Curiosità e aneddoti sul Cornish Rex

Foto: AustinBoath · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons
Il nome arriva dai conigli
Il termine rex non ha niente a che vedere con i re. Nina Ennismore, la donna nella cui fattoria nacque Kallibunker, allevava conigli Rex, una varietà nota proprio per il pelo corto e vellutato privo di giarre sporgenti. Quando si trattò di dare un nome al mantello del gattino, la parola era già lì, e da allora è diventata l’etichetta generica di tutti i mantelli felini ricci: Devon, Selkirk, German, LaPerm. Razze diverse, mutazioni diverse, un’unica parola presa in prestito dai conigli.
La confusione che ne deriva è quotidiana. Molte persone danno per scontato che tutti i rex siano parenti stretti o che abbiano gli stessi problemi di salute, mentre in realtà condividono soltanto un effetto visibile ottenuto da geni differenti. Il Cornish dipende dal gene LPAR6, il Devon e lo Sphynx da KRT71, il Selkirk da una variante dominante dello stesso KRT71. Sapere quale sia la mutazione della razza serve a capire quali test hanno senso e quali no.
Sembra caldo al tatto, e non lo è
Chi prende in braccio un Cornish Rex per la prima volta dice quasi sempre la stessa frase: ha la febbre. Non è così. La temperatura corporea di questa razza è la stessa di qualunque altro gatto, ma la percezione cambia perché fra la pelle e la mano c’è pochissimo pelo a fare da isolante, e il calore arriva diretto. Non è febbre, è assenza di isolamento, e la stessa fisica spiega perché il gatto si raffreddi in fretta quando la casa è fredda.
Il corollario è che la febbre vera va misurata e non stimata a mano, in questa razza ancora più che in altre. Lo stesso vale al contrario per il freddo: un gatto che trema, che sta accucciato con le zampe raccolte sotto il corpo e che cerca ostinatamente le coperte non sta chiedendo attenzione, sta gestendo una dispersione. La risposta corretta non è la coccola ma un punto caldo in più, per esempio una cuccia nido morbida e lavabile lontana dalle correnti.
Non è ipoallergenico: il Fel d 1 non sta nel pelo
È la convinzione più diffusa e la più sbagliata. L’allergene principale del gatto è una proteina chiamata Fel d 1, prodotta soprattutto dalle ghiandole salivari e da quelle sebacee della pelle: sul pelo ci arriva dopo, durante la pulizia, perché il gatto si lecca. Un mantello ridotto significa meno pelo disperso in aria, non meno allergene prodotto. Il Cornish Rex non è ipoallergenico, e nessuna razza felina lo è, comprese quelle senza pelo del tutto.
Anzi, qui il sebo resta più in superficie perché non c’è un mantello che lo assorba, e finisce sui tessuti con cui il gatto sta a contatto: coperte, federe, divani. Qualche persona allergica tollera meglio un gatto che perde poco pelo, ma è una differenza di quantità e di gestione, non di natura. Chi ha una diagnosi di allergia dovrebbe parlarne con un allergologo prima di prendere il gatto, e non scoprire dopo che il problema resta.
Le misure che funzionano sono le stesse per qualunque gatto: tenerlo fuori dalla camera da letto, preferire pavimenti lavabili ai tappeti, aspirare con filtri adeguati, lavare ogni settimana coperte e cucce, per esempio una cuccia a ciambella lavabile, e lavarsi le mani dopo il contatto prolungato. Sono accorgimenti che riducono l’esposizione, non l’allergia, e non vanno confusi con le reazioni che è il gatto ad avere, cioè le forme descritte in le allergie del gatto, che riguardano la sua pelle e non la nostra.
Baffi ricci, mantello che arriva tardi
Un dettaglio che quasi nessuno nota prima di convivere con la razza riguarda le vibrisse. Nel Cornish Rex i baffi sono corti, ondulati e fragili, e si spezzano con facilità, tanto che molti soggetti sembrano averne pochissimi. In un gatto di casa non è un problema clinico, ma ricorda una cosa vera: la mutazione riguarda tutte le strutture cheratinizzate, comprese quelle che il gatto usa per misurare gli spazi stretti al buio.
L’altra sorpresa è la lentezza con cui arriva il mantello definitivo. I cuccioli nascono con un pelo che può attenuarsi e poi tornare, e la copertura adulta con le onde ordinate può richiedere fino a un paio d’anni. Nel frattempo capitano fasi di diradamento che allarmano i proprietari senza motivo. Il criterio per distinguere il normale dal patologico è la velocità: graduale e simmetrico è fisiologico, mentre una chiazza rapida, con croste o accompagnata dal leccamento insistente descritto in perché il gatto si lecca troppo, va vista.