Origine e storia del Lykoi

Foto: steptacular · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons
Due cucciolate non imparentate, fra Virginia e Tennessee
Il Lykoi non è nato da un incrocio pensato a tavolino. Nel 2010 in Virginia e nel 2011 in Tennessee compaiono due cucciolate di gatti domestici, senza parentela fra loro, con soggetti dall’aspetto identico: pelo rado, muso quasi glabro, mantello screziato di bianco. La prima cosa che viene fatta non è registrarli, ma portarli a fare esami. Bisognava escludere che fossero malati, perché un pelo così si vede anche nelle micosi, nelle disendocrinie e in alcune malattie autoimmuni, e nessuna di queste avrebbe giustificato la nascita di una razza.
Gli accertamenti dermatologici, colturali e ormonali escludono le cause acquisite e confermano che quell’aspetto è un tratto ereditario. Da lì parte il lavoro di Johnny Gobble, veterinario, insieme a Brittney Gobble e Patti Thomas: TICA colloca la fondazione della razza nel 2011. È una storia corta e recente, e va tenuta a mente perché condiziona tutto il resto, dalla dimensione del pool genetico a quanto poco sappiamo ancora della salute di questi gatti sul lungo periodo, che è il limite di ogni razza giovane quando si parla di quanto vive un gatto.
La prova che serviva: accoppiare due gatti senza parentela
Per dimostrare che il tratto era genetico e non un caso isolato, i fondatori accoppiarono due soggetti provenienti dalle due linee separate. I gattini nacquero con lo stesso aspetto, e questo chiuse la questione: il tratto si trasmetteva. Le prove successive mostrarono che il gene si comporta in modo recessivo, cioè serve che entrambi i genitori lo portino perché compaia. È la ragione per cui il programma di selezione ha usato fin da subito gatti domestici neri come partner esterni, per allargare la base e non chiudersi in pochi individui imparentati.
Quella scelta ha un effetto pratico che chi compra oggi dovrebbe conoscere: in una cucciolata di Lykoi possono nascere gattini con il pelo normale, portatori sani del gene, che non sono scarti ma riproduttori preziosi. Un allevamento che li tratta come tali sta facendo la cosa giusta. La densità del mantello, comunque, non ha effetti sulla cura quotidiana di base: unghie, denti e orecchie chiedono la stessa attenzione di sempre, e un set pettine e spazzola morbida serve anche qui, con passaggi leggeri.
Dal Registration Only al campionato TICA
Il percorso nelle federazioni è stato rapido per gli standard felini. Nel 2012 TICA accetta il Lykoi in Registration Only, il gradino più basso, quello che serve solo a tenere traccia dei soggetti e delle discendenze. Da maggio 2017 la razza può competere come Championship Breed, cioè partecipare alle esposizioni con pieno titolo. In Gran Bretagna il GCCF ha concesso il riconoscimento preliminare nel febbraio 2020, collocandola nella sezione dei gatti esotici. Fuori da questi circuiti il Lykoi resta raro, e in Italia gli allevamenti si contano su una mano.
Il riconoscimento non è una promozione di qualità: è un atto amministrativo che dice che la razza si riproduce in modo prevedibile e ha uno standard scritto. Non certifica nulla sulla salute dei singoli soggetti, e chi vende usa spesso le due cose come se fossero la stessa. La lettura corretta è un’altra: un pedigree serve a sapere da dove viene il gatto e chi sono i suoi genitori, cioè a poter chiedere i documenti sanitari di quei due animali, a partire dal libretto con il profilo descritto in i vaccini del gatto.
Il nome, e le tre cose che il Lykoi non è
Il nome viene dal greco lykos, lupo, e descrive l’impressione che dà: muso scoperto, occhi incorniciati di pelle nuda, mantello brizzolato. Fin qui l’estetica. Poi cominciano gli equivoci, e vale la pena chiuderli subito. Il Lykoi non ha nessuna parentela con lupi o altri canidi, che non si incrociano con il gatto domestico. Non è un ibrido con specie selvatiche feline, come lo sono per costruzione il bengala o il savannah. E non è un gatto nudo con qualche pelo rimasto.
La terza precisazione è quella che conta di più. I test genetici mostrano che il Lykoi non porta le varianti del gene KRT71 responsabili del pelo dello Sphynx e dei rex: è una genetica del tutto diversa, arrivata per una strada sua. Chi lo sceglie perché ha letto che è «come uno Sphynx ma con un po’ di pelo» parte da un’idea sbagliata, e si troverà in casa un gatto con esigenze proprie: una casa organizzata su punti caldi stabili e su strutture solide come un albero per gatti da 112 centimetri, che è poi il tema di tutte le altre schede.