto poco reattivo più di qualunque premio speciale. Il rinforzo può essere un bocconcino scalato dalla razione, un breve gioco con un set di bacchette con piume oppure una carezza sulla testa, per i soggetti che la gradiscono. Tre micro-sessioni al giorno valgono più di un quarto d’ora una volta a settimana.

Cosa non chiedergli e cosa non fare

Alcune richieste con questa razza non hanno senso. Percorsi verticali complessi con salti lunghi, giochi che richiedono scatti prolungati, passeggiate al guinzaglio nelle ore calde: sono attività costruite su un gatto con un’altra struttura e un altro apparato respiratorio. Insistere non allena niente e produce solo un animale che si sottrae e che smette di partecipare del tutto, anche alle attività che prima gli piacevano. Meglio abbassare i percorsi che alzare le pretese, offrendo superfici intermedie, salti corti e una rampa dove il salto è troppo alto.

Sul fronte opposto, la punizione non insegna niente. Spruzzare acqua, alzare la voce o afferrare il gatto per la collottola gli insegna a evitare la persona, non il comportamento, e in una razza silenziosa il danno passa inosservato per mesi. Le linee guida AAFP e ISFM mettono fra i pilastri di un ambiente sano un’interazione umana positiva, coerente e prevedibile: la punizione lavora esattamente nella direzione opposta, e va sostituita gestendo l’ambiente e rendendo conveniente l’alternativa.

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