Curiosità e aneddoti sul Turco Van

Foto: Photo (c)2007 Helen Filatova · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
L’attrazione per l’acqua: che cosa è documentato e che cosa no
È il tratto per cui la razza è conosciuta ovunque, e va raccontato per quello che è. Le osservazioni esistono e sono ripetute: i gattini che nel 1955 seguirono in acqua le due fotografe britanniche, i racconti degli allevatori su soggetti che entrano in piscina, le fotografie di gatti che nuotano, e in casa il repertorio quotidiano fatto di zampe nella ciotola, oggetti immersi e interesse marcato per il rubinetto che gocciola.
Quello che manca è la parte che trasformerebbe l’osservazione in regola di razza. Non esiste uno studio che dimostri un’attitudine al nuoto geneticamente distinta da quella degli altri gatti, e resta aperta la discussione se il comportamento visto attorno al lago di Van sia una caratteristica della popolazione o piuttosto l’effetto di un ambiente caldo e di un’abitudine presa da piccoli. Molti van amano l’acqua, non tutti, ed è l’unica formulazione onesta: esistono soggetti della razza che l’acqua la evitano come chiunque altro.
Sul piano pratico questo significa due cose. La prima è che nessuno deve aspettarsi un gatto che nuota su richiesta, né tantomeno metterlo in acqua per verificarlo: un soggetto forzato impara solo ad avere paura, e le ragioni per cui in generale i gatti odiano l’acqua valgono anche qui. La seconda è che se il gatto ci gioca da solo, tanto vale offrirgli una fontanella con filtro da 2,5 litri e un contenitore dedicato.
Il segno del pollice, la coda ad anelli e la leggenda dell’arca
Fra i dettagli del mantello ce n’è uno che gli allevatori guardano sempre: una macchia colorata isolata fra le scapole, che nel folklore locale viene chiamata l’impronta del pollice e considerata un segno di buon auspicio. Non ha alcun significato genetico particolare, è semplicemente una macchia della pezzatura in una posizione ricorrente, ma resta uno di quei dettagli che rendono riconoscibile un soggetto e che finiscono nelle descrizioni di allevamento.
Attorno alla razza circola anche una leggenda che lega il gatto all’arca di Noè, con il monte Ararat non lontano dalla zona: l’animale sarebbe uscito per primo dall’arca e avrebbe ricevuto una benedizione, da cui le macchie color auburn su testa e coda. È folklore, non storia, e vale quello che valgono tutte le leggende di razza. La coda ad anelli, invece, è un carattere descritto negli standard e si vede benissimo in molti soggetti.
Il gatto di Van in Turchia: un simbolo che si sta esaurendo
In Turchia il van kedisi è un simbolo locale e la definizione corrente è più stretta di quella occidentale: gatto interamente bianco, meglio se con un occhio azzurro e uno ambra. È una preferenza estetica precisa, e ha prodotto negli anni la situazione che ci si aspetta quando si seleziona sul colore, cioè una concentrazione del gene del bianco dominante e dei suoi effetti sull’udito nella popolazione considerata più pregiata.
Dal 1995 esiste a Van un centro universitario dedicato alla conservazione della popolazione, con un programma di riproduzione e alcune centinaia di animali, nato dopo che un censimento aveva contato pochissimi soggetti considerati puri nella zona d’origine. È una storia che mette insieme orgoglio locale e problemi reali, e che spiega perché il gatto turco e la razza registrata siano oggi due popolazioni diverse, con genetiche e priorità di selezione che non coincidono.
Che cosa aspettarsi davvero da questa razza
Riassumendo senza depliant: un gatto grande e muscoloso, che matura con calma in tre-cinque anni, con un mantello sorprendentemente facile da curare e un livello di attività che resta alto molto più a lungo della media. In cambio chiede spazio verticale, gioco quotidiano, tolleranza per l’acqua sul pavimento e una casa messa in sicurezza. Sul piano sanitario non porta malattie di linea documentate, e questo è un vantaggio reale, purché non venga letto come una garanzia individuale.
L’unica voce che richiede una verifica specifica resta l’udito nei soggetti bianchi, e si risolve con un documento invece che con una discussione. Per il resto contano le stesse cose che contano per qualunque gatto: peso stabile, controlli annuali, denti, un ambiente che invita a muoversi. Le medie di longevità che circolano negli annunci sono quasi sempre stime di allevatori, e i dati affidabili sono raccolti in quanto vive un gatto.
Un ultimo dettaglio pratico per chi lo porta a casa: essendo un gatto che d’inverno allunga il pelo e cerca attivamente il caldo, il posto più conteso dell’appartamento diventa in fretta il termosifone del soggiorno. Un’amaca da termosifone viene occupata il primo giorno e non viene più lasciata, e ha il vantaggio di spostare il gatto dai davanzali, che d’inverno sono la superficie più fredda e più esposta alle correnti di tutta la stanza.