Origine e storia del Cornish Rex

Foto: AustinBoath · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons
Kallibunker, 1950: un gattino riccio in una fattoria della Cornovaglia
La storia comincia nel 1950 in una fattoria della Cornovaglia, dove in una cucciolata nasce un maschio color crema con il mantello ondulato. Nina Ennismore, che di mestiere allevava conigli, consulta il veterinario e un genetista e prende la decisione che fonda la razza: riaccoppiare quel gattino, chiamato Kallibunker, con la propria madre. Dalla nuova cucciolata nascono altri soggetti ricci, la prova che il carattere si trasmette. Il nome Rex viene dai conigli, ed è il motivo per cui oggi razze feline diversissime fra loro portano la stessa parola nel nome.
Il resto è una storia di esportazione. Pochi anni dopo alcuni soggetti raggiungono gli Stati Uniti, dove la selezione prosegue su una base genetica ristretta e vengono introdotte altre razze a pelo corto per allargarla. La Cat Fanciers’ Association riconosce il Cornish Rex nel 1962 e gli concede lo status di campionato due anni più tardi. Da allora la razza è rimasta numericamente piccola rispetto ai suoi parenti ricci, ma con un profilo così riconoscibile che non viene quasi mai confuso con altro.
Non è la mutazione del Devon Rex, ed è una differenza che si vede
Quando alla fine degli anni Cinquanta comparve in Inghilterra un secondo gatto riccio, il Devon, la prima ipotesi fu che si trattasse della stessa mutazione. Gli accoppiamenti di prova la smentirono subito, perché dall’incrocio fra i due nascevano solo gattini a pelo normale. La spiegazione è arrivata molto dopo: la variante del Cornish Rex è una delezione di quattro basi nel gene LPAR6, descritta dal laboratorio di genetica veterinaria della UC Davis, mentre il Devon dipende da un gene diverso. I due rex non si sommano, si annullano.
La trasmissione è autosomica recessiva e nella razza il carattere è fissato, cioè tutti i soggetti hanno due copie della variante. Lo stesso allele è presente nel German Rex, che dal punto di vista genetico è un parente stretto. Per chi compra un gattino la conseguenza pratica è semplice: un Cornish Rex incrociato con qualunque gatto a pelo normale produce cuccioli lisci portatori, e il riccio ricompare solo accoppiando fra loro due soggetti che portano l’allele.
Uno standard costruito su un mantello che non c’è tutto
La CFA descrive un mantello completamente privo di peli di guardia, e da qui viene la texture che tutti citano: setosa, morbidissima, disposta in onde fitte e regolari che corrono dalla schiena verso i fianchi. È il tratto che definisce la razza in esposizione, insieme a un corpo arcuato e leggero, alle zampe lunghe e sottili e alle orecchie grandi piantate alte sulla testa. Anche i baffi sono ricci e fragili, e si spezzano con facilità: nel gatto di casa non è un problema, ma stupisce chi non lo sa.
Il mantello adulto arriva con calma. Molti soggetti attraversano fasi in cui il pelo si dirada o l’onda si allenta, e la copertura definitiva può richiedere un paio d’anni. Nel frattempo il gatto resta quello che è: un animale con pochissimo isolamento addosso, che cerca il caldo prima ancora di cercare le persone. Chi porta a casa un cucciolo se ne accorge la prima notte, e la prima spesa sensata diventa una cuccia a ciambella con bordi alti invece di un tappetino aperto.
Un gatto che ha bisogno di una casa calda, non di una leggenda
Attorno alle razze rex circola una narrazione che vale la pena ridimensionare: gatti esotici, delicati, quasi da collezione. Il Cornish Rex è invece un gatto robusto e vivacissimo, che però ha un limite fisico preciso e non negoziabile. Senza peli di guardia il mantello non trattiene il calore e non respinge l’acqua, quindi il freddo, le correnti e la pioggia lo mettono in difficoltà molto prima di quanto succeda a un europeo. È una razza da interno, senza discussione, e l’organizzazione della casa conta come per il gatto in appartamento.
Le soluzioni sono banali e costano poco: due o tre posti caldi in stanze diverse, riparati dalle correnti, uno dei quali vicino a una fonte di calore già esistente, per esempio un’amaca da termosifone. Sul resto il Cornish Rex non chiede niente di speciale, e nemmeno vive meno degli altri: la longevità dipende dalla gestione e dalle patologie ereditarie della razza, non dalla stranezza del mantello, come si vede raccogliendo i dati reali su quanto vive un gatto.