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Cura del pelo e salute del Ragamuffin

Ragamuffin bianco e nero dal pelo folto

Foto: Takashi Hososhima from Tokyo, Japan · CC BY-SA 2.0 · via Wikimedia Commons

Un pelo che non si infeltrisce, ma va comunque aperto

Lo standard CFA descrive un mantello da medio a medio-lungo, denso e setoso, che si allunga scendendo lungo il dorso e forma una gorgiera attorno al collo, con un frill leggero sui posteriori. È un pelo che tende a non annodarsi da solo, e la CFA indica una pettinatura una o due volte alla settimana come sufficiente. Non è però una razza a manutenzione zero: i nodi nascono dove il gatto non arriva, cioè ascelle, inguine, dietro le orecchie e alla base della coda.

Servono due strumenti e nessuna fretta. Un pettine a denti lunghi apre e passa fino alla pelle, un pettine più fitto rifinisce; le spazzole a setole scorrono sopra il problema senza risolverlo. Un set pettine e spazzola per gatti basta per tutta la vita del gatto, purché venga usato con regolarità e non solo quando il nodo è già formato. Un aumento improvviso della caduta, o una perdita a chiazze, non rientra nella normale muta: le cause sono quelle elencate in perché il gatto perde il pelo.

Un mantello semilungo significa anche più pelo ingerito. Il vomito occasionale con un bolo è comune, quello frequente non lo è, e la distinzione conta perché il secondo caso spesso non c’entra niente con il pelo: la casistica è riassunta in i boli di pelo nel gatto. Pettinare bene resta il modo più efficace di ridurre la quantità che finisce nello stomaco, e ha il vantaggio pratico di far scoprire noduli, croste e zone dolenti con settimane di anticipo.

Cardiomiopatia ipertrofica e la mutazione R820W

La cardiomiopatia ipertrofica è la forma più comune di malattia cardiaca del gatto. Il muscolo del ventricolo sinistro si ispessisce, la camera si riduce e per molto tempo non si vede nulla: quando i segni compaiono sono quelli dello scompenso, con respiro affannoso o a bocca aperta, oppure quelli di un tromboembolo, con dolore acuto improvviso e paralisi del treno posteriore. L’ecocardiografia è l’unico esame che identifica la malattia: non basta auscultare il cuore e non esiste un esame del sangue che la escluda.

Sul Ragamuffin esiste anche un test genetico. La variante R820W del gene MYBPC3, descritta nel Ragdoll, è a trasmissione autosomica dominante a penetranza incompleta, e il laboratorio di genetica veterinaria della UC Davis indica esplicitamente il Ragamuffin fra le razze per cui il test è appropriato, insieme al Ragdoll e ai suoi incroci. Non è una sorpresa: le due popolazioni vengono dalle stesse linee di partenza, e la variante ha viaggiato con loro fin dalla separazione del 1994.

I risultati vanno letti per quello che sono. Un soggetto omozigote per la variante ha un rischio alto di sviluppare una forma grave, di solito fra il primo e il secondo anno di vita; un eterozigote spesso non mostra segni e può avere una vita normale, ma trasmette la variante a metà dei figli. Un test negativo non esclude la malattia, perché rileva solo quella mutazione e altre cause esistono. Per questo l’ecocardiografia periodica dei riproduttori resta indispensabile accanto al DNA.

Rene policistico: un tampone e una domanda in più

La seconda eredità da chiedere è il rene policistico. Si tratta di una malattia a trasmissione autosomica dominante legata al gene PKD1: basta una copia per svilupparla, e le cisti renali sono spesso già presenti prima dell’anno di età, mentre l’insufficienza renale arriva molto più tardi. La UC Davis elenca fra le razze da testare il persiano e quelle con ascendenza persiana, Ragdoll compreso, ed è la ragione per cui la domanda ha senso anche davanti a una cucciolata di Ragamuffin.

Il test si fa con un tampone boccale e dà tre esiti possibili: normale, portatore-malato, oppure omozigote, forma ritenuta letale in fase embrionale. Non c’è margine di interpretazione e non c’è motivo di rimandarlo: un riproduttore positivo trasmette a metà dei figli. Nel gatto già malato la gestione è quella della malattia renale cronica, con controlli programmati e attenzione all’apporto idrico, come spiegato in la malattia renale del gatto.

Il resto del libretto sanitario

Fuori dalle due voci ereditarie valgono le regole di qualunque gatto, con un’aggravante di taglia. Il peso è la variabile che pesa di più sulle articolazioni di un animale grande, e va controllato con le mani prima che con la bilancia. I denti vanno guardati almeno una volta l’anno, perché la malattia parodontale è comune, silenziosa e dolorosa. Dopo i sette anni i controlli diventano semestrali e includono pressione e funzionalità renale.

L’ultimo punto pratico riguarda l’acqua. Un gatto che beve poco concentra le urine, e in una razza in cui il rene è già un tema conviene facilitare il compito: ciotole larghe e distribuite, lontane da cibo e lettiera, e per molti soggetti una fontanella in acciaio da 2,6 litri, che ha il vantaggio di lavarsi meglio della plastica. Attenzione però al segnale opposto: un gatto che comincia a bere molto più del solito va visitato, non assecondato.

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