Educazione e intelligenza del Turco Van

Foto: Photo (c)2007 Helen Filatova · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons
Impara in fretta e si annoia altrettanto in fretta
Tutte le descrizioni ufficiali insistono sull’intelligenza di questa razza, e chi ci convive lo conferma con esempi molto concreti: maniglie a leva aperte, cassetti aperti, sequenze imparate in due sessioni. Il rovescio è che un gatto così smette di collaborare appena la cosa che gli proponi diventa prevedibile. Il rinforzo deve arrivare entro un secondo e deve cambiare abbastanza spesso, altrimenti l’associazione si costruisce e poi si spegne da sola.
Le sessioni utili durano due o tre minuti e finiscono prima che il gatto si stanchi, non dopo. Meglio tre micro-sessioni distribuite nella giornata che un quarto d’ora una volta a settimana, e meglio chiudere mentre il gatto vuole ancora giocare, perché è così che resta la voglia di ricominciare il giorno dopo. Il quadro delle capacità cognitive su cui si lavora, con i limiti reali di quello che un gatto può imparare e memorizzare, è raccolto in quanto è intelligente un gatto.
Il riporto: la cosa che sa fare meglio
Il riporto spontaneo è una firma della razza. La CFA lo cita fra i comportamenti tipici, in particolare con palline di carta appallottolata, e molti soggetti riportano per anni senza che nessuno abbia insegnato loro niente. Il gioco funziona perché completa la sequenza predatoria: il gatto insegue, cattura, e riportando ottiene che l’oggetto scappi di nuovo. È il modo più economico che esista di stancare un animale di questa energia.
Vale la pena strutturarlo invece di subirlo. Un lancio, una pausa, un secondo lancio, e chiusura dopo cinque o sei ripetizioni prima che il gatto perda interesse; sempre lo stesso tipo di oggetto, leggero e sicuro, senza fili né parti che si staccano. Un gioco che si muove da solo e cambia direzione serve nelle ore in cui non c’è nessuno in casa, ma non sostituisce il riporto, che è un’interazione a due e non un passatempo.
Trasportino, richiamo e segnali visivi
Le due cose che vale davvero la pena insegnare sono entrare da solo nel trasportino e rispondere a un richiamo, e la prima è quella che cambia la vita al veterinario. Un trasportino rigido con omologazione IATA lasciato aperto in casa tutto l’anno, con dentro una coperta che sa di casa e ogni tanto un bocconcino, smette in fretta di essere l’oggetto che annuncia la visita e diventa un posto come un altro. Il percorso completo, con i tempi realistici e gli errori da evitare, è in il gatto e il trasportino.
Il richiamo si costruisce su un suono sempre identico, meglio se diverso dal nome, che viene usato in troppi contesti diversi. Con un soggetto sordo lo stesso lavoro si fa con un segnale visivo costante, per esempio la luce di una stanza accesa e spenta due volte, oppure con le vibrazioni del pavimento: funziona, richiede solo più ripetizioni. Il segnale deve restare sempre uguale e deve essere seguito da qualcosa che il gatto vuole davvero.
Che cosa non funziona, e perché qui l’acqua è controproducente
Spruzzare acqua, alzare la voce o afferrare il gatto per la collottola non insegnano nulla e producono un effetto collaterale preciso: l’animale impara a evitare te, non il comportamento, e comincia a fare le stesse cose quando non ci sei. Con un Turco Van lo spruzzino ha anche un secondo problema, quasi comico: per molti soggetti l’acqua non è affatto sgradevole, quindi il presunto deterrente diventa un gioco e finisce per rinforzare esattamente il comportamento che si voleva togliere.
L’alternativa è sempre la stessa e richiede più fatica: cambiare l’ambiente e rendere conveniente l’alternativa. Fermi per gli sportelli, oggetti fragili tolti dai ripiani bassi, un percorso in quota che passi lontano dalle mensole delicate, e sessioni di gioco negli orari in cui il gatto si attiva. Quando invece il problema è il morso durante il gioco, le dinamiche e i modi per interromperlo sono spiegati in perché il gatto morde.