Gattini e riproduzione dell’Aphrodite Giant

Foto: Apanag10 · CC BY-SA 4.0 · via Wikimedia Commons
Una razza giovane con un pool genetico chiuso
Il regolamento WCF ammette l’accoppiamento fra la varietà a pelo corto e quella a pelo semilungo, che sono considerate la stessa razza, ma non consente incroci con altre razze. È una scelta che protegge il tipo e ha senso in una razza nata da una popolazione naturale, però obbliga chi alleva a un lavoro serio sui pedigree: con un numero ristretto di fondatori, pochi accoppiamenti mal pianificati bastano a concentrare la parentela in due o tre generazioni.
Chi valuta una cucciolata dovrebbe quindi chiedere anche il coefficiente di consanguineità dell’accoppiamento e non solo il pedigree stampato. È un dato che un allevatore attento calcola prima di programmare, e che dice più di qualunque descrizione del carattere. Le linee guida dei registri considerano accettabili valori bassi e sconsigliano quelli alti, perché la consanguineità spinta riduce fertilità, vitalità delle cucciolate e capacità di reagire alle infezioni, e in una razza senza test specifici è l’unico strumento di prevenzione disponibile.
Che cosa deve mostrarti un allevamento
La distinzione fra un allevamento e un rivenditore si fa con i documenti. Vanno chiesti il pedigree di un’associazione riconosciuta, il libretto sanitario con vaccinazioni e sverminazioni, e i referti sanitari dei due genitori. Poiché sulla razza non esistono patologie ereditarie descritte, il pacchetto minimo è quello generale: test genetico PKD1 per il rene policistico, ecocardiografia dei riproduttori fatta da un cardiologo, gruppo sanguigno dei genitori. I referti sono documenti, non promesse, e vanno visti prima della caparra.
Il gruppo sanguigno merita una riga in più, perché è il controllo che quasi nessuno chiede. Se la madre è di gruppo B e il padre di gruppo A, i gattini di gruppo A che assumono il colostro possono sviluppare l’isoeritrolisi neonatale, una distruzione dei globuli rossi che uccide nei primi giorni di vita. È una situazione prevedibile con un esame banale ed evitabile separando i cuccioli per le prime ventiquattro ore. Un allevatore che non sa di che cosa stai parlando è un allevatore da evitare.
Importare un gattino da Cipro dopo il 2023
Quasi tutti gli allevamenti si trovano fra Cipro e la Grecia, quindi nella maggioranza dei casi si parla di importazione. Dopo l’epidemia di peritonite infettiva felina da FCoV-23 cominciata a Nicosia nel gennaio 2023, che nel solo primo anno ha prodotto 186 casi confermati contro i tre o quattro annuali del periodo precedente, le domande da fare sono cambiate. Serve sapere dove i gattini sono cresciuti, se hanno avuto contatti con popolazioni libere e come è organizzata la struttura.
In pratica: documentazione sanitaria completa, viaggio con trasportino adeguato e non in stiva improvvisata, visita veterinaria appena arrivati e un periodo di separazione dagli altri gatti di casa. Lo stress del trasferimento abbassa le difese, quindi le prime settimane vanno gestite con calma, in una stanza sola e con orari fissi. Nulla di tutto questo è allarmismo: è la stessa prudenza che si applica a qualunque animale che arriva da un’area con un problema infettivo attivo.
Cucciolata, svezzamento e primi giorni a casa
La gestazione del gatto dura circa nove settimane e nella maggioranza dei casi il parto non richiede assistenza, ma il veterinario va allertato prima della data prevista e non durante. Nelle prime settimane il lavoro lo fa la madre: all’uomo tocca garantire un angolo tranquillo, caldo e riparato e pesare i gattini ogni giorno, perché la crescita quotidiana è il primo indicatore che qualcosa non va. Una cuccia nido morbida e lavabile in una stanza poco frequentata basta e avanza.
Il passaggio al cibo solido segue i tempi descritti in lo svezzamento del gattino, mentre la finestra sensibile per la socializzazione si chiude molto presto: un gattino che in quel periodo non ha incontrato persone, rumori domestici e altri animali resta timoroso da adulto, come spiegato in la socializzazione del gattino. È il motivo per cui i cuccioli vanno cresciuti in casa, in mezzo al traffico domestico, e non in box separati costruiti per la comodità di chi alleva.
Nei primi giorni conviene limitare lo spazio a una stanza con tutte le risorse e allargarlo gradualmente, tenendo la lettiera lontana dalla ciotola e usando all’inizio lo stesso substrato dell’allevamento, come spiegato in la prima lettiera del gattino. Un trasportino morbido per il viaggio va bene per il trasferimento di un cucciolo, ma non basterà a lungo: servirà un modello rigido di taglia adulta entro il primo anno, e conviene comprarlo subito per abituare il gattino a quello definitivo.