Maobau

Gattini e riproduzione del Turco Van

Turco Van bianco e rosso disteso su un ramo

Foto: Photo (c)2007 Helen Filatova · CC BY-SA 3.0 · via Wikimedia Commons

Che cosa deve mostrarti un allevamento

La razza è poco diffusa e questo cambia le regole del gioco: pochi allevamenti seri, molte liste di attesa, e in mezzo parecchi annunci che vendono gatti bianchi qualunque usando il nome della razza. La distinzione non si fa guardando le fotografie della cucciolata, si fa sui documenti. Pedigree rilasciato da un’associazione riconosciuta, libretto sanitario con vaccinazioni e trattamenti antiparassitari, referti riferiti ai singoli riproduttori con nome e data: un allevamento serio li mostra senza che tu debba insistere.

L’elenco dei controlli, in una razza senza malattie di linea documentate, è breve ma non è vuoto e vale la pena impararlo a memoria. Conta il certificato BAER per tutti i soggetti bianchi, conta un’ecocardiografia recente dei riproduttori fatta da un cardiologo, perché la cardiomiopatia ipertrofica resta la malattia cardiaca più comune del gatto in generale, e conta una genealogia consultabile che permetta di valutare quanto sono imparentati i due genitori dentro una popolazione piccola.

Bianco per bianco: l’accoppiamento da evitare

Qui la genetica diventa una scelta di allevamento e vale la pena spiegarla. Il Turco Van con il disegno classico non porta il gene del bianco dominante: il suo bianco viene dalla pezzatura. Il Turkish Vankedisi interamente bianco, invece, quel gene ce l’ha, ed è lo stesso che si associa alla degenerazione della coclea. Accoppiare due bianchi fra loro concentra proprio quello che andrebbe diluito e aumenta la quota di gattini a rischio.

Per questo il Governing Council of the Cat Fancy raccomanda che i Vankedisi siano accoppiati solo con Turchi Van con il disegno, e richiede il test BAER per tutti i Vankedisi usati in riproduzione. Un soggetto sordo non va fatto riprodurre, e vale la pena ricordare che la sordità unilaterale non si vede: quel gatto sente, risponde al nome, sbaglia soltanto la direzione da cui arriva un suono, e trasmette comunque il gene.

Il momento in cui un gattino sordo si nota è proprio quello della cucciolata, e i segnali sono discreti: non sobbalza per i rumori che fanno voltare gli altri, dorme profondamente in mezzo al trambusto, gioca in modo più rumoroso, non si gira quando la madre richiama i fratelli. Nessuno di questi segni è una diagnosi: servono a decidere di fare il BAER, che è l’unico esame in grado di dire quale orecchio sente e quale no.

Gruppo sanguigno e isoeritrolisi neonatale

C’è una seconda voce che riguarda direttamente questa razza e che quasi nessun annuncio nomina. Uno studio pubblicato nel 2003 sui gatti van e angora in Turchia ha trovato una frequenza molto alta di gruppo sanguigno B, attorno a sei soggetti su dieci nei van esaminati, contro una quota bassissima nei gatti comuni. Nella popolazione allevata in Occidente i numeri possono essere diversi, ma l’ordine di grandezza basta a spiegare perché la tipizzazione sia una richiesta sensata.

Il rischio si chiama isoeritrolisi neonatale e si presenta in una combinazione precisa: madre di gruppo B e gattini di gruppo A, che nascono sani e assumono con il colostro gli anticorpi materni contro i propri globuli rossi. I gattini colpiti peggiorano nelle prime ore o nei primi giorni, e la mortalità può essere altissima se nessuno se ne accorge in tempo. È una delle poche emergenze neonatali completamente prevedibili.

La prevenzione è semplice e sta tutta prima dell’accoppiamento: tipizzare entrambi i riproduttori ed evitare la combinazione a rischio, oppure, quando l’accoppiamento viene fatto comunque, allontanare i gattini dalla madre per le prime ore di vita e alimentarli a parte, seguendo le indicazioni del veterinario. Chiedere all’allevatore il gruppo sanguigno dei genitori non è una domanda da esperti: è la domanda che distingue chi conosce la propria razza da chi no.

Cucciolata, svezzamento e primi giorni a casa

La gestazione dura circa nove settimane e nella maggior parte dei casi il parto non richiede assistenza, ma nessuna nascita è di routine e il veterinario va allertato prima della data prevista. Nelle prime settimane il lavoro lo fa la madre: l’intervento umano serve a garantire un ambiente tranquillo e tiepido e a pesare i gattini ogni giorno, perché la crescita quotidiana è il primo indicatore che qualcosa non va. Una cuccia nido morbida e lavabile in un angolo poco frequentato basta.

La finestra sensibile per la socializzazione si chiude presto, molto prima che nel cane, e in una razza attiva e curiosa un gattino cresciuto in un box senza stimoli diventa un adulto teso invece che sicuro di sé. Vanno incontrate persone diverse, rumori domestici e, quando è possibile, altri animali, e non c’è modo di recuperare dopo. I passaggi utili sono elencati in la socializzazione del gattino, mentre i tempi del passaggio al cibo solido sono descritti in lo svezzamento del gattino.

A casa i primi giorni si gestiscono restringendo lo spazio invece di allargarlo: una stanza sola con tutte le risorse, la lettiera lontana dalle ciotole e un substrato uguale a quello usato in allevamento, per non cambiare due cose insieme. Per il viaggio va bene un trasportino morbido per cuccioli, che però non basterà a lungo: entro il primo anno servirà un modello rigido di taglia adulta. Il resto della casa si apre una stanza alla volta nell’arco di una settimana.

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